Il 65% dei capoluoghi monitorati supera i livelli di polveri sottili consentiti
15 Dicembre 2008
Vetrine antismog è la provocazione pre-natalizia di Legambiente nelle vie dello shopping delle maggiori città italiane, per sensibilizzare i cittadini e le amministrazioni
sul tema della qualità dell’aria e della mobilità sostenibile e denunciare i preoccupanti livelli d’inquinamento atmosferico toccati quest’anno. Mascherine antismog sui
volti dei manichini esposti nei negozi del centro e uno slogan che recita “Ci sono mode che non vorremmo mai seguire”. D’accordo con i commercianti, numerosi volontari di Legambiente
hanno animato sabato l’iniziativa a Milano e a Bologna e in molte altre città, da nord a sud, tra cui Lecce, Andria, Trani e Pescara.
A giudicare dai dati, infatti, il superamento dei livelli di PM10 nei nostri centri urbani è usanza purtroppo consolidata. Anche il 2008, come gli anni scorsi, ha visto elevati
livelli di polveri sottili in molte città: addirittura il 65% dei capoluoghi monitorati non ha rispettato il limite consentito, superando i 50 microgrammi/m3 in alcuni casi ben
oltre i 35 giorni autorizzati per legge.
A guidare la classifica stilata da Legambiente mettendo a confronto i livelli di PM10 di 78 capoluoghi di Provincia c’è Torino con 118 superamenti. Seguita da Venezia dove il
limite è stato oltrepassato per 102 giorni. Ma anche altre grandi città non riescono a tenere i livelli delle polveri sottili sotto i valori consentiti: Milano (94
superamenti), Firenze (86), Roma (67), Salerno (63), Bologna (57) e Bari (44). Chiudono la classifica Siena e Isernia rispettivamente con 4 e 6 superamenti, gli unici due capoluoghi a
rimanere sotto la soglia dei 10 giorni di superamento.
“Questi numeri – dice Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente – dimostrano come il problema della qualità dell’aria nelle nostre città sia ancora
tutto da risolvere, in particolare per alcuni inquinanti, come il PM10, che costituiscono una grave minaccia anche per la salute dei cittadini. Per questo chiediamo che vengano
intraprese azioni concrete e strutturali per la soluzione del problema, a partire dalla mobilità urbana, visto che oggi in gran parte delle nostre città il trasporto
stradale contribuisce al 70% delle emissioni di PM10, rappresentando la fonte principale di inquinamento atmosferico”.
Occorrono fondi statali, destinati finora soprattutto al trasporto su gomma. Il 70% degli investimenti in infrastrutture degli ultimi governi è andato, infatti, a strade e
autostrade. Ma le amministrazioni locali possono utilizzare da subito sistemi di disincentivazione economica per chi usa l’auto, sul modello del road pricing di Londra e dell’ecopass
milanese, reperendo così risorse da riutilizzare per il potenziamento del trasporto pubblico.




