Il Museo della Macchina da scrivere
30 Novembre 2025
Una narrazione storica della macchina da scrivere come strumento che ha cambiato la società (lavoro d’ufficio, giornalismo, comunicazione, emancipazione).
Il Museo è stato fondato nel 2006 da Umberto Di Donato, un collezionista appassionato di macchine da scrivere e calcolatrici meccaniche.
Milano, 30 novembre 2025
| A cura di ASSOEDILIZIA informa |
I luoghi di Milano tra storia, leggenda e attualità
IL MUSEO DELLE MACCHINE DA SCRIVERE, UNO STRUMENTO CHE HA TRASFORMATO LA SOCIETA’
E’ un pianoforte d’acciaio, la macchina per scrivere (da qui in poi definita macchina da scrivere in italiano volgare): suona frasi invece di melodie. Il suo museo è in via Menabrea 10, zona Isola-Farini: visitarlo è un vero e proprio viaggio nella scrittura meccanica che offre una narrazione storica della macchina da scrivere non solo come oggetto tecnico, ma come strumento che ha cambiato la società (lavoro d’ufficio, giornalismo, comunicazione, emancipazione).
Il Museo è stato fondato nel 2006 da Umberto Di Donato, un collezionista appassionato di macchine da scrivere e calcolatrici meccaniche. All’inizio la collezione contava circa 200 pezzi. Nel corso degli anni si è ampliata grazie anche a donazioni da altri collezionisti, e oggi include circa 2.000 macchine da scrivere e calcolatrici meccaniche provenienti da varie epoche e paesi.

Il Museo è stato fondato nel 2006 da Umberto Di Donato, un collezionista appassionato di macchine da scrivere e calcolatrici meccaniche. All’inizio la collezione contava circa 200 pezzi. Nel corso degli anni si è ampliata grazie anche a donazioni da altri collezionisti, e oggi include circa 2.000 macchine da scrivere e calcolatrici meccaniche provenienti da varie epoche e paesi. Alcune risalenti ai primordi della produzione, la fine dell’Ottocento, altre portatili degli anni ’50–’60, modelli rari, macchine “speciali” in lingue come arabo, cirillico, braille, cinese, e anche esemplari appartenuti a personaggi famosi: è un vero e proprio viaggio nella storia della scrittura meccanica, dall’Ottocento a metà del Novecento.
Ci sono, per citare, le macchine da scrivere già appartenenti a Francesco Cossiga, personaggio politico e già presidente del Consiglio; a Camilla Cederna, giornalista e scrittrice; Matilde Serao, altra figura storica della letteratura e del giornalismo; Carmen Covito, scrittrice e traduttrice.
Vale la pena anche ricordare che alcune macchine celebri sono state utilizzate da personaggi di fama internazionale: la mitica Olivetti Lettera 22 — icona del design — e da giornalisti e scrittori celebri come Indro Montanelli, Pier Paolo Pasolini, Günter Grass ed Enzo Biagi; mentre la macchina da scrivere come strumento culturale è stata soggetto di pensatori come Herbert Marshall McLuhan, che ne ha parlato in termini sociali e mediatici.
Il Museo mostra la dimensione globale e multiculturale della macchina da scrivere: non solo Europa/USA, ma anche Cina, Medio Oriente, lingue non latine, alfabeti speciali. Racconta storie sociali e culturali: guerra, giornalismo, design, viaggio, inclusione (Braille), comunicazione globale: uno strumento di trasformazione.
Il Museo è anche “tattil-interattivo”: alcune macchine sono funzionanti e restaurate, e in certi casi è possibile toccarle, provarle o semplicemente guardare da vicino i meccanismi. E’ gestito da un’associazione senza fini di lucro che porta il nome del fondatore, e oltre alla conservazione della collezione, promuove iniziative culturali, visite guidate, concorsi di dattilografia, eventi, esposizioni temporanee in Italia e all’estero.
Per concludere, una curiosità. La macchina da scrivere non è scomparsa, soppiantata dal “cugino intelligente”, il computer. Continua ad essere prodotta da alcune piccole aziende asiatiche e continua ad avere un futuro: negli ultimi anni i servizi segreti di vari paesi, a cominciare da Usa e Russia, hanno acquistato un certo numero di macchine, dato che a differenza dei computer, sono a prova di hacker.
Curiosità
Il Bianchetto: il piccolo miracolo della macchina da scrivere
Prima del computer e della correzione immediata, ogni errore sulla macchina da scrivere restava lì, nero su bianco. Poi arrivò il bianchetto, una sottile magia che copriva l’errore e regalava una seconda possibilità. Fu inventato negli anni ’50 da Bette Nesmith Graham, una segretaria americana stanca di ricominciare ogni foglio da capo. Il suo correttore divenne un compagno silenzioso di uffici e scuole, simbolo di pazienza, precisione e carta che profumava ancora d’inchiostro.
Il Museo delle Macchine da Scrivere
email: info@museodellamacchinadascrivere.org
tel. 347.884.5560
Aperto martedì, venerdì e sabato dalle 15:00 alle 19:00.
Si raggiunge con la Metropolitana 5 e con gli autobus linee 90, 91, 92.
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