Intensificata l'attività di monitoraggio degli impianti nucleari piemontesi

By Redazione

Alessandria – «Da sempre, insieme alle Province di Asti, Vercelli e Torino, portiamo avanti la richiesta di un’intensificazione delle attività di monitoraggio da
parte dell’Arpa sui lavori di smantellamento dei siti nucleari di Saluggia, Bosco Marengo e Trino e sui livelli di contaminazione delle falde superficiali.

La presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, sollecitata dalle quattro Province interessate, ha chiesto i 600 mila euro necessari alla copertura finanziaria del programma di controllo
e al posizionamento di 21 nuovi piezometri di rilevamento all’interno dell’area Sorin-Avogadro di Saluggia al Ministero dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico, ma noi ribadiamo il fatto che
si faccia presto. Se i fondi non arrivano da Roma, che sia, allora, la Regione ad intervenire direttamente anticipando la cifra».

Questa la posizione sostenuta dal presidente della Provincia di Alessandria, Paolo Filippi, nel corso dell’incontro sulla messa in sicurezza e dismissione degli impianti per lo stoccaggio di
scorie radioattive presenti sul territorio piemontese, svoltosi alla presenza dell’assessore regionale all’Ambiente, Nicola De Ruggiero, ai responsabili dell’Arpa e ai rappresentanti delle zone
interessate. Dopo il tavolo di trasparenza dello scorso 31 gennaio, Regione ed Arpa hanno, infatti, voluto fare il punto della situazione attuale, rilanciando, dopo gli episodi di
contaminazione delle falde verificatisi per la piscina Eurex di Saluggia e la segnalazione di una fuoriuscita a valle del sito Avogadro, la necessità di una puntuale e costante analisi
di valutazione di impatto ambientale.

Il programma di intervento prevede l’aumento della frequenza di campionamento delle acque e dei punti da inserire nella rete di monitoraggio, intensificando i controlli con prelievi e analisi
trimestrali e mensili sui pozzi significativi per la campagna di caratterizzazione dei siti, che consentano di tenere sotto controllo la situazione e capire da dove arriva il rilascio degli
isotopi radioattivi e come gestirlo. A ciò si aggiunge il fatto che proprio la zona che richiede maggiore tutela, quella del campo pozzi dell’Acquedotto del Monferrato, sarà
sottoposta ad un controllo continuativo, con trasferimento dei dati rilevati ai laboratori ventiquattrore su ventiquattro.
«Non intendiamo creare allarmismi tra la popolazione – ha ribadito il presidente Filippi – che, anzi, rassicuriamo sull’assoluta potabilità delle acque. La situazione è
sotto controllo, dato il livello esclusivamente superficiale della contaminazione, ma saremo tutti più tranquilli con un monitoraggio delle falde il più puntale e preciso
possibile. Fino al momento in cui non si realizzerà lo sgombero totale delle aree, ogni sforzo dovrà essere teso alla messa in sicurezza dei pozzi, anche se ciò
vorrà dire maggiori e continui investimenti».

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