Lunigiana: Varietà autoctone minacciate dalla presenza degli ungulati

Lunigiana: Varietà autoctone minacciate dalla presenza degli ungulati

Gli ungulati minacciano il futuro delle preziose e rare varietà autoctone. Ci sono mele e mele, viti e viti, ma di mela rotella di Paghezzana o della mela dall’Olio,
così come del “pollera” o del “marinello” parlando di vitigni non ce ne sono poi mica così tanti ancora per campi e terrazzamenti: “specie” della nostra storia agricola in via di
estinzione, la fauna selvatica sta mettendo a dura prova la loro resistenza vanificando sforzi ed investimenti degli agricoltori che con passione li hanno valorizzati e riportati sulle nostre
tavole.

Lo sa bene Lucia Pellitti, imprenditrice molto conosciuta a Fosdinovo, Presidente della Società Cooperativa Produttori di Fosdinovo che in pochi giorni si è vista “rapinare” i
frutti di quello che avrebbe dovuto essere stato il “suo primo raccolto di mele”. Non mele qualsiasi: mele di Paghezzana. Una varietà “rara” che Lucia ha recuperato e reimpiantato nel suo
meleto, dalle parti di Monte Nebbione. I caprioli ed i cinghiali si sono “divorati” il suo raccolto danneggiando almeno 2mila piante in produzione tra varietà autoctone ed altre. Il
mancato raccolto sarà tra i 100-150 quintali.

Lo sa bene anche Manolo Lucchini, viticoltore e produttore di un ottimo Igt Val di Magra, titolare dell’azienda agricola “La Vigna” a Licciana Nardi, che ancora non crede ai suoi occhi quando
butta lo sguardo sui filari. “Spolpati” almeno 15 quintali di uva per non parlare dei danni alle viti, dei “solchi” tra le file e dello scempio generale provocato dalle orde notturne di
cinghiali. E’ accaduto tutto in poche notti. Come fanno i ladri. “I prelievi straordinari sono tardivi – ammette Lucchini – la prossima settimana inizio a raccogliere ma il danno ormai è
fatto”.

Un’emergenza, quella della presenza forsennata e fuori controllo dei cinghiali, che Coldiretti (info su www.massacarrara.coldiretti.it) ha
denunciato più volte chiedendo, anche non più tardi di ieri, prelievi straordinari e tempestivi all’Amministrazione Provincia, soggetto preposto ad autorizzare l’Ambito Territoriale
di Caccia, e quindi i cacciatori, ad intervenire nei 10 comuni dove è stata segnalata la presenza reiterata di danni.

Secondo Coldiretti la presenza dei cinghiali e degli ungulati sta contribuendo ad allontanare molti agricoltori e tantissimi hobbisti dalle nostre montagne: “fatica e investimenti sono vanificati
dalla presenza fuori controllo degli ungulati – spiega Vincenzo Tongiani, Presidente Provinciale Coldiretti – che scoraggia e favorisce l’abbandono di terreni spesso marginali contribuendo
all’instabilità idrogeologica di alcune frazioni. La presenza dell’agricoltura, professionale ma anche e spesso part-time in territori come la Lunigiana dove la cultura dell’orto domestico
è molto radicata, è di estrema importanza: rischia di pagare un prezzo alto tutta la comunità”.

Nel meleto di Lucia i cinghiali ed i caprioli sono stati più e più volte nonostante recenti e filo elettrico: “hanno sfondato il recinti e si sono mangiati, oltre le mele, anche i
fiori così non raccoglierò nemmeno la prossima stagione. Ora sono costretta, per tirare avanti, a piantare un po’ di ortaggi e a sperare nella stagione dell’olio”. Le mele di Lucia
sono destinate alla vendita diretta e alla trasformazione in conserve e succhi di frutta per il circuito di Campagna Amica: “il mio prossimo raccolto sarà nel 2015. Ho investito tanto, ma
non ho ancora raccolto i miei frutti”.

Manolo, a Licciana Nardi, i cinghiali li vede scorrazzare come “animali domestici” nel giardino. “La Vigna” si trova in una zona ricca di varietà autoctone che hanno una funzione di
conservazione anche del territorio. “Tutti gli anni qualche danno, qua e la, c’è sempre stato. Ma accettabili in proporzione. Quest’anno – racconta – è una roba mai vista. Si sono
divorati i grappoli e hanno scavato nei vigneti provocando dei crateri. Non ci salviamo più”.

A preoccupare Coldiretti è il progressivo abbandono delle campagne in parte legato ad un dato generazionale, ma in percentuale collegato proprio alla presenza massiccia degli ungulati:
“gli ungulati stanno mettendo a rischio tutte quelle varietà legate al territorio che rappresentano – conclude Tongiani – la nostra storia, le nostre radici, la nostra cultura agricola a
scapito di varietà internazionali che omologano i prodotti e ci rendono esattamente uguali a tutti gli altri. Non si tratta di un danno solo economico ma culturale ed agricolo
incalcolabile”.

 

Redazione Newsfood.com+WebTv

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