Italia: meno terreno agricolo, più dipendenza alimentare

Italia: meno terreno agricolo, più dipendenza alimentare

Dagli Anni Settanta, l’Italia è stata oggetto di una cementificazione, spesso non regolarizzata, sicuramente massiccia. Di conseguenza, si è perso gran parte del terreno agricolo,
con correlata diminuzione della produzione.

Questo il quadro tracciato durante l’incontro “Costruire il futuro: difendere l’agricoltura dalla cementificazione”, organizzato dal Ministero delle politiche agricole e forestali.

Secondo i rilevamenti ISTAT, nel periodo 1971-2010 l’Italia ha perso il 28% dei terreni agricoli: 5 milioni di ettari, la superficie complessiva di Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna. Le
cause sono essenzialmente due.

La prima, già citata, è la cementificazione: in media, il territorio nazionale ha un 6,7% di superficie edificate, con la percentuale che sale nella Pianura Padana: il cuore
industriale nazionale ha una superficie media di edificazione pari al 16,4%. Non a caso, la classifica delle 10 provincie più edificate vede molte città settentrionali. Ecco
allora, Monza e Brianza (54%), poi Milano (37%), Varese (29%) e Trieste (28%) poi Padova,Como, Treviso. Uniche eccezioni, Roma e Prato.

La seconda, molto meno rilevante, è l’abbandono delle campagne, con gli agricoltori pronti a cambiare lavoro e lasciare le vecchie occupazioni.

Ai due problemi si lega l’aumento incontrollato della popolazione: dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, la popolazione è cresciuta del 28%, con l’urbanizzazione aumentata del 166%.

Comunque, sia la perdita di terreni agricoli ha portato ad una perdita di autosufficienza alimentare.

Ad oggi, il grado di autosufficienza per i cereali è del 73%, olio d’oliva 73%, carne 72%, latte 64%, leguminose 33% e zucchero, 34%. Per questo motivo, il livello d’importazioni
alimentari dall’estero è cresciuto.

Matteo Clerici

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