La crisi non esiste… per il mercato del falso

La crisi non esiste… per il mercato del falso

Roma – Prospera il mercato del falso, si salva dalla crisi e vale 18 miliardi di euro. La stima è del Centro studi temi della Confesercenti il quale calcola che, se si riportasse il
fatturato complessivo della contraffazione sul mercato legale, si genererebbe una produzione aggiuntiva per un valore di 18 miliardi di euro.

La filiera del falso occupa poco meno di 130 mila persone. Non solo: la contraffazione comporta anche perdite per il bilancio dello Stato in termini di mancate entrate fiscali per oltre 5
miliardi di euro fra imposte dirette ed indirette.   

Il mercato della contraffazione movimenta in Italia un giro d’affari di 7,8 miliardi l’anno. Colpisce per il 60% il settore moda, ma si riesce a contraffare di tutto: cosmetici, apparecchi
elettrici, medicinali, giocattoli, persino prodotti alimentari e fiori.   

Quasi il 50% del fatturato dell’industria del ‘taroccato’ – evidenzia ancora lo studio della Confesercenti, in occasione di un’iniziativa a Pisa – è alimentata da prodotti d’abbigliamento
e di moda (tessile, pelletteria, calzature), segue la pirateria musicale, audiovisiva e software, il resto da giocattoli (si stima che il 12% dei giocattoli in commercio siano contraffatti) che
è, insieme ai farmaci, il settore maggiormente in crescita; infine componentistica e cosmetici.   

A guidare la classifica regionale, con largo margine, è la Campania ma la produzione di merci contraffatte in Italia è concentrata per il 69% nelle Regioni del Sud. Vi è una
geografia della produzione e commercializzazione del prodotti taroccati: Campania: cd, dvd, abbigliamento; Lombardia: componentistica elettronica e profumi; Veneto: occhiali e calzature; Marche e
Toscana (Prato): pelletteria; Puglia: cd e giochi elettronici.      

A favorire l’industria del falso vi è anche l’attitudine dei consumatori italiani che subiscono più di altri la fascinazione della ‘griffe’. Il 70% acquista più o meno
consapevolmente merce contraffatta giustificando la scelta per il prezzo. Due i principali canali di distribuzione: l’e-commerce, che offre elevate garanzie di anonimato alta capacità di
transazione (il 30% dei prodotti venduti on line è taroccato); ma anche l’abusivismo commerciale con l’impiego di ambulanti extracomunitari.   

Nel solo commercio, vi è la presenza di una media di 3 venditori abusivi per ogni mercato e il danno stimato per il settore di 1 miliardo di euro. Numeri importanti – evidenzia l’
associazione guidata da Marco Venturi – di un fenomeno che non ha più le caratteristiche di marginalità sociale, ma è divenuto uno dei polmoni finanziari più
importanti delle mafie italiane e straniere nel nostro Paese.   

Il materiale contraffatto proveniente dai paesi orientali arriva in Europa attraverso i porti di Anversa, Rotterdam in Europa; Trieste, Bari, Livorno e Genova in Italia.  

Due le novità nell’attività criminale della contraffazione: l’intreccio sempre più stretto tra organizzazioni mafiose nostrane, soprattutto camorra e ‘ndrangheta con la
criminalita’ straniera e la capacità di occultare l’organizzazione e riciclare i denari con un meccanismo di ‘scatole cinesi’ attraverso società fittizie con sedi in Italia,
intestate a nomi di fantasia o a nullatenenti e all’estero in paesi off-shore.   

Le vie del falso: dal paese asiatico la merce arriva in primo luogo a Napoli, qui sui capi di abbigliamento vengono apposte le etichette contraffatte delle più importanti marche. La merce
diventa “griffata” e vengono immagazzinate in centri di stoccaggio gestiti da affiliati all’organizzazione criminale, poi la merce è pronta ad essere immessa sul mercato.

Ansa.it per NEWSFOOD.com

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