Il governo contribuisce ad aggravare la situazione varando decreti “salvabanche”, evitando “salvafamiglie”

Anche i dati diffusi dall’Istat oggi, seppur sottostimati rispetto a quelli della Caritas, confermano un grave disagio sociale di milioni di famiglie,sempre più indigenti
soprattutto al sud con una incidenza di povertà superiore di quattro volte rispetto al paese,anche per le responsabilità del governo,che ha tagliato ingenti risorse nei
provvedimenti approvati specie nel meridione..

Il rapporto dell’Istat, su 2 milioni e 653mila famiglie in condizioni di povertà relativa, ossia l’11,1% del totale delle famiglie residenti che, presto, potrebbero
crescere di un ulteriore 8% di nuclei “a rischio”, con consumi, cioè, prossimi o superiori di appena il 10% alla soglia standard di povertà, ossia di 986 euro di spesa
mensile per una famiglia di 2, che equivale a 7 milioni e 542mila di italiani poveri, il 12,8% dell’intera popolazione, stride con il rapporto della Caritas e con tutti gli altri
indicatori economici che comprovano la caduta verticale del potere di acquisto e dei consumi.

Il rapporto della Caritas, meno edulcorato quindi più realistico, denunciava che il 13% degli italiani vive con meno di 500-600 euro al mese ed è considerato sotto la
soglia della povertà, ma sono a rischio, in totale, circa 15 milioni di persone. Sono povere le famiglie con anziani ed è povero un terzo delle famiglie con tre o
più figli (il il 48,9% delle quali vive al Sud).

In Italia avere più figli equivale ad aumentare il rischio povertà, anche se non è così in molte altre parti d’Europa. Ad esempio, in Norvegia, sostiene la
Caritas, con più figli il tasso di povertà si abbassa.

In realtà in Italia la spesa per la protezione sociale è al di sotto della media europea ma è in aumento, per via della previdenza: nel 2007 lo Stato ha erogato
prestazioni a fini sociali pari a 366.878 milioni euro, di cui il 66,3% per pensioni ( 5,2% rispetto al 2006). Lo squilibrio è più evidente se si considera l’incidenza sul
Pil: la spesa per la previdenza incide per il 15,8% (15,6%), quella per la sanità per il 6,2% (6,4%), per l’assistenza sociale per l’1,9% (1,9%).

Il rapporto della Caritas,denunciava anche il rischio per il nostro Paese, di subire una situazione di sperequazione sociale che ricorda quella di alcune nazioni dell’America Latina,
dovuta a profonde diseguaglianze: «un quinto delle famiglie con i redditi più bassi percepisce solo il 7% del reddito totale, mentre il quinto delle famiglie con il reddito
più alto, percepisce il 40,8% del reddito totale».

Adusbef e Federconsumatori, nel denunciare l’insensibilità di un Governo,che adotta politiche economiche classiste a favore delle banche e degli altri potentati economici,
scippando il diritto dei consumatori organizzati a potersi difendere dall’arbitrio e dall’arroganza dei padroni del vapore, monopolisti ed oligopolisti bancari,assicurativi
elettrici e del gas,con l’unica arma plausibile rinviata alle calende greche come la class action, tornano a chiedere provvidenze urgenti a favore delle famiglie più povere
e sotto i 25.000 euro,come il bonus fiscale di 1.500 euro, la detassazione delle tredicesime, provvedimenti per bloccare i pignoramenti e le procedure immobiliari ed aiuti tangibili a
favore di 3,2 milioni di famiglie indebitate a tasso variabile per precise responsabilità delle banche.

Meno aiutini alle banche,che non si fidano di se stesse,come dimostra l’inaridimento del mercato interbancario e la corsa a depositare quasi 300 miliardi di euro sul conto BCE a
tassi inferiori di 1,5 punti e maggiori impegni per le famiglie e le piccole e medie imprese,sempre più strozzate da un cartello creditizio avaro nell’erogazione dei
prestiti e prodigo nelle richieste di rientro dei fidi,con un preavviso di 24 ore.

(Adusbef – Federconsumatori)

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