Marche: “Cioccolaltro, per un’economia di solidarietà”, la manifestazione per un mercato del cioccolato alternativo

Marche: “Cioccolaltro, per un’economia di solidarietà”, la manifestazione per un mercato del cioccolato alternativo

By Redazione

Al via a Macerata la quinta edizione di “Cioccolaltro, per un’economia di solidarietà”, la manifestazione dedicata al cioccolato equo e solidale che si terrà fino al 31 ottobre,
organizzata dalla Cooperativa Mondo solidale, in collaborazione con Vivi la Tua Terra, Gas Macerata e Comune di Macerata.

Un’occasione per conoscere e gustare le numerose varietà di cioccolato -una quarantina- proposte dal commercio equo e solidale, un mercato alternativo che mette al primo posto la persona
e non il profitto e che è in grado di proporre prodotti di qualità pari e qualche volta superiore a quelli del mercato tradizionale.

 

La kermesse prevede, nelle giornate di sabato 24 e domenica 25 ottobre, la degustazione del cioccolato equo e solidale presso il Loggiato del Palazzo degli Studi, in piazza Cesare Battisti, con
musica e attività di animazione per i bambini. Inoltre, domenica si svolgerà il mercato di prodotti biologici locali in piazza Mazzini e sarà organizzata una passeggiata
collettiva in bicicletta e animazione per bambini.

Infine, fino al 31 ottobre presso la Bottega del Mondo di Piaggia della Torre è allestita la mostra dal titolo “Le mani sul cacao”.  La Mostra propone un breve percorso di
riflessione sul mondo dolce-amaro del “Cibo degli dei”, sul ruolo delle multinazionali e sulle proposte del Commercio Equo e Solidale; insomma, una breve storia dedicata ad una risorsa dolce
per pochi e amara per molti.

 

 

Il gusto dolce-amaro del cioccolato

 

Quasi quindici milioni di persone, nel Sud del Mondo (Costa D’Avorio, Ghana, Camerum, Indonesia, Nigeria, Togo, Sierra Leone, Colombia, Ecuador, Brasile), sono legate alla coltivazione di una
tra le più importanti specie agronomiche esistenti: chi raccoglie le preziose e gustose fave del cacao è spesso e volentieri un mezzadro armato di machete, mal pagato e
provvisorio. Produttori e raccoglitori, infatti, ricevono il minimo profitto dalla vendita finale del prodotto da loro coltivato.

Ciò anche perché il prezzo della materia prima sfugge alle logiche economiche dei produttori e dei loro paesi d’origine, visto che esso viene fissato in un apposito mercato presso
la Borsa di Londra, dove non si acquista un bene reale bensì “futures” di cacao, dei veri e propri titoli di proprietà, da ritirare concretamente in un momento successivo,
approfittando, se possibile, dell’aumento dei prezzi. Gli eventuali profitti di queste prassi economico-speculative non cambiano in nessun modo il prezzo pagato ai produttori, ma arricchiscono
le tasche degli intermediari (sono poche le società multinazionali che controllano l’economia che ruota intorno a questa preziosa risorsa e ai suoi trasformati, lasciando ben poco ai
produttori locali).

Negli ultimi anni poi, sempre più irrazionali dinamiche che caratterizzano il mercato globale dei prodotti agroalimentari hanno investito anche il mondo del cacao. Se, da un lato, sono
venuti meno i potenti monopoli nazionali (la qual cosa ha favorito una maggiore libertà dei produttori), dall’altro sono aumentati i produttori stessi, con l’effetto di abbassare sia il
prezzo del prodotto (con ripercussioni negative sull’economia di interi paesi), sia la sua qualità.

Ad aggravare ancor di più le condizioni economiche di chi coltiva la pianta ritenuta divina dagli antichi Maya è intervenuta anche una direttiva del Parlamento europeo del 2000,
la quale consente ai cioccolatieri di utilizzare per la lavorazione della cioccolata oli vegetali al posto del burro di cacao. La decisione, oltre  a determinare un generale abbassamento
della qualità del cioccolato, avrà grosse ripercussioni sulle economie dei paesi, già poverissimi, che hanno nell’esportazione del cacao la loro principale fonte di
reddito.

I maggiori consumatori di cacao sono l’Europa (1,86 Kg pro capite, l’Italia 3 Kg pro capite) e gli USA (1, 19 Kg pro capite), mentre molto basso è il consumo in Africa (0,13 Kg pro
capite) e in Asia e Oceania (0,10 Kg).

Da diversi anni il movimento del Commercio equo e solidale si batte per invertire queste logiche assicurando, da un lato, prezzi equi ai produttori e raccoglitori di cacao; dall’altro,
imponendo ai cioccolatieri che producono per il mercato equo e solidale l’utilizzo esclusivo di burro di cacao e non di oli vegetali, a garanzia di una migliore qualità della vita per
chi consuma e per chi produce.

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