Latte scaduto e ribollito ed i numeri sul fondo: la bufala corre sul Web

Latte scaduto e ribollito ed i numeri sul fondo: la bufala corre sul Web

Attenzione alle e-mail di Internet, perché aiutano a diffondere pericolose bufale alimentari, come quella anti latte pastorizzato.

Questo il messaggio di un gruppo di studiosi italiani, che ha passato al setaccio (evidenziandone limiti ed assurdità) una di queste leggende metropolitane del piatto.

La leggenda viaggia su Internet, mail dopo mail, secondo il meccanismo della catena di Sant’Antonio.

Il messaggio accusa il latte pastorizzato di essere acqua sporca pagata caro. Secondo il testo, la legge permette ed anzi stimola il sistema. Così, i produttori ritirano la merce
invenduta, trattano il latte (cottura a 190 gradi) e lo rivendono come latte fresco.

Il tutto può essere ripetuto 5 volte e, secondo l’autore, la procedura viene segnalata sull’etichetta. Infatti, sotto le confezioni di cartone del latte sono presenti dei numeri, una
sequenza dal 1 al 5, in serie:12345. In base all’accusa, i numeri mancanti della serie indicato il numero di ribolliture. Se ad esempio manca il quattro, vuol dire che il latte è rimasto
invenduto tre volte e scaldato tre.

Questa la vicenda. A commentarla, ci penda il professor vano De Noni, associato di tecnologia lattiero casearia al Distam, Dipartimento di scienze e tecnologie alimentari e microbiologiche di
Milano.

Ed il professor De Noni va giù duro: “È l’ennesimo atto diffamatorio nei confronti di un alimento essenziale sulla nostra tavola. Non è affatto vero che la legge consenta
il recupero per l’alimentazione umana del latte pastorizzato scaduto per rivenderlo come fresco. La legge prevede che il trattamento di pastorizzazione possa venire applicato solo sul latte
crudo e quindi una sola volta. E che il latte non venga riscaldato ripetutamente può essere verificato attraverso analisi di laboratorio. La normativa prevede, infatti, che il latte
pastorizzato risponda a requisiti di qualità evidenziabili in base a precisi parametri di danno termico sulle proteine del siero”.

Esaminata a fondo, la storia mostra punti deboli. “E mi sembrerebbe ben strano che i produttori che contravvengono alla legge, lo scrivano sulla confezione con numerini leggibili per tutti”.
Discorso simile per il trattamento ringiovanente a 190 gradi: “Il latte non potrebbe in nessun caso essere trattato con un calore così violento, perché diventerebbe marrone. E
questo è un altro indice dell’assurdità del comunicato”.

La vicenda vede anche l’intervento di Tetrapak che spiega come i numeri posti sotto le confezioni di latte servano per la rintracciabilità del materiale di imballaggio e non hanno niente
a che vedere con l’alimento confezionato.

Tuttavia, ribadiscono gli esperti, il vero danno della leggenda è demonizzare un alimento utile per la salute, a cui fornisce proteine, il calcio e le vitamine B.
Tra i fan del latte, Andrea Ghiselli, dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN). Per Ghiselli, le e-mail in questione sono solo “Allarmi infondati”, che
però potrebbero ” minare la fiducia dei consumatori in un alimento come il latte del tutto sano ed essenziale”.

Matteo Clerici

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