La sicurezza alimentare come strumento di sicurezza sociale
9 Dicembre 2009
Proponiamo ai nostri lettori il sunto di un articolo tratto dal numero di ottobre 2009 della rivista ALIMENTA (vedi Note finali).
Gli autori sono:
Silvio Borrello, Sarah Guizzardi, Ida Poni (Direzione Generale della Sicurezza degli Alimenti e della Nutrizione; Direttore: Dott. S. Borrello)
Carlo Donati (Segretariato Nazionale della Valutazione del Rischio della Catena Alimentare – Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali – Roma)
La Giornata Mondiale dell’Alimentazione, celebrata il 16 ottobre 2009, quest’anno era dedicata al tema: “Conseguire la sicurezza alimentare in tempi di crisi”.
… non può esserci sicurezza alimentare in Italia se non c’è sicurezza alimentare nel Mondo, ed è opportuno ricordare che l’espressione “sicurezza alimentare”
rimanda ad almeno due concetti, ben distinti e non confondibili nel linguaggio giuridico e politico anglosassone, ma che meritano una spiegazione ulteriore in ambito alimentare: si tratta
della “Food safety” e della “Food security“.
La Food safety si riferisce alla disponibilità di cibo sano, anche in termini qualitativi, ed è la branca che si occupa della manipolazione, preparazione, confezionamento e
stoccaggio degli alimenti in modo da prevenire le malattie che possono essere causate dal cibo.
La Food security si riferisce invece alla disponibilità di cibo in termini quantitativi e alla possibilità di avere accesso a sufficienti fonti di sostentamento. Una famiglia
è considerata “food secure” quando i suoi componenti non vivono nella fame o nella paura dell’inedia. Una definizione comune di Food security viene dalla FAO: “Si ha Food security quando
tutte le persone, in ogni momento, hanno accesso ad alimenti sufficienti, sicuri (safe: non dannosi) e nutrienti per soddisfare il loro fabbisogno alimentare e le loro preferenze dietetiche per
una vita attiva e in salute”
…
La sicurezza alimentare nel nostro Paese non può prescindere dalle considerazioni su ciò che avviene a livello mondiale, in quanto gli effetti del cambiamento climatico sulle
popolazioni sono evidenti: l’aumento di stress da calore induce un incremento di mortalità nella popolazione europea; la siccità provoca diminuzione dell’acqua potabile e ne
peggiora la qualità; le inondazioni conseguenti alle precipitazioni concentrate e violente provocano incidenti, contaminazione delle falde, impoverimento dei terreni, distruzione delle
infrastrutture; a causa delle migrazioni di popolazioni animali ed umane (per necessità o per turismo di massa) si assiste alla comparsa di nuovi vettori e all’aumento dell’incidenza di
malattie tropicali; l’aumento dell’ozono, dei pollini e degli allergeni induce un aumento delle malattie respiratorie.
La collaborazione internazionale, quindi, riveste un ruolo importante non solo per la promozione della produzione di alimenti quanti-qualitativamente idonei a soddisfare i bisogni delle
popolazioni locali ma rappresenta un investimento per quanto riguarda la sicurezza degli alimenti che vengono introdotti nel nostro Paese.
È ben noto, infatti, che l’Italia è fortemente dipendente per quanto riguarda le materie prime sia di origine animale che vegetali da Paesi Extraeuropei, molti dei quali in via di
sviluppo. Ad esempio, pur essendo un Paese quasi completamente circondato dal mare (con 7375 chilometri di costa), l’Italia importa il 70% dei prodotti della pesca necessari al suo fabbisogno,
di cui ben 42.000 partite, nel 2008, provenienti da Paesi Extracomunitari, in particolar modo dell’Africa e del Sud-Est Asiatico (Senegal, Marocco, Tunisia, Tailandia, Vietnam, Cina, ecc.).
Per quanto riguarda, invece, i prodotti alimentari non di origine animale (prodotti ortofrutticoli, cereali, ecc) abbiamo importato sempre nel 2008 oltre 100.000 partite provenienti da ben 165
Paesi non appartenenti all’Unione Europea. Tali partite sono state tutte oggetto di controllo documentale e di queste il 5% controllate, in via ordinaria, analiticamente. Controlli accresciuti,
fino al 100% vengono fatti in caso di allerta comunitaria, come ad esempio nel recente caso del latte alla melamina proveniente dalla Cina o per categorie di prodotti a rischio (es. frutta
secca per ricerca di micotossine). Giova ricordare che l’Italia è l’unico Paese che effettua i controlli sui prodotti non di origine animale alle frontiere, mentre negli altri Paesi i
controlli vengono effettuati quando le merci sono già entrate.
