Consorzio Vini Colli Piacentini in liquidazione?…Intervista al fondatore
15 Dicembre 2025
By Giuseppe
Il Consorzio di Tutela Vini doc Colli Piacentini è in forte crisi. Crisi economica, sociale, di bilancio, di direzione, di gestione, di presidenza…
Intervista a chi, nel 1986, fondò l’attuale consorzio di tutela dei vini Doc Colli Piacentini
Giampietro Comolli: si perde la millenaria storia della viticoltura piacentina di qualità
Newsfood.com, 15 dicembre 2025
Perde la millenaria storia della viticoltura piacentina di qualità
Già Direttore del Consorzio piacentino dal 1986 al 1992, a scavalco fino al 1994. Inoltre è stato anche fondatore della Federdoc, federazione dei consorzi di tutela d’Italia e manager di grandi imprese come la Spa Ferrari-Lunelli .
Rivolgiamo a Giampietro Comolli alcune domande perchè ci aiuti a capire (diversi già i suoi interventi su questo argomento https://www.ilpiacenza.it/economia/malvasia-comolli-piacenza-non-sa-fare-sistema.html ) come siamo messi e come eventualmente salvare il salvabile.
Comolli, lei è una testimonianza storica del territorio e del mondo vinicolo
Sono rammaricato per una fine infausta e deleteria. Nel 1985 ero un dirigente di un sindacato agricolo impegnato in economia ambientale e territoriale, fra cui la viticoltura. Quando fui incaricato da Cciaa, Provincia, Coldiretti, Confagricoltura la prima cosa che feci fu andare dal più grande direttore di consorzi dell’epoca, ascoltare il prof Fregoni, girare vigna per vigna sui colli. Assorbire i desiderata di tutti. I tre piccoli consorzi di allora furono aggregati insieme dentro una unica doc ” a cappello”: da 3 doc passammo a 18 doc. L’obiettivo primario era aumentare l’8% di vini di qualità prodotti in minor tempo possibile. Il periodo era di forte crisi: contratti prezzo delle uve buone, crollo del vino sul mercato. migliaia di damigiane vendute, nessuna notorietà e valore aggiunto del vino, per quasi 7500 ettari di vigne. Il principio base fu: soddisfare ogni esigenza a scapito di certi personalismi.
E poi lasciò Piacenza !
A novembre 1992 fui chiamato a dirigere il neonato consorzio Franciacorta, ma restai per le consegne fino al 1994. Intanto avevo contribuito a formulare la famosa legge 164, grazie al prof Fregoni. Il premio Gutturnium portò grandi personaggi a Piacenza per dare notorietà al territorio e ai relativi vini. Il Corrierone riconobbe che il vino frizzante Gutturnio aveva superato la Bonarda pavese sulla tavola e nei ristoranti milanesi, era simbolo della ” Milano da bere”. Costituii la Assovip per tutelare il prezzo dell’uva, il prezzo del vino, era anno dopo anno in crescita. Arrivammo come consorzio a rappresentare il 91% della produzione totale. Fui artefice del cambio di passo nella Enoteca Regionale di Dozza. Lasciai al CdA di allora un consiglio: prima possibile concentrarsi su poche Doc simboliche e identitarie, con una Docg punta di piramide.
Siamo ancora a quel punto?
Comolli, cosa ne pensa di un consorzio di tutela che diventa di promozione?
Quindi c’è stata una disattenzione locale a un modello nuovo nazionale ?
C’è una soluzione o più strade che possono garantire la tutela diretta dei produttori?
Spiegare agli organi di stampa i tecnicismi legali e legislativi è lungo e complesso. Ci vorrebbe un tavolo di esperti. Il consorzio attuale “di tutela” – parlando anche con molti produttori fuori dal consorzio e molti giovani viticoltori – deve vivere non sopravvivere né cambiare obiettivo. Può esistere e rimanere un piccolo consorzio che non perda la istituzionalità e la referenza pubblica molto importante mantenendo viva almeno la Igt Valtidone che ha i numeri di legge. Ovvio con massima indipendenza e alcune regole e patti sociali che vanno dalla uva alla bottiglia, alla condivisione di un percorso di lungo periodo.
Quindi da qui a febbraio 2026 è possibile sperare in una soluzione concreta di decisione locale?
La scelta della sola promozione del vino piacentino è una figlia di fico! Quel tipo di promozione elude il marchio tutela ed è uno smacco per i piccoli imbottigliatori che hanno investito. Bisogna salvare il vigneto piacentino con strategia dando una nuova collocazione e connotazione, garantire un rapporto stretto uva-vino e di reciprocità, dare fiducia alle piccole cantine con eventi “attrattivi” interni al territorio. Rifare un modello organizzativo consortile che unifichi e non disgreghi, dare a tutti quasi lo stesso livello decisionale, avere costi fissi limitati. Creare due organi decisionali, anche gruppi di produttori, senza barriere e personalismi, affidare ad una figura esterna al consorzio (nessun produttore, professore, amministratore attuale) “carta bianca” per presentare una proposta organica totale cui tutti sono chiamati ad aderire nel rispetto delle richieste di tutti. Il tutto deve partire da una delega scritta degli attuali soci del consorzio, senza condizioni precostituite che non piacciono a nessuno.
Vedi anche: Il mondo del vino di Giampietro Comolli (Clicca qui)
NOTA DEL DIRETTORE… Chissà se il messaggio è arrivato a destinazione, forte e chiaro!
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