Integratori d’erbe: un rischio sottovalutato

Integratori d’erbe: un rischio sottovalutato

La mania per l’ecologia a tutti i costi colpisce anche la medicina.

In nome della medicina naturale, infatti, molti assumono in maniera assolutamente amatoriale integratori a base di erbe, confidando nell’assenza di controindicazioni.

A dare l’allarme su questa pericolosa tendenza fai-da-te uno studio della Mayo Clinic, negli Stati Uniti.

I medici americani evidenziano come gli integratori vegetali vanno considerati veri e propri farmaci, potezialmente utili ma anche in grado di causare gravi effetti collaterali e da utilizzare
sotto consiglio e supervisione di uno specialista.

Il testo offre anche alcuni esempi:

  • Kava (o Kawa Kawa). Supplementi a base di questa pianta utilizzata in molte preparazioni per combattere le disfunzioni sessuali sono stati associati a problemi al fegato. In
    particolare, nel caso di assunzione di farmaci anticolesterolo, si crea un mix estremamente pericoloso.

  • Iperico. Può interagire con aumentando o diminuendo la potenza di molti farmaci e causare anche gravi effetti indesiderati. Per questo motivo se ne sconsiglia l’uso nelle
    persone che già assumono farmaci antidepressivi, anticoagulanti, immuno-soppressori, steroidi e farmaci per l’asma

  • Aglio, zenzero, partenio e ginseng. Questi ostacolano l’azione dei farmaci anticoagulanti, aumentando così il rischio di emorragie

  • Ginko Bilboa. Interferisce con ben 3 tipi di farmaci: anticoagulanti (provocando emorragie), antiepilettici e diuretici (causando sbalzi di pressione arteriosa).

Matteo Clerici

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