Lino Cauzzi: a testa alta,
 dopo 5 anni di calvario, al fianco della Giustizia

Lino Cauzzi: a testa alta,
 dopo 5 anni di calvario, al fianco della Giustizia

Milano, 27 giugno 2014
Riceviamo da Lino Cauzzi una nuova lettera aperta, con preghiera di pubblicazione.
E’ un vecchio amico di Newsfood, vittima di una grave estorsione da parte di un gruppo malavitoso che come ha fatto con tanti altri imprenditori,  lo ha spogliato di tutti i suoi beni (cinque alberghi del valore di 50.000.000 di Euro).
A parte qualche momento di grande sconforto, non si è mai arreso ed è riuscito a fare emergere la Verità: lo attestano gli arresti e le condanne di tanti malavitosi e tanti “colletti” bianchi in giacca e cravatta, “professionisti” che hanno venduto l’anima al Dio Denaro e usano le leggi come armi improprie per spogliare le loro vittime… esseri immondi, come gli avvoltoi!

Continuiamo a ripetere che spogliare di tutti i suoi beni una persona e gettarla nella disperazione, non è semplice truffa o estorsione ma tentato omicidio o istigazione al suicidio; reati ben più gravi da perseguire con fermezza e severità.

Giuseppe Danielli
Direttore e Fondatore
Newsfood.com

Desenzano del Garda

Lino Cauzzi:- Oggi è il 26 giugno 2014.
Sono passati cinque anni da quel 26 giugno 2009 che ha sconvolto la mia vita. Cinque lunghi anni dalla notte più brutta e drammatica di tutta la mia vita.
 Cinque anni da quel momento in cui, davanti al notaio Sannino, alla presenza di commercialisti e avvocati, a Poggibonsi (Siena), a mezzanotte fui obbligato – sotto minaccia grave-  a firmare e cedere la gestione di tutte le mie società. In poche ore mi sono ritrovato spogliato di tutti i miei beni senza più risorse per pagare i creditori.

Da quel momento è cominciato il mio lungo calvario. Da Verona a Napoli, passando dal mio commercialista ai criminali Catapano (un’associazione a delinquere composta da circa 200 persone: i fratelli Catapano, commercialisti, avvocati, curatori e custodi fallimentari, teste di legno e tre notai di cui uno di Poggibonsi, uno di Montecatini e uno di Napoli.

Sono queste figure “professionali” disoneste i veri criminali che tengono sotto scacco l’economia imprenditoriale italiana.
Partendo da quel fatidico 26 giugno 2009, cerco di fare un riepilogo, nell’ordine, degli episodi più rappresentativi di questo mio percorso obbligato e drammatico che non si è trasformato in tragedia per puro miracolo.

26 giugno 2009
Catapano Giuseppe di Ottaviano (Napoli) dà ordine ai “colletti bianchi” di portarmi dal notaio Sannino con lo scopo di togliermi la proprietà dei miei cinque alberghi. Desenzano del Garda-Poggibonsi e ritorno il giorno dopo: 250 Km all’andata e 250 Km al ritorno.

27 giugno 2009 
Il Gruppo Catapano entra nei miei cinque alberghi,  licenzia 52 persone tra operai e dirigenti; ordina di caricare su un camion tutti i miei documenti, sia personali che fiscali;

Notte del 16 agosto 2009 
Tutta la documentazione -salvo i documenti che servono per completare il malaffare- e tutti i miei effetti personali, vengono accatastati in un prato a Cremona, di fianco all’Hotel Hermes e bruciati. Per spegnere l’incendio, di dimensioni notevoli, sono intervenuti i vigili del fuoco di Cremona.
I Catapani ordinano ai loro tirapiedi (sono loro che, sulla base di documentazione falsa,  “gestiscono” le mie proprietà alberghiere”)  di impedirmi l’ingresso nei miei hotel, autorizzandoli ad usare la violenza, se ritenuto necessario. In due occasioni sono dovuto ricorrere alle cure dell’ospedale di Desenzano per le lesioni riportate.

