Maltempo: nessuna tutela del territorio, interventi insufficienti

Maltempo: nessuna tutela del territorio, interventi insufficienti

La Cia evidenzia la mancanza di una vera politica di salvaguardia. In dieci anni l’agricoltura ha perso terra coltivabile pari a tutto il Veneto. Garantire alle imprese agricole la fondamentale
azione della mutifunzionalità, soprattutto nelle aree marginali di collina e di montagna.
 
Più della metà dei comuni italiani sono a rischio idrogeologico. Frane, alluvioni, smottamenti sono un pericolo incombente, soprattutto nelle aree marginali di collina e di
montagna. Poco si è fatto in questi anni per tutelare il territorio ed evitare l’abbandono da parte degli agricoltori, la cui opera di presidio e di manutenzione in certe zone è
fondamentale. In poco di meno di dieci anni proprio l’agricoltura ha perso una superficie di terra coltivabile di oltre 19 mila Kmq, pari a tutto il Veneto. Un aspetto questo che in una regione
come la Calabria diviene ancora più appariscente a causa dell’assenza di una politica tesa ad una adeguata politica territoriale. E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana
agricoltori fortemente preoccupata per le ultime vicende che hanno visto interi territori calabresi franare.

E così i disastri si susseguono con un crescendo pauroso. I danni, soprattutto in vite umane, diventano incalcolabili. Serve, quindi, una rinnovata attenzione. Occorre una politica –
avverte la Cia – con la quale puntare ad una vera salvaguardia del territorio con risorse adeguate. Una politica che garantisca il presidio da parte dell’agricoltore, la cui attività
è fondamentale in particolare nelle zone marginali. Bisogna varare interventi concreti per mettere in sicurezza interi paesi minacciati da frane e da smottamenti. Il problema della tutela
del territorio non è certo marginale. E’ un problema di grande priorità. Senza misure efficaci una regione come la Calabria è sempre più a rischio frane e
alluvioni.

D’altra parte, l’abbandono agricolo – ricorda la Cia – ha interessato soprattutto le aree marginali di collina e di montagna, quelle a più elevato rischio idrogeologico in Italia. Si
è fatto poco o nulla per bloccare questa “emorragia” e oggi i guasti di questo disinteresse si evidenziano in maniera drammatica.

La Cia – e questo sarà uno dei temi della prossima Assemblea elettiva in programma a Roma – è, dunque, mobilitata affinché si avvii finalmente un’azione per la salvaguardia e
la valorizzazione del territorio e dell’ambiente, con specifico riferimento alle aree rurali e di quelle interne e svantaggiate. Servono investimenti mirati che permettano alle aziende agricole
di continuare ad operare e a svolgere la loro attività multifunzionale, attraverso la quale si fa un’autentica opera di presidio e di manutenzione.

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