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Investire oggi con profitto: tutti pazzi… per Meri

Investire oggi con profitto: tutti pazzi… per Meri

By Redazione

 
Meri è l’acrononimo (More Expedient Real Investiments) progetto che l’agenzia italiana IDEA F&B (www.ideafoodandbeverage.it) ha studiato per favorire l’acquisizione “en primeur” di
vini per l’annata 2009.

Un progetto di consulenza che sta riscuotendo successo tra i ristoratori, enotecari e semplici privati appassionati di vino.
L’agenzia, specializzata in progetti food and beverage, ha una fitta rete di rapporti nel territorio nazionale e da anni porta avanti progetti di comunicazione e di ufficio stampa per portare
alla ribalta cantine e vini, chef e cucine e con loro le più sconosciute destinazioni gastronomiche, utilizzando il web come primo canale, i social network e il mailing, in un network che
oggi conta oltre 500.000 mila contatti profilati!
In più, negli ultimi due anni, si è dedicata a sviluppare progetti di supporto commerciale per la promozione del prodotto, per la riconoscibilità dei marchi e per i consumi.
Quest’anno ha lanciato il progetto MARY per la vendita “en primeur” e sembra che abbia colto ancora nel segno.

L’agenzia IDEA F&B che ha come segno distintivo l’estrema discrezione sulle operazioni di marketing che costruisce non si sottrae a confermare il successo dell’operazione e la straordinaria
risposta del pubblico.

Noi di NewsFood abbiamo voluto indagare…

La vendita di vini “en primeur” è la trasferimento di certificati di acquisto di bottiglie di vino prima che queste siano offerte fisicamente sul mercato, a seguito del normale periodo di
maturazione, solitamente di 2 anni. È generalmente riservata ai vini di altissima qualità e di notorietà planetaria, la cui richiesta del mercato è sempre superiore
alla reale disponibilità. Il mercato principale del vino en primeur è ovviamente Bordeaux, dove è attivo da secoli. Le negoziazioni, nate per gli operatori, cominciano ad
aprile, quando i produttori presentano le prime tranche dei loro vini. Nei due o tre mesi seguenti, sono presentate di solito altre tranche. I pagamenti si fanno alla firma del contratto, la
consegna del vino, dopo due anni. Le vendite sono organizzate da brokers, che fanno da intermediari fra i produttori e i négociants, che a loro volta vendono agli importatori di tutto il
mondo.
Questo sistema è nato per permettere all’acquirente di acquistare ad un prezzo privilegiato, garantendosi la disponibilità di vini difficilmente reperibili sul mercato a seguito del
rilascio.  Chi compra en primeur è interessato a vini che possano migliorare nel tempo. La scelta è piuttosto complessa poiché è difficile determinare le
potenzialità di un vino durante le fasi iniziali dalla sua maturazione. Inoltre i prezzi subiscono ogni anno notevoli variazioni.

I fattori che determinano il costo di ogni millesimo sono sostanzialmente tre: la fama del produttore, la qualità dell’annata e i relativi giudizi espressi dai più noti critici
mondiali.

 In queste settimane il mondo del vino è quindi in fermento per l’attesissimo rilascio dei Primeur di Bordeuax relativamente all’annata 2009, considerata dalla critica internazionale
come una delle migliori che si ricordi a memoria d’uomo, forse superiore anche alla vendemmia 2005, da molti definita “l’annata del secolo”.

Tutti i vini sono già stati eccezionalmente quotati dalla critica internazionale, con numerosi Chateau prossimi al punteggio di 100/100.

Basti pensare che Christian Moueix, che gestisce il leggendario Chateau Petrus, ha affermato: “Non ho mai visto una vendemmia simile nella mia carriera, una carriera che dura dal 1971!” Tutto
questo può far supporre che i grandi vini di Bordeaux possano essere un’ottima opportunità di investimento, così come è accaduto negli ultimi anni.

Ma è davvero così?

Lo abbiamo chiesto a Paolo Repetto, titolare di Vinifera (www.vinifera.it) , tra i pochi in Italia ad operare nell’affascinate ed articolato della vendita dei vini en primeur.

 

Paolo, come procede la campagna per la vendita en primeur dei Bordeaux 2009?

La campagna dei primeur 2009 è un vero evento, che forse sarà irripetibile. L’annata 2009 si è presentata al mercato con aspettative enormi, trainate dagli elevatissimi
punteggi dei critici di tutto il mondo. A partire dalla fine di maggio, un po’ in ritardo rispetto agli scorsi anni, i négociants di Bordeaux hanno iniziato i primi rilasci dei vini, e la
domanda mondiale è stata da subito superiore ad ogni più rosea aspettativa, anche su vini meno conosciuti. Quest’anno dobbiamo essere molto tempestivi nell’acquisto dei vini che
interessano ai nostri clienti, in quanto molti di questi si esauriscono nell’arco di pochi minuti. Se penso che quasi tutti i primeur 2008, rilasciati lo scorso anno, sono stati disponibili
all’acquisto per diversi mesi…

 

Che caratteristiche deve avere un vino per essere venduto en primeur?

Intanto deve avere il potenziale per migliorare nei decenni, e poi di essere attivamente ricercato dal mercato. Per soddisfare questo requisito, un vino deve avere una lunga storia (spesso secoli
piuttosto che decenni) e avere ricevuto un forte e costante successo dalla critica (da Robert Parker, in particolare). In pratica, si tratta di un gruppo ristretto di vini che comprende i top di
Bordeaux, oltre a qualche grande Borgogna e della Valle del Rodano.

