“Malaburocrazia”, un incubo per il 90 per cento degli agricoltori

“Malaburocrazia”, un incubo per il 90 per cento degli agricoltori

Durante la Conferenza Cia a Bruxelles sulla semplificazione della Pac, resi noti i risultati di un’indagine nella quale si rileva le grandi difficoltà che incontrano i produttori agricoli
nel loro rapporto la Pubblica amministrazione. Troppi gli adempimenti. Lungaggini infinite che provocano pesanti problemi.
 
Il vero incubo per l’agricoltore italiano è la “malaburocrazia”. Oltre il 90 per cento degli imprenditori agricoli (nove su dieci) denuncia, infatti, ostacoli e difficoltà per la
propria attività a causa dell’opprimente burocrazia e chiedono, quindi, una semplificazione amministrativa e fiscale che è ritenuta come fattore indispensabile per lo
sviluppo.

Sta di fatto che, proprio a causa di questo “peso”, il 34,3 per cento delle aziende agricole del nostro Paese ha rinunciato, nel 2008, ad assumere nuovo personale, il 25,5 per cento ha messo da
parte progetti di ammodernamento, innovazione e ricerca, il 21,5 per cento non ha compiuto alcun tipo di investimento, il 18,7 per cento è stato costretto a ridurre le coltivazioni. E’
quanto emerge da una ricerca effettuata dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori a livello territoriale e presentata oggi a Bruxelles, nel corso della Conferenza sulla semplificazione della
Pac.

Sempre nel corso dell’anno passato ogni mese le aziende agricole italiane sono state costrette, in media, allo svolgimento degli adempimenti amministrativi dalle sette alle otto giornate di
lavoro. Il 28 per cento -rileva l’indagine della Cia- ha denunciato di aver dedicato dalle tre alle quattro giornate alla burocrazia, il 34 per cento dalle cinque alle sei giornate, il 38 per
cento oltre le otto giornate.

Oltre il 18 per cento delle imprese agricole – sottolinea l’indagine della Cia – ha un incaricato per lo svolgimento delle pratiche burocratiche richieste dalla Pubblica amministrazione. Mentre
l’82 per cento si rivolge a patronati, Caf (Centri di assistenza fiscale), Caa (Centri di assistenza agricola) e professionisti esterni per il disbrigo degli adempimenti. Comunque, più del
45 per cento delle imprese è stato costretto a dotarsi di strumenti informatici.

Nel 2008, più del 60 per cento delle imprese agricole – annota l’indagine della Cia – ha visto crescere del 3-4 per cento i costi burocratici degli adempimenti amministrativi; il 15 per
cento tra il 2 e il 3 per cento; il restante tra lo 0.5 e l’1,50 per cento. Il 65 per cento delle aziende ritiene, tuttavia, che, negli ultimi cinque anni, la burocrazia è andata
aumentando in modo significativo.

La Cia sottolinea che il maggiore onere che sopporta l’imprenditoria agricola italiana (94 per cento) è rappresentato dagli adempimenti “specifici” richiesti nel settore. Pesanti anche i
“costi” dovuti al fisco (84 per cento) e alla sicurezza sul lavoro (75 per cento). Il 74,5 per cento delle imprese ritiene il costo degli obblighi burocratici un ostacolo alla propria
attività produttiva.

Sempre secondo la ricerca della Cia, oltre il 78 per cento delle aziende interpellate sottolinea che la pressione fiscale e previdenziale-contributiva costituisce un pesante freno allo sviluppo e
alla competitività. A sua volta, la burocrazia incide negativamente sull’attività, appunto, per il 90 per cento delle imprese.

Neanche l’introduzione di nuove tecnologie informatiche è riuscita, per il 64 per cento delle imprese agricole, a migliorare il rapporto con l’Amministrazione pubblica. E questo
soprattutto a causa – si sostiene nell’indagine della Cia – per la complessità degli adempimenti e per il continuo cambiamento delle normative e degli adempimenti ai quali l’imprenditore
agricolo è costretto.

Il 58 per cento delle imprese agricole – afferma la Cia – ritiene che la difficoltà dei rapporti con la Pubblica amministrazione risiede soprattutto nel fatto che in questi ultimi anni
siano aumentate in maniera esponenziale le scadenze burocratiche e siano rimaste alquanto complesse le richieste da parte degli uffici pubblici. Con l’aggravante che molte di queste norme vengono
interpretate ed applicate in maniera diversa da regione a regione, da provincia a provincia e, addirittura, da comune a comune.

Il 30 per cento delle imprese lamenta, poi, il fatto che si trova a confrontarsi da sola con l’apparato burocratico e che più dell’80 per cento delle aziende agricole ricorre, almeno una
volta all’anno, all’aiuto delle organizzazioni o dei professionisti esterni.
Il 56 per cento degli imprenditori agricoli interpellati – si legge nell’indagine della Cia – si è dichiarato disposto a nuovi investimenti di carattere produttivo e all’assunzione di
manodopera se si dà un “taglio” del 25 per cento al carico burocratico che oggi pesa sull’azienda.

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