L’insostenibile leggerezza della naturalezza dei cibi naturali

L’insostenibile leggerezza della naturalezza dei cibi naturali

By Redazione

L’insostenibile leggerezza della naturalezza: parafrasando il famoso libro di Milan Kundera, ho riflettuto molto su quanto c’è di vero in tutto questo!
La leggerezza della natura, la varietà delle stagioni, la verità delle produzioni locali, sembra che siano diventati un peso insostenibile, per la nostra società.
Oramai è così tanta l’abitudine a comperare certi prodotti, che nessuno fa più caso a cosa si mette nel carrello, quando si fa la spesa.

Ebbene la maggior parte sono prodotti già confezionati, prodotti industriali (e, spesso di quelli che costano meno, che sono anche quelli che contengono maggiori additivi).
Abbiamo perso il senso della manualità, quello di prepararci il nostro cibo. Abbiamo perso la consapevolezza della stagionalità dei prodotti che consumiamo, non solo, abbiamo
anche perso la consapevolezza della provenienza del cibo.
E non è poco, perché al di là del Km 0, e del risparmio energetico, un po’ di “autarchia” aiuta sicuramente ad essere più onesti.

Quando le produzioni sono locali, sappiamo chi è il produttore, meglio ancora se la sua metodologia di coltivazione è biologica.
Questo ci aiuta di sicuro ad ingerire meno sostanze tossiche e nocive e, anche a salvaguardare l’ambiente.
Spesso nei mercati locali, o nei punti vendita Bio, non è facile trovare produttori del posto.

Almeno per quei prodotti che il territorio può produrre nel corso delle stagioni. Inoltre la nostra cara Italia è una penisola felice: dopo tutto è la patria della tanto
acclamata dieta mediterranea!
Dove nascono i prodotti naturali della terra, che maturano al sole ed hanno un profumo unico.
Non è una pubblicità.
È la verità, copiata dalla pubblicità per propinarci qualche prodotto industriale.

Non siamo più in grado di scegliere in base alla stagione.
Non sappiamo nemmeno più che cosa è di stagione.

E questo è importante in quanto ci permetterebbe di mangiare prodotti giusti al momento giusto, che non vengono coltivati in serra e che mantengono tutte le loro naturali caratteristiche
e proprietà.
La cosa più grave è che con il senso dell’olfatto, che già abbiamo perso da un po’, stiamo amaramente perdendo il senso del gusto.
Per fortuna che ci resta il senso della vita!

E questa consapevolezza del senso della nostra vita, di come la nutriamo sta riscuotendo sempre più attenzione (per fortuna ce ne siamo accorti).
Forse non possiamo fare molto per la crisi economica, per il riscaldamento globale, per la povertà dei paesi sotto sviluppati, ma almeno possiamo fare veramente molto per noi
stessi.
Si tratta solo di riappropriarci di un patrimonio alimentare che era già fortemente radicato, che faceva parte del naturale vivere quotidiano; riscoprire i cibi che un tempo erano di
tutti i giorni e alla portata dell’orto; riapprendere metodi di cucina, che non è vero che siano così difficili.

Riscoprire la verità del cibo, fare un passo in dietro, che poi, con le tecnologie e il sapere odierno, non è così difficile.
Quello che ci manca è solo la volontà di farlo.
A volte, se ci penso bene, mi sembra quasi che esista una “congiura” verso il consumatore, portata avanti dalle industrie di trasformazione.

Siamo in una trappola invisibile, fatta di comunicazione strumentalizzata e di vero e proprio condizionamento delle menti, dalla quale non credo che riusciremo ad uscirne con molta
facilità.
Inoltre ci sono rapporti stretti tra case farmaceutiche e poche grandi multinazionali che detengono il controllo di quasi tutta la produzione di sementi e cibo industriale.
Sarebbero veramente stupidi se facessero in modo che tutti stessero bene e non avessero bisogno delle medicine.

Invece, senza essere tossico o causare effetti acuti il cibo che ci fanno credere sia quello che desideriamo più di ogni altra cosa e che ha il miglior sapore del mondo (con la
pubblicità), lentamente ma inesorabilmente indebolisce la nostra forza di volontà (e anche la nostra intelligenza), ci fa ammalare di tante subdole malattie che non possono essere
direttamente messe in relazione con la loro causa.
Oggi, il piccolo contadino che vorrebbe vendere il latte crudo dei suoi animali, che oltretutto conosce uno per uno e che a vista sa se c’è il più piccolo problema, viene trattato
come un criminale pericoloso in grado di avvelenare la comunità.

La naturalezza è diventata veramente insopportabile e pesante.
Pensiamo che tutto ci sia dovuto!
Siamo diventati pigri e facilmente corruttibili; non siamo più capaci di fare, o di scegliere, crediamo che la pubblicità ci proponga le cose migliori, sane e genuine.

Non è più facile capire e gustare, il senso della conquista, il senso stesso della vita.

Isabella Ceccarelli
Redazione Newsfood.com+WebTV

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