Il Parlamento europeo chiede un finanziamento della ricerca sulle energie rinnovabili più adeguato

In una relazione su una tabella di marcia per le energie rinnovabili adottata il 25 settembre, il Parlamento europeo (PE) sostiene che si dovrebbe aumentare la quota del bilancio dell’Unione
europea destinata alla ricerca sulle energie rinnovabili, affermando che si dovrebbe inoltre fare maggiore ricorso ai programmi di ricerca e tecnologia dell’Unione europea per favorire lo
sviluppo delle energie rinnovabili.

I deputati propongono che le entrate derivanti dal sistema di scambio delle quote di emissioni (SSE) vengano investite nella ricerca in questo campo, prestando particolare attenzione a nuove
fonti energetiche rinnovabili quali l’energia da osmosi, l’energia maremotrice, l’energia del moto ondoso, l’energia solare concentrata, l’energia eolica di altitudine, l’energia generata da
movimento rotatorio (laddermill) e l’energia generata dalle alghe.

Il PE sollecita le autorità regionali e locali e le organizzazioni non governative (ONG) ad avvalersi dei finanziamenti disponibili nell’ambito del Settimo programma quadro e dei Fondi
strutturali, che consentiranno di stimolare la ricerca e promuovere le tecnologie relative alle energie rinnovabili e lo sviluppo di nuovi metodi di trasporto e stoccaggio dell’energia.

Il Parlamento ritiene inoltre che esista un enorme potenziale di sviluppo dell’energia eolica al largo delle coste, affermando che potrebbe contribuire in misura considerevole all’indipendenza
dell’Europa dalle importazioni di energia. Sono tuttavia ancora necessari enormi sforzi per sviluppare appieno tale potenziale, e a questo scopo il PE invita la Commissione europea ad elaborare
un piano d’azione per l’energia eolica al largo delle coste, una richiesta, questa, accolta con favore dall’industria dell’energia eolica europea.

Gli europarlamentari sottolineano che le industrie dell’Unione europea nel settore delle energie rinnovabili occupano, grazie agli investimenti nella ricerca, una posizione guida nel mercato
mondiale, contribuendo così in modo rilevante alla creazione di posti di lavoro e alla competitività dell’UE, obiettivi previsti dalla strategia di Lisbona.

Per realizzare entro il 2020 l’obiettivo di produrre da fonti rinnovabili il 20% dell’energia complessivamente consumata nell’UE, saranno necessari ulteriori investimenti. Tale obiettivo
è stato fissato dal Consiglio europeo nella primavera di quest’anno. «Il nuovo piano per le energie rinnovabili richiederà ingenti investimenti, i più elevati nella
storia dell’UE, e la Commissione ritiene che verranno creati 500 000 nuovi posti di lavoro», ha affermato l’europarlamentare danese Britta Thomsen, autrice della relazione del PE sulla
tabella di marcia. «È ovvio che questi investimenti serviranno a promuovere la ricerca e l’innovazione in tutto il settore energetico.»

Il documento, adottato nel corso della seduta plenaria svoltasi a Strasburgo, è una relazione di iniziativa non vincolante. Per dicembre è prevista una nuova proposta legislativa
della Commissione europea.

Per ulteriori informazioni consultare:
https://www.europarl.europa.eu/

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