Influenza A: in Cina l’aglio va a ruba

Influenza A: in Cina l’aglio va a ruba

Tutti pazzi per l’aglio, almeno in Cina. Secondo la medicina tradizionale infatti, il bulbo serve a prevenire contro l’influenza, ed in tempi d’influenza A la prevenzione non è mai
troppa.

Così i contadini del Dragone, che nei mesi scorsi avevano ridotto la semina in seguito al calo dei prezzi, hanno radicalmente cambiato politica. Non basta: a Pechino e negli altri grandi
centri urbani l’aglio è improvvisamente diventata merce rara e preziosa, tanto che gli esemplari rimasti (pochi) di tale vegetale. A Shandong, centro nazionale del prodotto, si fanno
affari, proficuamente ed ininterrottamente.

Ma dietro a tutta questa mania per l’aglio, come spiega il Financial Times, potrebbe non esserci solo la paura del virus H1N1. Secondo gli economisti anglosassoni, il boom dell’aglio potrebbe
rientrare nella sfera della mafia cinese. Essa sfrutterebbe il mix tra disagio della pandemia e delle forniture insufficienti per creare una bolla speculativa, capace di fruttare molto in poco
tempo.

Spiega Jerry Lou, strategist di Morgan Stanley per la Cina: “Ti servono un magazzino, un mucchio di contanti e qualche camion. Il gioco consiste nel bloccare quanta più produzione
possibile e poi fare offerte molto alte per far salire i prezzi. Spostando l’aglio da un magazzino all’altro fai milioni”. In questo modo i grandi grossisti di aglio si arricchiscono in breve
tempo e le gang vogliono allora una (consistente fetta della torta).

La Cina produce i tre quarti dell’aglio mondiale. Gli altri due grandi esportatori sono Argentina a Spagna.

Matteo Clerici

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