Infermieri introvabili: la Lombardia cerca 3.000 professionisti e la crisi rischia di aggravarsi. FIALS: «Non bastano incentivi agli studenti, servono stipendi e carriere migliori»

Infermieri introvabili: la Lombardia cerca 3.000 professionisti e la crisi rischia di aggravarsi. FIALS: «Non bastano incentivi agli studenti, servono stipendi e carriere migliori»

By MM

Dall’invecchiamento della popolazione alla fuga verso il privato e l’estero, il sistema sanitario lombardo affronta una delle sue sfide più difficili. Le dichiarazioni di Guido Bertolaso riaprono il dibattito sul futuro delle professioni sanitarie e sulla capacità del Servizio sanitario nazionale di attrarre e trattenere infermieri qualificati.

Milano, 5 giugno 2026

Mancano circa 3.000 infermieri in Lombardia. A lanciare l’allarme è stato l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso, che ha riportato al centro del dibattito una questione che da anni interessa non soltanto la Lombardia ma l’intero Servizio sanitario nazionale.

La carenza di infermieri rappresenta oggi uno dei principali problemi della sanità italiana. Non si tratta infatti soltanto di coprire posti vacanti negli ospedali, ma di garantire il funzionamento di un sistema che deve assistere una popolazione sempre più anziana, cronica e fragile.

Le parole di Bertolaso hanno riaperto una discussione che coinvolge politica, università, aziende sanitarie e organizzazioni sindacali. Lo stesso assessore ha sottolineato come negli ultimi quindici anni non sia stata realizzata una politica realmente efficace di valorizzazione delle professioni sanitarie, contribuendo a una progressiva perdita di attrattività del settore.

Guido Bertolaso

Perché mancano infermieri in Lombardia

Le ragioni della crisi degli infermieri sono molteplici. Negli ultimi anni si è assistito a una progressiva riduzione dell’attrattività della professione infermieristica. Da una parte aumentano responsabilità e carichi di lavoro; dall’altra le retribuzioni continuano a essere considerate poco competitive rispetto ad altri Paesi europei o rispetto ad alcune opportunità offerte dal settore privato.

A ciò si aggiunge il cambiamento demografico. La Lombardia, come gran parte dell’Italia, sta invecchiando rapidamente. Crescono i bisogni sanitari mentre una quota significativa degli infermieri attualmente in servizio si avvicina all’età pensionabile.

Il risultato è un fenomeno che rischia di autoalimentarsi: meno personale significa maggiori carichi di lavoro per chi resta, aumentando il rischio di dimissioni, burnout e abbandoni professionali.

La concorrenza del privato e dell’estero

Molte strutture sanitarie segnalano una crescente difficoltà nel trattenere personale qualificato.

Sempre più professionisti scelgono infatti la libera professione, il settore privato o opportunità lavorative all’estero, dove le condizioni economiche risultano spesso più favorevoli e le prospettive di carriera maggiormente definite.

In diversi Paesi europei gli stipendi degli infermieri risultano significativamente più elevati rispetto a quelli italiani. Questo fenomeno rende sempre più difficile per il Servizio sanitario nazionale competere sul mercato del lavoro sanitario.

Gli incentivi agli studenti possono bastare?

Tra le ipotesi avanzate dalla Regione vi è quella di introdurre incentivi economici per favorire l’iscrizione ai corsi universitari di infermieristica.

Una misura che potrebbe contribuire ad aumentare il numero di studenti ma che, secondo molti osservatori del settore, rischia di non essere sufficiente.

Il vero problema non è soltanto formare nuovi infermieri ma creare condizioni tali da convincerli a rimanere nel sistema sanitario pubblico dopo la laurea. Se non si interviene sulle condizioni economiche, sulle prospettive di crescita professionale e sull’organizzazione del lavoro, il rischio è quello di continuare a registrare una dispersione di competenze proprio nel momento in cui il sistema sanitario ne avrebbe maggiore bisogno.

La posizione di FIALS Lombardia

Sul tema è intervenuta anche FIALS Lombardia, che vede nelle dichiarazioni di Bertolaso la conferma di criticità denunciate da tempo.

«Lo diciamo da anni: non esiste alcuna emergenza improvvisa. La situazione attuale è la conseguenza di scelte che hanno progressivamente impoverito l’attrattività delle professioni sanitarie. Se oggi mancano infermieri, significa che per troppo tempo non si è investito adeguatamente su chi opera negli ospedali e nei servizi territoriali», dichiara Roberto Gentile, segretario generale di FIALS Lombardia.

Secondo il sindacato, l’ipotesi di incentivi economici per favorire l’accesso ai corsi di laurea può rappresentare un segnale positivo, ma non può essere considerata la soluzione del problema.

«Ben vengano le iniziative che aiutano i giovani a intraprendere il percorso infermieristico. Tuttavia il vero tema è un altro: come trattenere questi professionisti nel Servizio sanitario pubblico una volta conclusi gli studi. Se le condizioni economiche e professionali restano inadeguate, continueremo a registrare abbandoni, dimissioni e una crescente fuga verso altri settori o verso l’estero», prosegue Gentile.

Per FIALS la carenza di infermieri in Lombardia è strettamente collegata alla progressiva perdita di attrattività dei percorsi formativi e lavorativi del settore sanitario.

«La politica oggi prende atto di ciò che infermieri, ostetriche e professionisti sanitari vivono quotidianamente. La riduzione dell’attrattività dei percorsi formativi, la carenza di personale e le difficoltà nel garantire il ricambio generazionale sono il risultato di anni di sottovalutazione del ruolo strategico delle professioni sanitarie», afferma Gentile.

Una sfida decisiva per il futuro della sanità

La questione degli infermieri va ben oltre il semplice reclutamento di personale. Riguarda la capacità stessa del sistema sanitario di rispondere alle esigenze future della popolazione.

Le Case di Comunità, l’aumento delle patologie croniche e l’allungamento della vita media richiederanno infatti un numero crescente di professionisti sanitari.

«Servono stipendi adeguati alle responsabilità esercitate, una reale valorizzazione delle competenze, percorsi di carriera concreti e condizioni di lavoro che consentano agli infermieri, alle ostetriche e a tutti i professionisti sanitari di scegliere di restare nel Servizio sanitario pubblico. Tutto il resto rischia di essere soltanto un tentativo di gestire l’emergenza senza risolverla», conclude Gentile.

La crisi degli infermieri in Lombardia non è soltanto un problema occupazionale. È uno dei segnali più evidenti delle trasformazioni che stanno interessando la sanità italiana e delle scelte che politica e istituzioni saranno chiamate a compiere nei prossimi anni.

Redazione Newsfood.com

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