Da quel momento ho cominciato a dubitare della Giustizia, per chi non può difendersi.
Ho iniziato però  a fare denunce alla Guardia di Finanza e ai Carabinieri di Cremona, alla Guardia di Finanza e ai Carabinieri di Desenzano, ai Carabinieri di Marcaria (Mantova) e ai Carabinieri di Peschiera del Garda (Verona). Per diverso tempo le mie denunce sono rimaste inascoltate e in nessuna delle quattro province sono state prese in considerazione le mie parole: più urlavo la Verità e più venivo considerato un millantatore.
Inizialmente, almeno a quanto mi risulta, alle mie denunce non sono seguite indagini di alcun tipo.
16 dicembre 2009
L’avvocato Veropalumbo Antonio, conosciuto a Cremona, mi propone di presentare un “700” in Tribunale a Milano per ottenere un sequestro conservativo dei miei beni e cacciare quei criminali dai miei hotel. L’udienza viene fissata per il 16 dicembre 2009 alle ore 11:00  a Milano. La sera precedente, alle 22:30, l’avvocato mi telefona consigliandomi di presentarmi ugualmente in tribunale anche se lui non ci sarebbe stato, adducendo motivi che a me parvero una scusa, non un reale impedimento. (non ero mai stato in un’aula di Tribunale).
Mi presentai davanti al Giudice Troiani senza difensore, mentre i criminali poterono contare sulla difesa dell’avvocato Sergio Cola (importante avvocato del Foro di Napoli), Deputato al governo nella corrente del Pdl. Superfluo specificare che se una persona si presenta ad un dibattimento senza avvocato difensore, perde la causa a tavolino, pur avendo la ragione e tutte le prove a proprio favore. Così, grazie al voltafaccia dell’avvocato Veropalumbo, l’avvocato Cola vinse la causa (da ignorante della materia mi sono sempre chiesto come mai il Giudice, vista la situazione, ha proseguito l’udienza, invece di spostarla nuova data)  e il giorno stesso si preoccupò  di informare le agenzie di stampa e il maggior numero di testate giornalistiche nazionali per diffondere la notizia e screditare ulteriormente il sottoscritto agli occhi dell’opinione pubblica.

Con immenso piacere ho saputo che proprio una settimana fa,  la Magistratura dovrebbe aver aperto un procedimento contro di lui e le forze dell’ordine sono andate a bussare alla sua porta per ipotetici coinvolgimenti in questioni di corruzione.
Non sono un esperto in questioni penali ma forse oggi mi spiego il motivo per cui, in Tribunale a Padova, l’avv. Cola -difensore del Gruppo Catapano- aveva chiesto ma, fortunatamente mai ottenuto, di spostare il processo a Napoli. E’ una mia supposizione ma non è esclusa l’ipotesi che a Napoli potesse avere più opportunità di vincere più facilmente le cause contro di me, magari -come si evince dalle parole di chi oggi lo ha chiamato in causa… corrompendo giudici compiacenti…ma questa è solo un’ipotesi tutta da dimostrare.

25 dicembre 2009 
La sentenza del Giudice Troiani mi fa perdere totalmente la fiducia nella giustizia (scritta volutamente con la g minuscola).
Questo senso di impotenza si trasforma prima in depressione e successivamente in pensieri terribili che, chi come me si è trovato in un vicolo cieco, apparentemente senza via d’uscita, conosce bene, mi portano sull’orlo di un baratro e decido di farla finita.
Ricordo bene quel 25 dicembre 2009, come se fosse ieri: tutto il giorno trascorso da solo a rimuginare su come fosse potuto accadere proprio a me. La mente mi riporta a quando ero bambino e con la mamma andavo a chiedere la carità a chi era un po’ meno povero di noi, al mio primo lavoro a Milano a tredici anni, alla mia vita da imprenditore che era riuscito a coronare il suo sogno: cinque alberghi, oltre 50 famiglie da sfamare e tanta voglia di vivere.

