In Sicilia rientra l'allarme per la stagione irrigua
16 Maggio 2008
Rientra l’allarme per la stagione irrigua, le preoccupazioni della Cia Sicilia circa un possibile blocco o ritardo nella definizione dei piani di riparto delle acque irrigue, dopo l’incontro di
ier pomeriggio all’assessorato Agricoltura, sono state ridimensionate: rassicuranti in questo senso gli impegni di «continuità tecnica» dichiarati dal dirigente generale
degli interventi infrastrutturali dell’assessorato regionale Agricoltura, Dario Cartabellotta (a cui è stata affidata la gestione ordinaria dei Consorzi di Bonifica) durante l’incontro
odierno con i rappresentati della Cia regionale.
La campagna irrigua procederà quindi senza ritardi, né sospensioni. Ma c’è di più: il dirigente dell’Assessorato ha anche chiarito i termini del mandato ricevuto dal
governatore Lombardo: razionalizzazione, riordino, maggiore efficacia ed economicità e per quelli in deficit piani finanziari di rientro.
«Purchè nessun danno venga arrecato alle produzioni agricole ad alto reddito assicurando l’ordinarietà degli atti e vengano rispettati i tempi previsti dal decreto per la
predisposizione della proposta di riordino, riorganizzazione e razionalizzazione dei Consorzi di Bonifica, gli obiettivi perseguiti dal presidente Lombardo sono condivisi dalla Cia anche
perché vanno nella direzione auspicata dalla Confederazione in questi anni», dichiara Carmelo Gurrieri, presidente regionale della Cia. E aggiunge: «Azzeramento del deficit,
razionalizzazione, accorpamento, ridefinizione degli ambiti e riduzione dei costi soprattutto di quelli del personale, modifica della legge di riferimento sono interventi da cui non si
può prescindere e senza i quali il ritorno alla gestione ordinaria affidata agli agricoltori dopo l’ultradecennale e deprecabile gestione commissariale non sarebbe praticabile».
«Infine -conclude Gurrieri- è assolutamente necessario ridurre il costo dell’acqua irrigua che in Sicilia è la più cara d’Italia: si arriva a punte di 5 mila euro per
irrigare un ettaro. Scandaloso è pure il fatto che per servire i 67mila ettari di terreni irrigui dell’Isola si impieghino oltre 2000 persone».




