I mille modi di essere giovani

Edoardo ha 23 anni e qualche giorno fa è entrato per la prima volta in sala operatoria, ha assistito a due ore di intervento chirurgico perché c’era da ricostruire la mano di un
paziente che se l’era integralmente ustionata, gli avevano detto che sarebbe potuto svenire per ciò che avrebbe visto, lui non solo non è svenuto ma oggi racconta con entusiasmo
la sua prima volta in sala operatoria.

Ha passato tre anni della sua vita a studiare inutilmente Lettere, tra un esame di linguistica italiana e uno di storia medioevale, con esose rette universitarie da pagare ogni sei mesi.
All’epoca diceva di sognare un’occupazione che gli desse una paga dignitosa e che lo impegnasse il meno possibile ma Edoardo ha saputo voltare pagina, comprendere quale fosse realmente la sua
strada e ha avuto la forza di reinventarsi. Da qualche mese studia per diventare terapista occupazionale e oggi sogna di aiutare le persone che hanno subito interventi chirurgici e menomazioni
a saper gestire spazi e tempi di vita.
Adriana, invece, ha cominciato con la medicina, studiando con entusiasmo, frequentando tutti i corsi e fermandosi dopo le lezioni a chiedere ulteriori spiegazioni ai docenti. Ma non è
bastato, il padre di Adriana si è ammalato e il suo fidanzato l’ha lasciata e ad Adriana la medicina e l’università sono passate di mente. Oggi si annoia, fa zapping tra un
programma televisivo e un altro e non sa come immaginarsi il suo futuro. E’ passato troppo tempo da quando ha sostenuto l’ultimo esame e i suoi compagni di corso stanno già per diventare
medici, fanno visite e lunghi turni da tirocinanti. Anche lei dovrà fare nuovi progetti e rimettersi in carreggiata. Sicuramente ce la farà, anche se ora non sa davvero il come,
il quando e il perché.
Alessandro, che di anni ne ha 25, l’università non l’ha mai cominciata. Troppo forte era il desiderio e la necessità di lavorare, di avere soldi propri per tagliare quel legame
con una famiglia che forse non l’ha mai compreso. Oggi lavora in un sottoscala per un call-center del Comune di Roma. Nella sua stanza non ci sono finestre e di telefonate alle quali deve
rispondere ne arrivano al massimo tre al giorno. Guadagna ma i suoi contratti sono sempre a progetto della durata di quattro mesi e Alessandro chiede spesso ai suoi datori di lavoro quali
prospettive può dargli questa occupazione, senza però ricevere risposte. E intanto sogna un lavoro vero e una finestra.

Anche Francesco lavora. Ha 21 anni e di lui sua madre ha sempre detto che non era in grado di fare l’università. Dopo tanta nullafacenza ora Francesco lavora per una compagnia di
assicurazioni e sta sostituendo una donna in maternità. Il periodo della maternità sta per scadere e Francesco si ritroverà a breve di nuovo senza occupazione. Non sa quel
che farà ma intanto ha investito tutti i risparmi di mesi di lavoro per comprarsi una macchina di grossa cilindrata che usa solo nel fine settimana. Non parla d’altro che di quella
macchina mentre per tutto il resto domani è un altro giorno.
Roberto, invece, il suo business l’ha trovato: andare in tv e concorrere per il Grande Fratello, per vincerlo. Ha 28 anni, veste solo capi d’alta moda, è figlio di imprenditori milanesi
e sembra la caricatura di un figlio di Berlusconi. Parlata e look lo fanno essere un vincente, uno di quelli che potrebbe aggiudicarsi i 500mila euro del montepremi finale. Ma Roberto non
riesce a gestire la situazione, viene eliminato a sorpresa dal televoto e quando esce dalla Casa scopre di non avere molti estimatori. Giornalisti feroci vanno a fare le pulci nella sua vita
privata e si scoprirà che quella ricchezza familiare da lui ostentata era tutta una bufala. Niente «fabbrichetta» di famiglia, niente macchinoni e niente soldi. Roberto e la
sua famiglia non hanno un euro e non avranno neanche i 500mila del Grande Fratello.
Coetaneo di Roberto era un certo Matteo Bagnaresi. Era di Parma, lavorava in una cooperativa e aveva due passioni: la politica e il calcio. Chi lo conosceva ha detto di lui che era un ragazzo
buono anche se molto «incazzato», sempre schierato dalla parte dei più deboli. E’ morto schiacciato da una ruota di un pullman di tifosi della Juventus in un autogrill vicino
Asti. Stava andando a Torino a vedere il suo Parma e Dio solo sa perché ha pensato fosse cosa utile andare a cercare lo scontro con altri tifosi, seppure di una squadra avversa.

C’è, infine, un gruppo di giovani tutti sotto i trent’anni e che oggi sta nel carcere di Milano in attesa del processo. Anche loro hanno due passioni: la lotta armata e la scrittura. Per
seguire la prima hanno aderito alle nuove Br, per la seconda hanno scritto una sorta di lettera-accusa al professore Pietro Ichino. Le accuse ad Ichino sono pesanti e sono messe nero su bianco,
dando vita ad un botta e risposta tra vittima e carnefici che segna la strana emancipazione della sovversione del terzo millennio.

Queste storie di vita di persone sotto i trent’anni non sono altro che alcuni dei mille modi di essere giovani nel nostro paese. C’è chi sta cercando il senso della propria vita
dedicandosi agli studi, chi sta già dentro il mondo del lavoro, chi non sa ancora cosa fare e chi cosa fare l’ha trovato nella violenza. A tutti questi, indistintamente, qualcuno prima o
poi dovrà delle risposte. E delle alternative.

Lorenzo Rossi-Doria

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