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La vigna di Leonardo e lo Champagne, Piacenza e la Malvasia – Appunti fra storia ed eno-cultura

La vigna di Leonardo e lo Champagne, Piacenza e la Malvasia – Appunti fra storia ed eno-cultura

By Giuseppe

La Casa e l’orto  degli Atellani a Milano acquistata da  LWMH, Bernard Arnault, re dello “Champagne”

Piacenza, la Malvasia di Candia e la vigna di Leonardo solo spettatori passivi?  

Piacenza, 29 dicembre 2022

 

Giampietro comolli

 

La Casa e l’orto  degli Atellani a Milano acquistata da LWMH, re dello “Champagne”

Piacenza, la Malvasia di Candia e la vigna di Leonardo solo spettatori passivi?  

 

Ludovico il Moro, duca di Milano, ebbe in Leonardo da Vinci, all’alba del Rinascimento italiano un abile e geniale architetto, ingegnere e artista polivalente e creativo. In occasione del matrimonio “politico” fra lo Sforza e Beatrice d’Este nel 1491, la regina Caterina Cornaro di Cipro diventata qualche anno prima Signora di Asolo, amica di Beatrice e Isabella d’Este e ambasciatrice di Venezia, regalò un carico di 2000 piante alberi e arbusti provenienti dalle terre cipriote e greche possedute dalla Serenissima, trasportate lungo il fiume Po  dal bucintoro concesso dai Dogi Veneziani in segno di pacificazione con lo stato milanese. I cronisti del tempo narrano che fra queste piante vi erano anche decine di piante di viti esotiche. Piante che furono impiantate nei giardini delle dimore sforzesche. Fra queste c’era anche il brolo-orto della casa degli Atellani vassalli degli Sforza, già casa dei piacentini Landi a Milano, di cui una parte qualche anno dopo il Moro cedette a Leonardo da Vinci per le opere svolte.

Leonardo amava così tanto il vino bianco rispetto a quello rosso che addirittura nel calice sul tavolo del dipinto dell’Ultima Cena eseguito nel confinante refettorio di Santa Maria delle Grazie c’è vino bianco e non vino rosso.

Le piante erano descritte nella bolla di trasporto come ” ..inradicate sostenute da pali e ponenti ampia chioma.. etiam provenienti dalla Candida isola”. Per secoli diverse piante di palme e di cedri del Libano adornarono (p.e. oggi viale Beatrice d’Este)  quell’area milanese.

 

La vigna di Leonardo così detta, ma meglio detta la vigna di Ludovico il Moro, ritorna a vivere circa 10 anni fa con il ri-piantamento di quelle che dovevano essere le stesse piante di vite e di vitigno donate da Venezia e dalla regina Cornaro a Milano, ovvero una specie di Moscato di Alessandria o Moscato Giallo greco o anatolico che per tutti, già all’inizio del Cinquecento, e oggi dagli ampelografi e ricercatori, sono note come ceppo evoluto o modificato di “marvasiae”, ovvero di Malvasia della Candida o di Candia, il vino più costoso e più ricercato in tutta Venezia per circa 5 secoli.

Grazie al lavoro di ricercatori, partito si dice dal ritrovamento di semi e tracce con gli scavi di ristrutturazione del fabbricato milanese e dal recupero dei camminamenti degli antichi filari,   è stato identificato il Dna viticolo originario e quindi sono state prodotte barbatelle.  Oggi, quel vitigno sforzesco, oggi molto diffuso sulle colline piacentine (dopo il brolo sforzesco furono re-impiantate nei possedimenti agricoli degli Atellani sulle prime colline della val Tidone), è denominato Malvasia bianca aromatica di Candia.

Candia toponimo dato dai veneziani alla isola di Cipro perché tutte le case erano di colore bianco. Sempre oggi, si è iniziato a produrre il vino bianco dolce che dovrebbe rispettare quello tanto amato da Leonardo.

 

La vigna di Leonardo e il vino sono diventati anche simbolo e sede di eventi di beneficenza e di charity a diversi livelli. Importante quello svolto proprio nella casa degli Atellani ristrutturata dal Comitato Maria Letizia Verga a sostegno dei progetti di ricerca scientifica del Centro di Monza, realtà esistente da 42 anni, impegnata nell’offrire una speranza di futuro, nella cura e assistenza di bambini e ragazzi affetti da leucemia e linfomi con la messa all’asta di 3 lotti del vino di Leonardo, così chiamato.  L’intero ricavato è andato a sostegno della individuazione del profilo genetico di ogni bambino malato, in modo di poter mirare la terapia pe ridurre la gravità e offrire opportunità di guarigioni maggiori.   La prima vendemmia è stata quella del 2018 che ha prodotto 330 “decanter”, ovvero contenitori piccoli così chiamati dallo stesso Leonardo e disegnati nel codice Windsor uno dei tanti codici leonardeschi ricchi di immagini e di invenzione del genio toscano che ha aperto le porte al grande Rinascimento italiano, quello delle scoperte del nuovo mondo, delle ricchezze di altri paesi, di nuovi alimenti che diventeranno ben presto componenti e ingredienti delle ricette e cucine italiane.

 

E’ notizia di pochi giorni. Tutto il complesso della Casa degli Atellani, in via Magenta a Milano, sembra passata di proprietà nelle mani dell’imprenditore francese Bernard Arnault, uno degli uomini più ricchi al mondo secondo Forbes (170 miliardi di dollari di patrimonio personale) , già fondatore e presidente del più importante gruppo di marchi del lusso a tavola e non solo, che fa riferimento a brand e maisons di Champagne fra cui Dom Perignon e Ruinart, le più note e più premiate etichette del  bordolese francese e alcuni marchi della moda mondiale. La notizia lanciata dal @corrieredellasera spiega che gli Atellani è una location importante del mondo dell’abbigliamento e dello stile a Milano, sede di importanti eventi fra cultura e lusso, già utilizzata per presentazioni mondiali da brand come Dolce&Gabbana, Dior e appunto anche LVMH, la casa madre delle proprietà di Arnault.

 

La casa degli Atellani, dopo essere stata degli Sforza e dei piacentini Landi e Atellani,   è stata ereditata e passata agli eredi del senatore Ettore Conti e alla famiglia Portaluppi. Non si sa il valore della trattativa, ma sicuramente tutta l’ampia struttura architettonica divenuto un gioiello eno-culturale-modaiolo, composta anche da una dimora di pregio con resort e relais confortevoli in stile da affittare, in parte sede di un tour affascinante per turisti da tutto il mondo, potrà avere un ulteriore sviluppo. Vi entrerà anche la Vigna di Malvasia di Candia nel progetto del nuovo proprietario ma in che modo? Tutto da scoprire ma Piacenza potrebbe fare una proposta di collaborazione con un enotour sul territorio di produzione piacentino patria e capitale indiscussa della Malvasia Doc dei Colli nelle sue forme spumante dolce e tranquilla …..non si sa mai che anche il Gutturnio o l’Ortrugo possano  entrare nella supergalassia di LWMH.

 

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

Redazione Newsfood.com
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