Il Veneto merita il suo modernismo federalista

Il Veneto merita il suo modernismo federalista

By Redazione

La cultura deve tornare ad essere il motore dei grandi cambiamenti politici. È su queste fondamenta che vogliamo costruire il laboratorio federalista del Veneto. Dobbiamo ripercorrere
esperienze come quelle della Catalogna, in cui la capacità di coniugare tradizione e innovazione ha prodotto uno tra i più fertili fenomeni culturali e politici che l’Europa abbia
generato nel XX secolo.

Penso al modernismo che si incarna in opere come il Palau della musica di Barcellona, nato dalla volontà di un popolo di dare un tempio alla propria identità culturale. I fondatori
del Palau erano un gruppo di persone che coltivavano il sogno di rompere gli argini del conformismo culturale, che voleva ghettizzare la loro identità locale. Noi nutriamo la stessa
volontà di universalizzare questa profonda esigenza identitaria, seguendo il principio indicato da Thomas Mann secondo cui il tipico è anche mitico.

Credo che in Veneto ci sia l’humus per realizzare un sogno simile a quello catalano. Sto pensando, ad esempio, ai più recenti dati Istat che danno la nostra regione subito dopo la
Lombardia per produzione e fruizione culturale. È finito il tempo in cui la cultura era pensata come appannaggio delle élite. Esistono sparsi sul nostro territorio luoghi che
è arrivato il momento di valorizzare e mettere in rete.

In questi anni si è sviluppato in Veneto un movimento trasversale giovane, capace di sperimentare linguaggi, che, perfino per modalità di commercializzazione del bene culturale, ha
del sorprendente. Esistono case editrici indipendenti che riescono ad illuminare il locale, contribuendo allo stesso tempo a comprendere il mondo globale e che sono esempi di imprenditoria ben
riuscita.

Abbiamo teatri di tradizione con un pubblico fedele e consolidato. A questo patrimonio vanno aggiunti i luoghi di produzione a livello int! ernazion ale come l’Arena di Verona e la Fenice. E
ancora, tutte le esperienze culturali che hanno come fulcro la nostra lingua madre, il veneto, ordito indispensabile di qualsiasi racconto che voglia narrare il nostro futuro a partire dalla
nostra tradizione millenaria. 

Vogliamo ribaltare la vecchia dialettica che vede dei centri che illuminano oscure periferie. Oggi molti luoghi di produzione culturale in Veneto sono eccentrici rispetto alla topologia
tradizionale. Questo fenomeno è l’espressione di un processo di democratizzazione della cultura di cui il Veneto è certamente un precursore.

Persino il mondo universitario si confronta con realtà che producono cultura pur non appartenendo al mainstream accademico. C’è infatti una comunità scientifica,
artistica e letteraria che è allargata e pervasiva a livello territoriale.

Ecco perché dobbiamo costruire reti di musei, di biblioteche, di archivi. Molto è stato fatto, ma moltissimo resta ancora da fare in questa direzione. Abbiamo bisogno di reti di
istituzioni culturali, di centri di ricerca, di università, di teatri, per mettere in circolo le idee. Compito della Regione è costruire una rete delle reti per garantire rapporti
interdisciplinari e interistituzionali.

La grande sfida è passare da una visione della cultura come momento formativo o come momento ricreativo a una visione di essa come impegno collettivo capace di muovere l’intera
società. Anche l’economia, la creazione di un nuovo gusto e di una nuova domanda possono trovare un motore straordinario nella macchina dell’offerta culturale del Veneto.

Lucazaia.it
Redazione Newsfood.com+WebTV

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