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Liti sul burqa: tutti contro la Bindi

By Redazione

Da Treviso, le discussioni sul burqa hanno raggiunto Roma e, tanto per cambiare, hanno spaccato l’Unione, tutto è cominciato con la decisione del prefetto di Treviso, Vittorio Capocelli,
di legittimare il velo che copre interamente il corpo ed il viso delle musulmane più integraliste: “Se per motivi religiosi una persona indossa il burqa – ha stabilito Capocelli nel
corso di una riunione con la Consulta per l’immigrazione e l’associazione Migrantes – lo può fare, basta che si sottoponga all’identificazione e alla rimozione del velo”.

Ma nella cittadina veneta le discussioni sul burqa erano già cominciate tre anni fa, quando l’allora sindaco aveva emesso un’ordinanza di arresto per le donne che indossavano il velo,
ricordando che la legge 152 del 1975 vieta di indossare qualsiasi elemento che renda difficile l’identificazione della persona.
Da un eccesso all’altro, dunque, e ancora una volta la politica si divide tra i favorevoli ed i contrario al burqa.

Borghezio – “Se lo ama così tanto lo faccia indossare a sua moglie, che potrà esibirlo con soddisfazione di Sua Eccellenza il marito in occasione del ricevimento ufficiale
per le celebrazioni del 2 giugno: sarà così un ulteriore buon motivo per non parteciparvi, da parte dei patrioti veneti di Treviso”. Con queste parole l’europarlamentare leghista
Borghezio ha condannato la decisione del prefetto di Treviso, non mancando di sottolineare che “da buon federalista” è sempre più convinto “che in uno Stato moderno i prefetti non
servono a niente”.

Bindi – Imprevedibile, invece, è stata la reazione della candidata alla segreteria del Pd, Rosy Bindi, che ha appoggiato la decisione del prefetto: “Allo stesso modo con il quale
vogliamo vedere i crocifissi appesi nelle nostre aule – ha approvato la Bindi – siamo tenuti a essere rispettosi del velo con cui le donne islamiche si coprono il volto. Se viene liberamente
portato è un segno della propria civiltà”.

Critiche – Contro le affermazioni del Ministro Bindi sono arrivate critiche da maggioranza ed opposizione e persino dall’Associazione donne marocchine in Italia, che dicono no al
fondamentalismo e chiedono di salvaguardare il dettato legislativo. Anche perché, ricorda il presidente dell’Associazione, Souad Sbai, il burqa non è una scelta delle donne, ma
un’imposizione dei mariti dietro cui si cela una vita di violenza e oppressione.

Ministero dell’Interno – Se Borghezio ha invitato il Ministero dell’Interno ad intervenire sulla decisione del prefetto di Treviso, la reazione del portavoce del ministro Amato è
stata immediata: “Abbiamo già più volte detto e lo ribadiamo che l’uso del burqa è inaccettabile”.
Anche il sindaco di Treviso Paolo Gobbo, comunque, si è schierato contro la decisione del prefetto: “Il burqa è un travestimento, significa non far vedere la propria faccia,
mascherarsi per non farsi identificare – ha dichiarato il primo cittadino – Sotto il burqa potrebbe esserci un malavitoso o anche un attentatore”.

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