Ricordo che ho alzato lo sguardo al cielo, con gli occhi gonfi di lacrime, ho visto la corda…: stavo per commettere un’enorme sciocchezza.
Ci ho riprovato pochi giorni dopo nella notte in cui tutti brindavano al nuovo anno, ma la preghiera mi ha salvato.
Da allora ho iniziato a scrivere lettere aperte rivolte ad avvocati, commercialisti, notai, prefetti, giudici, presidenti di Tribunali. Queste lettere le ho spedite in tutta Italia, le ho consegnate personalmente, e alcune sono state anche pubblicate.
Ogni tanto qualcuno mi dice:-“Ma non hai paura a denunciare certi personaggi così importanti?” No, non ho paura e vado sempre a testa alta.
Sono cinque anni che la notte, chiuso nel mio studio, scrivo lettere in cui condanno il comportamento di mafia e camorra a loro volta pilotati dalla politica e sostenuti dai colletti bianchi malavitosi.

Doveroso un ringraziamento.
Passa ancora parecchio tempo e finalmente ricevo una telefonata da un Maresciallo dei Carabinieri, Filippo Billeci, il quale mi convoca urgentemente e mi chiede di mostrargli tutte le denunce che avevo fatto fino a quel momento, sia presso la Guardia di Finanza che i Carabinieri di Lombardia e Veneto. L’interessamento e l’attenzione dimostrata nei miei confronti ha fatto nascere dentro di me la sensazione, successivamente concretizzata in realtà, che la giustizia stava cominciando a sbloccare quella situazione così ingarbugliata. Infatti ho trovato giustizia nel Tribunale di Padova.
Non saranno mai sufficienti le mie parole di ringraziamento per il lavoro svolto dal Maresciallo Billeci, dai Colonnelli Chicoli e Polito, e dal loro team del Comando di Padova.
Anche l’avvocato che mi stava assistendo in quel periodo, Giacomo Triolo del Foro di Agrigento, ha cominciato a prendere sul serio le mie dichiarazioni, a credere ai miei racconti.
Doveroso anche un ringraziamento al Consiglio dei Notai di Firenze che ha fatto luce sull’operato disonesto del Notaio di Poggibonsi.
E non posso dimenticare quei pochissimi amici che non mi hanno mai abbandonato, neppure nei momenti più drammatici.
Durante questi cinque anni ho avuto modo di rendermi conto, per averlo vissuto sulla mia pelle, che i veri criminali sono proprio ì colletti bianchi disonesti, coloro che in nome del Dio Denaro, sono pronti a vendere l’anima al Diavolo.
Ma c’è qualcuno che da qualche tempo cerca di contrastare questa idolatria infame. Ho ottenuto, e sto ottenendo, grandi soddisfazioni dalla Giustizia (stavolta la scrivo con la G maiuscola) e sto trovando un alleato in Papa Francesco che, giusto qualche giorno fà, durante un suo intervento a Reggio Calabria, ha scomunicato i componenti di mafia, camorra e andrangheta.
Condividere con lui questo pensiero è  motivo di grande soddisfazione per me.
Accompagno le mie giornate con la preghiera e questo mi sta dando tanta gioia e serenità.

Continuerò la mia battaglia, sempre a testa alta!

Nota: per almeno un paio di anni, (2009 e 2010) cercando nel web “Lino Cauzzi” apparivano solo  articoli diffamatori e offesivi; ora, digitando “Lino Cauzzi” in Google, si può scoprire una storia incredibile, un uomo che è stato scippato dei suoi averi (50 milioni di Euro) e poco a poco, con grande tenacia e caparbietà è riuscito a passare  indenne in un tritatutto  ma che gli ha lasciato segni indelebili nel cuore.

Cauzzi Lino
cauzzi.lino@libero.it

 

 

Redazione Newsfood.com

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