Influenza A. Il vaccino, tra paure ed interrogativi

Influenza A. Il vaccino, tra paure ed interrogativi

In, Italia la vaccinazione contro l’influenza A è ormai iniziata, ma tale procedura cammina al fianco di una serie di dubbi, perplessità e paure: legate al principale
protagonista: il vaccino.

Semplici cittadini, utenti di Internet ma anche professionisti della sanità (la percentuale dei medici vaccinati è molto bassa) vedono con crescente distacco quello che dovrebbe
essere il primo protagonista della lotta al virus H1N1.

Il primo problema è quello degli additivi e dei loro effetti collaterali.

Alla fine della Guerra del Golfo, i soldati americani furono colpiti da una serie di gravi problemi di salute, culminati da numerose nascite di bambini con malattie incurabili e gravi
malformazioni. Tale “Sindrome del Golfo” fu attribuita all’utilizzo da parte del Pentagono di vaccini sperimentali con lo squalene, un adiuvante capace di aggirare il sistema immunitario. Sul
problema squalene e sulla presenza di mercurio, ecco il parere del dottor Giovanni Di Perri, infettivologo all’Università di Torino: “Le procedure di preparazione dei vaccini sono molto
cambiate negli anni. Gli adiuvanti potenziano l’antigene specifico e la risposta dell’organismo, o servono a modulare il tempo di rilascio”. Il professor Di Perri continua, ricordando come “Nel
2009 l’industria è molto attenta, anche per quanto riguarda l’uso del mercurio” e come determinati problemi siano sempre possibili: “Anche danni gravi come l’encefalopatia scatenata
molti anni fa dai vaccini contro la polio si scoprì che furono causati dalla natura stessa del vaccino, e non dagli additivi messi subito sotto accusa”.

Una percentuale di rischio, quindi, rimane. E tale zona grigia diventa particolarmente insidiosa per i bambini e le donne in gravidanza.

Riguardo alle future mamme, il dottor Giorgio vettori, presidente della SIGO (Società Italiana di Ginecologia e Ostericia) parla chiaro: “Oggi non conosciamo la risposta immunitaria in
gravidanza, ma sappiamo che in gravidanza i rischi di qualsiasi complicanza sono quattro o cinque volte superiori. E’ bene siano vaccinate soprattutto le donne in attesa che hanno altri figli
all’asilo o a scuola dove il virus circola, oppure donne in gravidanza che lavorano ancora, a contatto col pubblico”. Perciò, le signore in stato interessante “Possono sottoporsi la
vaccino, ma senza adiuvante”.

Il rapporto tra pandemia e bambini è invece descritto dal dottor Giuseppe Mele, presidente dalla FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri). Mele inizia a sottolineare l’aumento di casi
tra i piccoli: “In questa stagione mai visto così tante influenze tra i più piccoli, e l’epidemia della “stagionale” è ancora lontana”. Dopodiché, colpisce subito al
cuore, cioè la sicurezza o meno del vaccino: “Nessun vaccino è esente da rischi, ma qualsiasi campagna vaccinale mette sul piatto della bilancia pro e contro. E l’EMEA, sulla base
di documentazione scientifica e sperimentazione, dice che il vaccino contro l’Influenza A può essere iniettato dai 6 mesi di vita in su”. Il problema “E’ che molti casi bisogna ancora
vaccinare: speriamo tardi il picco di contagio”. Inoltre, i primi dati indicato come il vaccino sui più giovani sia meno efficace del previsto: 25% senza adiuvante, 40% con.

In mezzo a tale groviglio di confusione dubbi e paure, c è anche chi tenta di dare chiarezza.

Come il dottor Amedeo Bianco, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici. Così si esprime Bianco: “Non facciamo confusione. Si è deciso subito che i medici
sarebbero stati fra i primi a essere vaccinati. Ma nessuno ha mai detto: “Vaccinatevi perché l’influenza A è pericolosa”. Non temiamo vittime e non ci preoccupano neppure gli
effetti del vaccino. Abbiamo detto ai medici di vaccinarsi perché, quando la pandemia sarà al picco dei contagi, non potremo permetterci di avere tra i malati decine di dottori
che non potranno dare il loro aiuto.

Matteo Clerici

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