Il Punto e virgola di Comolli 19/12/25 – Fermenti di fine anno tra Europa, territori e vino italiano
19 Dicembre 2025
By Giuseppe
19 dicembre 2025: Eurobond, Legge di Bilancio, Montagna e territori interni, modello ZES Sud, exportVino italiano.
Un punto per fermarsi, una virgola per andare oltre.
Newsfood.com, 19 dicembre 2025
Il Punto e Virgola di Comolli
Fermenti di fine anno tra Europa, territori e vino italiano
Fermento di fine anno. In Europa sembra finalmente muoversi qualcosa di concreto e reale. Il vento gelido proveniente dall’Est ha forse costretto i 27 Paesi (+1) a riscoprire una visione comune, rimettendo sul tavolo gli Eurobond, già proposti oltre vent’anni fa dall’allora ministro Giulio Tremonti.
Forse i burocrati e i tecnocrati di Bruxelles smetteranno di imporci scelte su banalità regolatorie – dalla forma dei pisellini surgelati ai materiali delle bottiglie, fino al salva-tappo in plastica – per concentrarsi finalmente su politiche strutturali, capaci di incidere sulla competitività e sul futuro dell’Unione.
In Italia, come da tradizione, la legge di Bilancio vive gli ultimi giorni dell’anno su un otto volante continuo: da un lato il necessario ricontrollo della spesa pensionistica per garantire un futuro alle giovani generazioni, dall’altro una rinnovata – e finalmente concreta – attenzione verso montagna e territori interni.
Sulle pensioni future è tempo di archiviare definitivamente le scorciatoie aritmetiche dei “100–104” come somma di età e contributi. Serve una visione strategica di lungo periodo, fondata su strumenti fiscali e tributari, sulla revisione di benefici goduti per oltre quarant’anni e su un utilizzo più intelligente del TFR. L’obiettivo deve essere la nascita di un sistema integrativo vero, capace nel tempo di alleggerire l’INPS da zavorre strutturali e costi fissi non più sostenibili.
Monti e Alti Colli: una questione nazionale
Il tema Monti & Alti Colli®© è centrale per il futuro della Penisola. Finalmente viene affrontato per ciò che è: una questione produttiva, sociale e demografica.
Città come Napoli, Bologna, Cortina, Bari o Catania probabilmente non rientreranno più nella vecchia logica delle “comunità montane”; al contrario, molti territori dell’Appennino nazionale devono rientrare nel progetto.
Il fondo previsto – appena 200 milioni di euro, francamente magro – rappresenta tuttavia un primo segnale per territori abbandonati da imprese artigianali, agricole e zootecniche, dai servizi sociali e soprattutto dai residenti, con un calo demografico che supera il 48% rispetto al 1975.
Limitarsi al solo parametro dell’altitudine serve forse ai ministeri, non ai territori. L’altitudine media (500 m s.l.m.) può avere senso solo se accompagnata da criteri multipli:
- soglia minima non inferiore a 250 metri
- calo demografico ≥ 15% in 25 anni
- reddito medio pro capite sotto i 20.000 euro lordi annui
- assenza di servizi essenziali (medico, scuole, asili, trasporti, bancomat, connessione internet minima 3/30 Mb)
- distanza superiore a 30 minuti da un centro attrezzato
Caro ministro Roberto Calderoli: un insieme di parametri funziona meglio di uno solo. Serve più budget e il progetto deve partire dal welfare globale, non dall’assistenzialismo. Per riportare famiglie e imprese sopra i 500 metri servono servizi civili, sostegno alle attività primarie, certezze temporali, non bonus episodici.
Un modello possibile: ZES Sud
Il modello potrebbe essere simile alla ZES Sud, che – se ben utilizzata – ha dimostrato efficacia. In diverse aree vigilate tra 2022 e 2025, sgravi fiscali fino al 60% hanno favorito la nascita di imprese creative e tecnologiche nel Mezzogiorno e nelle isole minori. Penso, ad esempio, alla mia Pantelleria.
Serve ora un “ravvedimento operoso” sotto Natale da parte di Governo e Parlamento. La direzione è quella giusta, ma va monitorata costantemente.
Lo stesso vale per uno dei grandi buchi neri dell’industria italiana: l’acciaio, Taranto in primis. Dopo decine di miliardi spesi in rattoppi, è davvero impossibile trovare una soluzione definitiva che tenga insieme occupazione, ambiente e proprietà privata sotto controllo pubblico (non gestione pubblica)?
Vino italiano: export sotto pressione
Tornando al vino italiano, nuovi dati – che si aggiungono a quelli di Osservatorio OVSE, CevesUni e altri – confermano segnali di difficoltà. A novembre 2025 l’export segna ancora un segno meno, sia in volumi che in valore, proprio nel comparto che per dieci anni ha rappresentato il motore del settore.
Nel 2005 l’export di vino italiano in Francia era quasi nullo; oggi il mercato transalpino vale circa il 10%, grazie soprattutto al Prosecco DOC e DOCG.
Le bollicine tengono:
- -0,5% in valore
- +2,1% in volumi (oltre 600 milioni di litri attesi a fine anno)
I vini fermi, invece, segnano un -2,1 / -2,8% sia in valore che in volumi. Oggi gli spumanti rappresentano quasi il 30% dell’export totale.
Il mercato USA ha retto benissimo, nonostante le Cassandre – spesso più politiche che informate. Il Prosecco DOC/DOCG guiderà il 2025 con 1,6 miliardi di euro di export, che diventano 4,9 miliardi al consumo. Più deboli UK, Spagna, Portogallo, Grecia e soprattutto Germania, con prezzi doganali in forte calo.
Francia vs Italia: due modelli a confronto
Champagne, Bourgogne e Bordeaux sono nel pieno di una rivoluzione strutturale. La politica francese lavora da anni su:
- valorizzazione dei territori
- rigenerazione dei luoghi produttivi
- management qualificato
- turismo integrato
- rinnovo della matrice viticola
- riposizionamento dei consumi
- supporto delle ambasciate
- politiche comuni sopra gli interessi di parte
Il tutto senza slogan vuoti sulla sostenibilità: o il progetto è coerente, o si resta fuori.
E l’Italia? Tavoli enormi, tutti seduti, molta rappresentanza. Ma i risultati?
Molti consorzi di tutela vivono una crisi profonda di identità e funzione, frutto di errori accumulati in vent’anni. Pensare solo a bottiglie ed export non basta più.
Meditino i ministri Francesco Lollobrigida e Adolfo Urso: meno ascolto delle lobby, più visione sistemica, fuori da schemi e interessi particol
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Il punto e virgola serve a collegare ciò che altri separano.
Oggi i fatti parlano chiaro, ma come sempre è il contesto a fare la differenza. Tra numeri, percezioni e decisioni che incidono sul futuro del comparto, vale la pena fermarsi un attimo, mettere un punto… e poi ripartire, con una virgola, per capire cosa sta davvero succedendo.
Un punto per fermarsi, una virgola per andare oltre
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