L’Influenza suina sarà una catastrofe. O forse no

L’Influenza suina sarà una catastrofe. O forse no

Fino a 90.000 morti, in maggioranza bambini.

Circa 2 milioni di pazienti ospitalizzati, con i reparti di terapia intensiva occupati dal 50% al 100%.

Metà della popolazione infetta all’arrivo dell’inverno.

Questo è quanto gli esperti delle Casa Bianca Usa (il PCAST, President’s Council of Advisors on Science and Technology) hanno descritto come “uno scenario plausibile” per la seconda
ondata d’influenza suina.

Tali dichiarazioni hanno avuto una considerevole risonanza mediatica ed hanno scatenato una sorta di guerra delle stime.

Gli CDC (Centers for Disease Control, I Centri per il Controllo e Prevenzione delle Malattie) hanno suggerito come il parere dei consulenti presidenziali debba essere preso con molta
prudenza.Pur evitando di esporsi troppo, per non urtare la sensibilità dell’amministrazione Obama, un loro portavoce ha dichiarato come “Se il virus H1N1 mantiene l’andamento attuale,
nessuno possa aspettarsi qualcosa come 90.000 morti”.
Gli fa eco la dottoressa Anne Schuchat, del National Center for Immunization and Respiratory Diseases, che ritiene l’ipotesi della Casa Bianca “non necessariamente plausibile”.
Della stessa idea March Lipsitch, epidemiologo alla Harvard School of Public Health che si sbilancia: “Se dovessi scommettere, non punterei su 90.000 morti, ma su un numero molto più
basso”.

Il gruppo degli “ottimisti” ricorda inoltre quanto successo nel Settembre 2005. Quell’anno il team di esperti diretto nominati dall’ONU per far fronte all’emergenza influenza aviaria
stimò un numero di morti da 5 a 150 milioni. Stima che si dimostrò totalmente errata.

Il fronte dei pessimisti è guidato dal dottor Harold Varmus, presidente del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center e membro del gruppo dei saggi di Obama. Spiega Varmus: “Molte persone
ritengono che l’influenza sia finita. Pensiamo che sia importante rimettere sul piatto una belle dose di verità: la nostra non è certamente una ricostruzione campata per aria.
Molte persone verranno infettate”.
Tra i più convinti sostenitori delle analisi pessimistiche gli esperti del centro medico di Atalanta, il quartier generale degli Usa nella lotta alla pandemia. Spiega Glen Novak
direttore delle relazioni “Ogni cosa che faccia breccia nel clima di disinteresse è positiva”.

Come a dire: l’importante è essere pronti ad affrontare la seconda ondata di pandemia. E se poi la prontezza passa per un po’ di paure, bene così.

Matteo Clerici

Leggi Anche
Scrivi un commento