 

E i prezzi?

L’annata 2009 viene rilasciata ad un costo importante, paragonabile a quello dell’annata 2005.

 

Perché? E cosa contribuisce a tenere i prezzi così elevati?

Bhe…intanto bisogna tenere presente che i prezzi vengono decisi a gennaio di ogni anno, principalmente sulla base della qualità dell’annata e dei punteggi assegnati da Parker,Wine
Spectator, Jancis Robinson, ecc.

Inoltre tengono conto di una previsione di domanda internazionale. E dalla fine dello scorso l’estremo oriente di è decisamente svegliato.

I ricchi acquirenti di molti Paesi emergenti, soprattutto russi, cinesi ed indiani, non lesinano a spese quando desiderano far bella figura a tutti i costi; per loro il vino top è un
investimento di immagine, un oggetto adatto per le pubbliche relazioni, un simbolo del nuovo status sociale appena conquistato, ma ovviamente le superbottiglie sono rare e quindi in presenza di
una forte domanda e di un’offerta oculatamente limitata, il prezzo sale.

E comunque i francesi su queste operazioni sono maestri. Pensi solo che Chateau Lafite Rothschild da anni ha iniziato ad investire sul mercato cinese, non solo in termini di comunicazione, ma
addirittura acquistando vigneti che tra poco entreranno in produzione.

 

Quali sono i suoi principali clienti?

La mia attività è rivolta principalmente alla clientela tradizionale, in particolare ristoratori ed enotecari. Quest’anno però c’è un grandissimo interesse anche da
parte di investitori privati, che hanno capito che l’investimento mirato sul vino può davvero essere molto soddisfacente.

 

Quindi tutti ad investire in bottiglie pregiate?

Investire nel vino non è semplice, così come ogni altra forma di investimento d’altronde. Gli aspiranti investitori non devono semplicemente acquistare il primo vino che prende la
loro fantasia: non tutti i vini famosi sono adatti. E’ necessario considerare diversi fattori. Oltre ad acquistare al miglior prezzo, bisogna capire quali tipo di performance potrà offrire
una certa etichetta nel tempo, se potrà essere oggetto di un aumento di domanda quindi di valore. Inoltre bisogna essere in grado di “liquidare” il proprio capitale, ovvero riuscire a
venderlo al prezzo desiderato tramite i giusti canali. E tutto questo richiede delle competenze specifiche.

Però muovendosi nel modo giusto si possono ottenere risultati sorprendenti.

 

Ci faccia qualche esempio.

Per fare riferimento a fonti ufficiali, Mediobanca ha certificato che l’indice Livex (che racchiude i 100 vini più ricercati al mondo) è salito fra il gennaio 2001 e il 2009 con un
tasso medio annuo del 12,9%, molto meglio delle azioni e dell’oro. Per non parlare poi del mercato immobiliare.

Per scendere più nel concreto, lo scorso anno chi ha acquistato Lafite Rothschild 2008 en primeur, ad una cifra intorno ai 250,00 euro per bottiglia, oggi può facilmente liquidare
il proprio investimento incassando una cifra introno ai 600,00 euro per bottiglia.

Oppure una cassa da 12 di Le Pin 1998 nel 1999 valeva 900 euro, oggi non bastano 20.000 euro per acquisirla.  Chiaramente non è sempre così e non vale per tutti i vini, ma le
possibilità di ottenere buone performance ci sono.

Crede che continuare ad investire nel vino continuerà a dare rendite importanti anche in futuro?

Credo di si, soprattutto in virtù dei nuovi mercati asiatici che si stanno aprendo. Pensi che il volume di affari delle aste di vini pregiati ad Hong Kong sta per superare quelli
sviluppati nelgi USA e a Londra.

 

 
Quali i vini su cui puntare parlando di 2009?

Attualmente Lafite Rothschild sembra essere l’etichetta più richiesta, ma bisogna prestare molta attenzione, in quanto la pressante domanda sta facendo lievitare eccessivamente i prezzi.
Bisogna capire se tra qualche anno si rivelerà un investimento conveniente. Prevedo invece ottime performance per Latour e Margaux, così come per gli altri 1er Grand Cru
Classé. Sono molto attento anche ad alcuni vini che hanno un ottimo potenziale in termini di redditività quest’anno, come Cos d’Estournel, Pontet Canet, L’Evangile, Malescot St
Exupery, Montrose, Smith Haut Lafitte, Clinet, Branon e altri. Restando sui Bordeuax, la certezza granitica è sempre Petrus, ma è il vino più difficile da reperire.

 

E i vini italiani?

Oggi l’unico vino italiano in grado di offrire performance importanti e ricercato assiduamente in tutto il mondo è il Masseto. Basti pensare che il 20% della produzione, dallo scorso anno,
è stato affidato a 5 négociants di Bordeaux. Un evento storico. Ma sono convinto che nel tempo molte altre etichette attireranno l’attenzione degli investitori.  il nome del
progetto che l’agenzia italiana IDEA F&B ha studiato per favorire l’acquisizione “en primeur” di vini per l’annata 2009.

CONTATTI:

Paolo Repetto http://www.vinifera.it
IDEA Food&Beverage
http://www.ideafoodandbeverage.it +39.02.30.31.04.90

 
Giuseppe Danielli
Newsfood.com

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