La Repubblica del maiale di Roberta Corradin: Sessant’anni di storia d’Italia tra scandali e ossessioni culinarie

La Repubblica del maiale di Roberta Corradin: Sessant’anni di storia d’Italia tra scandali e ossessioni culinarie

Ci metterò molto a finire il libro di Roberta Corradin, ma non perché non mi piaccia, anzi. La verità è che lo sto centellinando, leggendone qualche pezzetto alla sera, e facendolo durare il più possibile, come mi accade sempre quando un libro mi piace veramente.

Potrò impiegare alcune settimane, ma tantè, mi godrò il lento piacere della lettura, la verve critica e divertente, e il linguaggio ironico e diretto dell’autrice, ma anche e soprattutto cercando di imprimere nella memoria, i passi fatti dalla cucina italiana in oltre sessant’anni, un evoluzione lenta e inesorabile, che ci ha allontanato dalla tradizione, più e più volte, per poi fortunatamente riportarci sempre verso di essa, aumentando in noi la consapevolezza, di quanto è importante preservare innovando.

Un volume fondamentale per chi è preda del demone della cucina, un virus letale che contagia al pari del collezionismo, della lettura, del cinema, un testo utile per chi si interessa di eno gastronomia, o ne è semplicemente appassionato, un vademecum per chi ne scrive e per chi ha le mani in pasta, un affascinante viaggio nel tempo, che dopo averci accompagnato agli anni ’50, ci riporta ai giorni nostri, attraverso le luci e le ombre dell’ultimo mezzo secolo, il risveglio del Dopoguerra, la stesura della Costituzione, il boom economico, la Guerra Fredda, il benessere, l’Austerity, il terrorismo, l’opulenza degli anni ’80, l’avvento del telefonino, fino alla crisi profonda che ci attanaglia.

Una scorribanda non solo eno gastronomica, dalla nascita della repubblica fino ad oggi, utile per chi non ha vissuto quegli anni, e piacevole da rivivere per chi c’era. Un volume che una volta letto, troverà posto accanto ai testi sacri di gastronomia, di Monelli, Veronelli, Alberini, Marchesi, Montanari, sulla nostra storia recente e su come si è evoluta la cucina italiana, con considerazioni, riflessioni e provocazioni, cercando di fare il punto sulla situazione, magari scatenando in noi, l’irresistibile impulso di correre ai fornelli.

Grazie a una poderosa ricerca, consultando i testi di cucina dell’epoca, e un’enorme mole di riviste d’antan, Roberta Corradin, ci restituisce capitoli ricchi di suggestioni appassionanti, ognuno dedicato a un decennio, che contestualizzano il momento storico, narrano con ironia gli avvenimenti culinari più eclatanti, descrivendo la tavola e le ossessioni degli italiani, in un rimando a corrente alternata fra grandi piatti e clamorosi bluff, raccontando i cambiamenti dell’epoca, e ciò che si beveva e si mangiava, quando la priorità era mettere insieme il pranzo con la cena, o viceversa si navigava nel pieno del boom economico.

Sotto l’egida di Orio Vergani, negli anni ‘50 si costituiva l’Accademia della Cucina Italiana, e risorgeva la rivista “Cucina Italiana”, mentre a tavola c’erano le uova guarnite, la pasta reale, il prosciutto in gelatina; una famiglia su due, negli anni ’60, disponeva finalmente del frigorifero, e imperavano l’insalata russa, il filetto in crosta, le Petit Four; durante gli anni ‘70 impazzavano i pantaloni a zampa di elefante, l’eschimo, e dilagavano la Simmenthal, i vol au vent ai funghi, e le omelette flambè; mentre negli anni ’80, nascevano Slow Food e il Gambero Rosso, e le stragi di mafia flagellavano la democrazia, c’erano il filetto al pepe verde, i profiterol, e la panna prendeva il sopravvento; quando negli anni ’90 cominciava a brillare la stella di Ferran Adrià, la rucola ci invadeva, insieme al Pachino, all’ insalatone a pranzo, alle pennette vodka e salmone, al cocktail di gamberetti, e al tiramisù; fino agli anni 2000, e anche oltre, quando la cucina diventa mediatica, tutti si sentono chef, e a casa non può mancare il cioccolato di Modica, il culatello di Zibello e il Puzzone di Moena. Un volume prezioso, da leggere e da conservare. Per sapere chi siamo e dove andremo, è indispensabile conoscere chi eravamo.

Luca Bonacini
per Newsfood.com

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