Usa, il Senato non trova l’accordo per salvare l’automobile

Usa, il Senato non trova l’accordo per salvare l’automobile

By Redazione

Il Senato americano non ha trovato l’accordo sul piano di salvataggio delle industrie automobilistiche.

Ad annunciarlo è stato il leader della maggioranza democratica Harry Reid, che ammette il fallimento dei negoziati destinati a dar il via libera al piano di 15 miliardi di
dollari riservato al settore delle quattroruote.

Il piano era stato adottato mercoledì sera a larga maggioranza dalla Camera, ma al Senato sono emersi troppi punti di disaccordo, ed è stato bocciato con 52 voti contrari
e 35 a favore. A far fallire i negoziati tra i democratici, favorevoli, e i repubblicani, contrari, è stata la pretesa dei secondi di abbassare in modo drastico i salari dei
dipendenti Usa parificando la retribuzione a quella pagata ai concorrenti stranieri.

Ora la General Motors, uno dei tre colossi dell’auto Usa in difficoltà, si sta preparando all’eventualità di una bancarotta e della conseguente amministrazione controllata
in base alla procedura del cosidetto ‘Chapter 11’. Secondo il Wall Street Journal online, la GM, che dei tre colossi di Detroit è quello che versa nella situazione peggiore, ha
assunto legali e banchieri per studiare l’ipotesi di un fallimento.

Tuttavia il Wsj, sebbene sia convinto che la GM difficilmente possa evitare di finire sotto amministrazione controllata, è convinto anche che la scelta del colosso
automobilistico di ventilare la possibilità della bancarotta possa essere una mossa destinata a fare pressione sul Congresso, per varare un pacchetto di aiuti per il settore
dell’auto. Un varo che, però, stanotte ha ricevuto brusco stop.

“La vecchia amministrazione Bush continua a far danni”, sostiene Cesare Damiano, viceministro del Lavoro del governo ombra, “Dopo la guerra in Iraq, che lo stesso
presidente ha riconosciuto essere un errore, adesso i senatori repubblicani hanno bocciato il piano di sostegno all’industria automobilistica americana. Vince il dogmatismo
economico sul realismo politico”.

Damiano è severo con la ritrosia mostrata dai repubblicani nell’affrontare la pesante crisi americana e mondiale. Una resistenza che avrà “conseguenze
drammatiche”. L’esponente PD ne cita alcune: “l’immediato tracollo della borsa americana, che avrà ripercussioni su tutte le piazze mondiali, il possibile
fallimento delle principali industrie dell’auto statunitensi le la conseguente crisi sociale che coinvolgerà più di tre milioni di lavoratoti e le loro
famiglie”.

“Ci auguriamo – prosegue il viceministro ombra del Lavoro – che il nuovo presidente degli Stati Uniti corregga rapidamente questi errori. Ma intanto il danno è fatto.
Noi dobbiamo impedire che scelte analoghe vengano compiute nel nostro Paese. Abbiamo il dovere di sostenere politiche di investimento straordinario per fronteggiare la crisi, che vadano
a sostegno del reddito, di ammortizzatori sociali universali e delle imprese e dei settori strategici dell’economia, a partire da quello dell’auto.

Le scelte fatte oltreoceano nella serata di giovedì, come anticipato da Damiano, hanno avuto immediate ripercussioni su tutte le borse mondiali. Il giorno dopo della bocciatura
del Senato al piano da 15 miliardi di dollari, le principali Borse europee hanno, infatti, aperto in deciso ribasso: a Parigi il Cac40 lascia sul terreno il 3,18%, a Francoforte il Dax
il 3,97%, a Londra il Ftse100 il 2,64%, a Milano il Mibtel il 3,22%. Stesso scenario sulle piazze asiatiche, letteralmente crollate a picco.

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