Maggiolina – le case igloo, da tetto per sfollati ad attrazione unica in Italia
24 Novembre 2025
Furono progettate dall’ingegnere Mario Cavallè nel 1946 come risposta rapida e temporanea all’emergenza abitativa per gli sfollati dei bombardamenti. Vennero costruite 12 case igloo e 2 case fungo, parte di un più vasto esperimento residenziale.
Oggi restano 8 case igloo mentre le case fungo sono state demolite negli anni ’60.
Milano, 24 novembre 2025
| A cura di ASSOEDILIZIA informa |
I luoghi di Milano tra storia, leggenda e attualità
Maggiolina – le case igloo, da tetto per sfollati ad attrazione unica in Italia
Di Ben Sicchiero
A Milano il problema-casa ha radici antiche. Nel 1911 un editoriale de Il Secolo sul tema lamentava come l’attenzione del governo fosse concentrata sulle masse operaie e sull’urbanistica popolare, mentre scarseggiavano i quartieri per la media borghesia.

Nell’allora comune di Greco, che venne inglobato in quello di Milano nel 1923, in località Maggiolina, nome di una cascina poi demolita, sorse tra il 1909 e il 1912 un quartiere di alloggi e case proprio per la piccola e media borghesia, progettato dall’ingegnere Evaristo Stefini e realizzato da una cooperativa composta principalmente da giornalisti, intellettuali e avvocati : palazzine liberty e razionalista a due o tre piani e ampi spazi di verde che ne facevano uno dei primi esempi di città-giardino in Italia. I suoi confini “storici”: via Melchiorre Gioia (est), via Stresa (nord), via Timavo (ovest) e via E. Muzio (sud). All’interno del quartiere si trova anche Villa Mirabello, un edificio storico.
Toccò a questo quartiere bene ospitare uno dei più singolari esperimenti residenziali mai costruiti in Italia: le case igloo e le case fungo.
Furono progettate dall’ingegnere Mario Cavallè nel 1946 come risposta rapida e temporanea all’emergenza abitativa per gli sfollati dei bombardamenti. Vennero costruite 12 case igloo e 2 case fungo, parte di un più vasto esperimento residenziale. Oggi restano 8 case igloo mentre le case fungo sono state demolite negli anni ’60.
Le abitazioni hanno una forma a cupola, che ricorda gli igloo inuit, retaggio degli Stati Uniti, dove Cavallè si era formato e dove, in quegli anni, era piuttosto diffusa l’architettura delle case circolari. Sono realizzate con mattoni forati, disposti con uno schema a losanghe convergenti, che permettono di costruire la volta a cupola. Ogni unità ha una superficie di circa 45 metri quadrati distribuiti su due livelli: piano rialzato e seminterrato. Al piano superiore (abitativo) ci sono ingresso, bagno, due camere e cucina; il piano interrato è usato come cantina o ripostiglio. Ogni abitazione ha anche un giardino privato.
Oggi solo due case igloo hanno mantenuto questo impianto, mentre le altre hanno subìto importanti interventi di ampliamento e ristrutturazione: una di esse ha un nuovo vano, accorpato all’igloo originale, destinato a bagno, mentre un’altra è stata ripensata come loft open space.
Come raggiungerle. Metropolitana, la più vicina è la M5 (fermata Bignami / Parco Nord) – Bus 42, 90, 92 – Treno linee RE2, RE4, S9.
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