La Cina vuole il vino d’Europa, ma l’Italia è solo 5°

La Cina vuole il vino d’Europa, ma l’Italia è solo 5°

La nuova Cina del benessere vuole il vino, ma l’Italia sembra poco capace di approfittarne.

Questo, in sintesi, il messaggio emerso da un’analisi del “China Daily”, il più importante quotidiano del Paese.

In generale, i numeri sono notevoli: da gennaio a giugno 2012, la Cina ha importato da Europa ed America oltre 200 milioni di litri di vini (+12% rispetto al 2011), per un controvalore di
oltre 1,1 miliardi di dollari (+24,1% rispetto al 2011).

Di conseguenza, il vino nazionale arretra, sostituito da quello straniero, passato da 114 milioni di litri (nel 2006) a 283 milioni di litri (nel 2010), con una crescita percentuale superiore
al 65%.

Purtroppo, l’Italia non si dimostra pronta a sfruttare tale situazione: i vini nostrani sono infatti dietro a quelli di Francia, poi Spagna Cile ed Australia.

A spiegare il meccanismo, Lamberto Frescobaldi, vice presidente dell’omonima azienda vitivinicola toscana. Secondo Frescobaldi, il primato francese è il risultato delle vecchie influenze
coloniali, con la presenza transalpina ancora evidente in Asia, Indocina (Vietnam) in particolare.

Riguardo all’Italia, Frescobaldi evidenzia il buon lavoro svolto. Pur ammettendo i “Piccoli passi” delle industrie nazionali, Frescobaldi spiega come i cinesi apprezzino sempre di più il
Made in Italy, trainato dai grandi nomi dell’auto, “Armani e Ferrari sono ormai icone desiderate ed ambite da tutti i cinesi”. Detto questo, l’operazione ha due caratteristiche fondamentali:
l’attenzione ed il turismo nella Penisola. In altre parole, “Per costruire in Cina un successo duraturo, dobbiamo stare attenti a non scendere con la qualità.

Il successo però arriva anche grazie ad un costante incremento dei flussi turistici. Quei cinesi che vengono in Italia a vedere le bellezze del nostro territorio, poi resteranno per
sempre appassionati sostenitori anche dei nostri prodotti”.

Matteo Clerici

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