L’influenza A ed il mondo del calcio

L’influenza A ed il mondo del calcio

Il virus H1N1 ha ormai raggiunto livelli di diffusione globale ed anche i calciatori, come gli altri atleti, devono essere preparati e difesi contro la pandemia

Il monito arriva dal dottor Enrico Castellacci, responsabile medico della nazionale di Calcio, attualmente a Coverciano per preparare il doppio impegno contro Georgia e Bulgaria. 


Spiega il dottor Castellacci: “Sicuramente il mondo del calcio può essere investito dal problema dall’influenza A. E’ un fenomeno sociale, c’è tanta commistione tra i giocatori,
per questo è un pensiero che abbiamo. Cercheremo di trovare quelle soluzioni che possono diminuire il problema. I consigli che in questo momento diamo sono a livello generale, di igiene
e pulizia. Il discorso dei vaccini, invece, lo valuteremo al momento opportuno e con le autorità competenti”.

A riguardo, gli addetti ai lavori spiegano come la particolare condizione dei calciatori dia sia svantaggi che vantaggi nei confronti dell’influenza suina.

 Afferma il dottor Fabrizio Pregliasco, dell’ Istituto di Virologia dell’Università di Milano: ” Nel passato, con le pandemie del secolo scorso, anche il calcio ebbe dei problemi. I
giocatori avevano difficoltà a gareggiare con squadre al meglio della forma. Oggi, viaggiando molto e trovandosi in vicinanza di luoghi caldo-umidi come le docce e gli spogliatoi, i
calciatori, anche se la loro prestazione atletica garantisce una maggiore protezione, nel periodo ‘finestra’, ciò nelle due ore successive alla partita (inoltre studi recenti sembrano
indicare che l’organismo degli atleti, nel periodo successivo a uno sforzo intenso e prolungato, è immunodepresso e quindi più suscettibile alla proliferazione degli organismi
ostili ), sono soggetti ancora più recettivi alla malattia”.

Cosi’, mentre a livello generale, si ipotizzano misure come partite senza pubblico i singoli club si mettono in moto.

Il Milan ad esempio ha dovuto verificare le condizioni di salute di Oguchi Onyewu: il difensore era stato in contatto con Landon Donovan, calciatotore della nazionale Usa positivo al virus
H1N1.

Ecco il resoconto del dottor, Massimo Manara, medico del club di Milanello: “Su indicazione e consiglio della Federcalcio Usa abbiamo sottoposto Onyewu ai test antivirali, risultati negativi, e
poi alla terapia antivirale di profilassi. Le squadre di calcio in effetti sono particolarmente esposte perché viaggiano molto e, se si ammala un giocatore, all’interno dello spogliatoio
il contagio può essere molto facile. Questo virus dà reali problemi soprattutto a pazienti già patologici. Di solito l’atleta è una persona in salute, ma bisogna
stare attenti perché questa forma influenzale ha sintomi molto fastidiosi che possono bloccare l’atleta per diversi giorni o settimane”. In attesa delle indicazioni del Ministero della
Sanità, conclude Manara “Con i giocatori manteniamo una comunicazione costante”.

Sul fronte Inter regna una calma vigilanza. I dirigenti nerazzurri fanno sapere come “Non è stata tata presa alcuna precauzione particolare al di là di quelle nella norma”.

Calma, quasi un tranquillo scetticismo, anche in casa Lazio.
Così il patron Lotito: ” Non credo che uno spogliatoio sia più pericoloso di una sala da cinema, di un aereo o di un ospedale. Qui finisce che andiamo tutti in giro con le
mascherine, e facciamo come quando si pensava che l’Aids si potesse trasmettere con un bacio. Bisogna prima valutare bene la portata del fenomeno, ad oggi non ancora chiara, l’importanza del
rischio e il modo per prevenirlo. Ma ritengo sia sbagliato creare un clima di allarmismo sociale all’attuale stato di cose”.

Non solo i club, ma anche i singoli giocatori decidono come gestire l’influenza A.

Ad esempio, Gianluigi Buffon, portiere della Juventus e della Nazionale, ha scelto la via della prevenzione, perché “Per questo tipo di malattia credo che possa prendere in
considerazione il fatto di far vaccinare me e la mia famiglia”.

Matteo Clerici

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