Il Parlamento europeo sostiene l'IET

Il Parlamento europeo ha accolto a grande maggioranza la proposta della Commissione di creare un Istituto europeo di tecnologia (IET), chiedendo però di aggiungere al nome la parola
«innovazione», nonché di prevedere una fase pilota iniziale.

I deputati al Parlamento europeo vorrebbero rinominare l’IET «Istituto europeo di innovazione e tecnologia» in modo tale che il nome rifletta quella che a loro parere dovrebbe
essere la missione principale di questo organismo: l’innovazione.

L’IET avrà una struttura a due livelli: un comitato direttivo selezionerà università, organizzazioni di ricerca, imprese e altre parti interessate che andranno poi a
formare le Comunità della conoscenza e dell’innovazione (CCI). Le CCI sono state concepite dalla Commissione per svolgere un ruolo unico nello Spazio europeo della ricerca (SER),
poiché combineranno tutte le componenti del «triangolo della conoscenza»: istruzione, ricerca e innovazione. Si spera che saranno rapidamente in grado di trasformare i
risultati della ricerca di base in nuove tecnologie pronte per essere immesse sul mercato.

A differenza di quanto propone la Commissione, il Parlamento auspica invece che le CCI siano giuridicamente autonome dall’IET. Gli eurodeputati hanno tuttavia votato a favore di alcune regole
di base per la loro composizione: ogni CCI deve essere costituita da almeno tre organizzazioni partner, situate in almeno due Stati partecipanti diversi, e comprendere almeno una
università e un’impresa privata.

A giugno il Consiglio «Competitività» aveva stabilito di avviare inizialmente l’IET assieme a due o tre CCI, che si occuperanno delle priorità dell’Unione europea in
materia di energia rinnovabile e cambiamento climatico.

I deputati al Parlamento europeo hanno fornito indicazioni meno precise sulle questioni che a loro parere le prime Comunità della conoscenza e dell’innovazione dovrebbero affrontare, ma
hanno sottolineato la necessità di prevedere una fase pilota prima di creare una rete di CCI. La relazione del Parlamento afferma che le prime due o tre CCI devono occuparsi di
«settori che aiutano l’UE a far fronte alle sfide attuali e future, quali il cambiamento climatico, la mobilità sostenibile, l’efficienza energetica e la prossima generazione di
tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC)».

In un emendamento al testo della Commissione, gli europarlamentari hanno proposto che l’IET adotti un’agenda strategica per l’innovazione prima di selezionare le successive CCI. L’agenda
individuerà gli obiettivi strategici a lungo termine dell’IET, «nei settori di potenziale interesse economico e sociale che possano generare il più elevato valore
aggiunto».

I parlamentari hanno accordato ampio sostegno alle proposte della Commissione sul finanziamento dell’IET, la cui dotazione complessiva è stata stimata a circa 2,4 Mrd EUR per i primi sei
anni, dei quali 308,7 Mio EUR provenienti dal bilancio comunitario. Il 19 settembre la Commissione ha adottato una proposta di revisione del quadro finanziario pluriennale 2007-2013 al fine di
garantire il finanziamento di Galileo e dell’IET.

La Commissione ha suggerito di attingere finanziamenti aggiuntivi da strumenti comunitari esistenti come il Settimo programma quadro per la ricerca e lo sviluppo tecnologico (7°PQ), il
programma per la competitività e l’innovazione (PCI) e il programma per l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita. Il Parlamento ha sottolineato che le richieste di finanziamento a
titolo di programmi come questi non devono essere in alcun modo privilegiate rispetto ad altre. Gli eurodeputati hanno inoltre adottato un emendamento in cui si afferma che i finanziamenti
erogati a titolo di questi programmi non dovranno essere utilizzati per sostenere spese di costituzione e amministrative, bensì per la mobilità dei ricercatori o per la ricerca
stessa.

Gli eurodeputati hanno respinto la proposta della Commissione sul conferimento di titoli e diplomi da parte dell’IET, suggerendo invece di dotare di un marchio di eccellenza IET i diplomi
rilasciati dalle università che sono partner delle CCI.

Ora il Consiglio esaminerà la proposta e in autunno formulerà una posizione comune, che sarà quindi sottoposta al voto del Parlamento.

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