Immigrati, Ronchi: «Clandestini? AN non pone veti»

By Redazione

«Ma quali veti? An è per introdurre il reato di clandestinità, siamo pronti ad approvarlo anche subito».

Non è piaciuta al partito di Fini l’intervista di Niccolò Ghedini al Corriere della Sera. Perché l’avvocato del premier, deputato pdl, e autore della bozza del pacchetto
sicurezza lamenta intralci di An e dell’Unione europea al suo testo. «Avevo preparato una bozza che fissava alcuni punti fermi quando dalla politica sono cominciati i veti» spiega
il deputato forzista, che non attribuisce la responsabilità alla moral suasion del Quirinale («Non è stato questo il problema»), ma punta il dito contro gli alleati:
«An ha fatto resistenza forte. Non erano affatto entusiasti ». Parole che fanno insorgere il quartier generale del partito. E anche Andrea Ronchi, ministro delle Politiche
comunitarie, scuote la testa, contrariato, più per questo, che per gli attacchi giunti anche ieri dai ministri di Zapatero sulle «criminalizzazioni» degli immigrati e sul
nostro premier «da psichiatra».

Prima le critiche internazionali. Dalla Spagna tornano ad accusarvi di non rispettare i diritti umani degli immigrati. Cosa ne pensa?
«Noi non criminalizziamo
né discriminiamo nessuno. Vogliamo un Paese solidale e accogliente. Ma difendiamo il diritto primario dei cittadini italiani ad essere sicuri».

A cosa attribuisce queste accuse?
«Non sono abituato a giudicare gli atteggiamenti altrui. Non mi permetto. Ognuno si assume le proprie responsabilità di
governo. Ma sono accuse in cui non ci riconosciamo affatto».

Il governo spagnolo si è già dissociato. Tutto risolto?
» Mi auguro che Zapatero prenda le distanze anche dal così basso tono del ministro
Bibiana Aido che dando a Berlusconi del matto lo ha dato anche agli italiani che lo hanno votato e lo hanno eletto. E questo è offensivo per tutto il nostro Paese ».

Le critiche internazionali non vi preoccupano. Ma il pacchetto sicurezza sembra in difficoltà. E Ghedini vi accusa di porre dei veti all’introduzione del reato di
clandestinità. E’ vero?
«Assolutamente no. Noi siamo favorevoli. Lo abbiamo scritto nel programma. Abbiamo fatto i manifesti con su scritto: «Mai più
clandestini sotto casa«».

Nessun ripensamento?
«Ma per carità».

Allora cosa è stato? Un equivoco?
«Non lo so. Ghedini, che io stimo, invece di basarsi su informazioni di seconda mano bastava chiedesse a me, a Matteoli o a
La Russa. Senza scomodare il presidente della Camera Gianfranco Fini ».

Lo avrà fatto.
«No. Ci siamo sentiti e nessuno era stato contattato».

Ghedini parla anche di veti dell’Unione europea. Le risultano?
«Anche lì. Da lunedì io sarò all’Ue a lavorare per anticipare le linee guida che
saranno cambiate a dicembre. In Europa devono capire che noi siamo la porta del Mediterraneo e quella porta deve essere chiusa all’illegalità ».

Cosa pensa che ci sia dietro le affermazioni di Ghedini?
«Nulla. Ma An è stata citata a sproposito. Se ci sono perplessità da parte di altri siamo
pronti a capire le sensibilità altrui ».

Anche le perplessità giuridiche?
«La Costituzione non vieta di introdurre il reato di clandestinità. E il diritto alla sicurezza è primario e
lo Stato lo deve garantire».

Siete pronti anche a discutere sui timori di cedere alle pulsioni dell’intolleranza?
«L’intolleranza e il razzismo si combattono proprio così. Non basta
reprimere gli assalti ai romeni. Occorre colpire i clandestini ed essere solidali con chi accetta le nostre regole. Se ti piglio e non mi dici dove abiti e come ti mantieni devi essere
cacciato».

Ghedini lamenta intralci anche all’inasprimento delle pene per il reato di rapina in abitazione.
«Anche in questo caso non siamo affatto contrari».

Siete favorevoli al decreto legge e decreti attuativi o preferite un disegno di legge?
«Il ministro dell’Interno Maroni faccia quello che crede. Non ci interessa
come risolve la cosa dal punto di vista tecnico. L’importante è che dal punto di vista culturale ci sia un atto di senso compiuto. I cittadini da noi aspettano di vedere la differenza:
il giro di vite contro l’illegalità e i clandestini che poi alimentano i traffici di droga, di prostituzione e la criminalità».

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