Per garantire la sicurezza alimentare si è condotta un’azione di coordinamento tra tutti i soggetti responsabili dei controlli (Carabinieri, Ministero, Regioni, ASL), promuovendo
verifiche lungo tutta la catena alimentare, dall’impiego non consentito di agrofarmaci in agricoltura, al controllo dei depositi dei prodotti alimentari fino ai luoghi di ristorazione
collettiva. Le ASL, nel 2008, hanno controllato ben 407.128 unità operative pari al 33,9% delle strutture segnalate sul territorio (1.200.932, impianti e attrezzature dei locali,
strutture e mezzi di trasporto), delle quali 49.862 (il 12,2%) hanno mostrato infrazioni.
Nel comparto della sicurezza alimentare, i Carabinieri per la Tutela della Salute – nel periodo gennaio/settembre 2009 – hanno effettuato 24.266 ispezioni ( 17 % sul 2008), segnalando
complessivamente 8.744 persone ( 15 % sul 2008) di cui 1.789 all’Autorità Giudiziaria e 6.955 all’Autorità Amministrativa. Per 36 persone si è reso necessario l’arresto.
Sono stati, inoltre, contestati 3.282 illeciti penali e 12.907 infrazioni amministrative, nonché sequestrate 27.310 tonnellate di alimenti di varia natura risultati irregolari o in
cattivo stato di conservazione.
…
Nel quadro che stiamo tracciando della sicurezza alimentare, intesa come disponibilità di cibo adeguato sia in termini di quantità che di qualità, occorre prestare
particolare attenzione alla possibilità di scelte nutrizionali sbagliate dettate dalla povertà. Ecco quindi che i disequilibri sociali di tipo economico non riguardano più
soltanto i Paesi in via di sviluppo, ma sono concretamente presenti anche da noi, soprattutto nelle fasce più fragili dei poveri, dei bambini, dei vecchi.
Si corre il rischio, pertanto, di passare da una dieta tradizionale, ricca in varietà locali di frutta, verdura, cereali (ricchi di micronutrienti), ad una dieta di transizione
più standardizzata e meno varia, per arrivare ad una dieta povera, basata su zuccheri e amidi raffinati, cibi fritti, soft drinks. Oltre al conseguente impoverimento culturale
(inaccettabile in un Paese di grandi tradizioni alimentari locali come l’Italia) ci si avvia anche ad uno stato di malnutrizione, che nei soggetti più fragili (soprattutto adolescenti,
anziani o diversamente abili) può comportare lo sviluppo di vere e proprie patologie, che implicano un costo economico e sociale.
…
In conclusione, il nostro Ministero riconosce l’importanza di condividere e mettere a disposizione tutte le conoscenze in ambito scientifico, tecnologico, agronomico e sanitario al fine di
rendere più certa la disponibilità di cibo in quantità adeguata (food security) e di buona qualità (food safety) sia in un’ottica di cooperazione bilaterale con i
singoli Paesi, sia nell’ambito delle grandi collaborazioni internazionali. Tra le altre iniziative, si è deciso di mettere a disposizione a livello internazionale gli Istituti
Zooprofilattici Sperimentali, riconosciuti dagli Organismi quali la FAO e l’OMS come centri di eccellenza nella ricerca e nella diagnostica.
La sorveglianza, i controlli, la cooperazione costituiscono così diversi aspetti di un’unica strategia che, come risultato, consente di perseguire l’obiettivo primario del benessere
dei cittadini.
Note finali:
ALIMENTA
ISTITUTO BROMATOLOGICO ITALIANO
Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari – Relazione Attività – Anno 2008
Dipartimento per la sanità pubblica veterinaria, la nutrizione e la sicurezza degli alimenti – PIANO NAZIONALE INTEGRATO – RELAZIONE ANNUALE PER IL
2008
I 5 punti chiave per la sicurezza alimentare in casa





