Coca-Cola e caramello: qualche riflessione

Coca-Cola e caramello: qualche riflessione

La recente notizia relativa alla presenza di sostanze pericolose nella Coca cola ha suscitato, un clamore tanto prevedibile quanto approssimativo.

Vediamo cosa non è stato detto.

La maggior parte dei media hanno parlato, genericamente, di “caramello” e anche a me pare di ricordare che, tempo fa (parliamo di anni, è parecchio che non ne bevo…) negli ingredienti si leggeva “colorante: caramello”.

Per quanto appaiano evidenti (almeno a me) i motivi di tale scelta (non viene menzionato, seppur lecitamente, il numero E, privilegiando un nome evocativo di cose buone e semplici), è bene ricordare quanto si legge nella nota che integra tale denominazione (in realtà si tratta dell’E 150a, caramello semplice) e che compare in calce all’allegato III del 209/96 (analoga nota si trova nel recente reg. 1129/11): La denominazione “Caramello” indica le sostanze di colore bruno più o meno accentuato destinate alla colorazione. Tale denominazione non indica (era questa l’intenzione di Coca-cola? A pensar male ecc. ecc….) il prodotto zuccherato e aromatico ottenuto riscaldando lo zucchero e utilizzato per aromatizzare alimenti (ad es. dolciumi, prodotti di pasticceria e bevande alcoliche).

Già allora, quindi, c’era, forse, qualche pasticcetto.
Inoltre, è utile ricordare che la normativa comprende 4 tipologie di “colorante caramello”: oltre al già citato E 150a, ci sono il b, il c ed il d.

Quest’ultimo è proprio ciò di cui ci si sta occupando: come si legge qui il colorante attualmente utilizzato è l’E 150d (caramello solfito-ammoniacale, ed è di tutta evidenza la ragione per la quale Coca-cola ha optato, stavolta, per la sola indicazione del numero E!).

Nei requisiti di purezza del nostro (ex regolamento 231/2012) si legge: 4-metilimmidazolo (4-MEI) = non più di 250 mg/kg

Il 4-MEI è proprio la sostanza incriminata ed è interessante notare che, tra i quattro tipi di caramello, solo due la contengono ed il 150d è quello con il limite più alto.

Così ne parla l’EFSA: Dopo un’attenta analisi della letteratura scientifica sul 4-MEI, in cui figurano alcuni studi recenti sulla cancerogenicità negli animali, il gruppo di esperti scientifici ha ritenuto che il livello più alto di esposizione al 4-MEI che potrebbe derivare dal consumo di alimenti contenenti i coloranti E150c ed E150d non desta preoccupazione. Pertanto, il livello massimo stabilito per il 4-MEI nelle disposizioni relative a questi due coloranti caramello è stato ritenuto abbastanza (abbastanza?) protettivo.

Questo lo stato dell’arte in Europa.

A questo punto qualcuno smetterà di bere Coca-cola? Non credo.

C’è un’altra domanda che mi pare interessante: la formula “californiana” corrisponde a quella italiana? E l’intenzione di modificarla varrà anche per l’Europa?

Cominciamo a vedere il testo del  comunicato emesso da Coca-cola Company: …i nostri prodotti sono sicuri… abbiamo chiesto ai nostri fornitori di ridurre i valori del 4-MEI, comunque bla bla bla…

Salvo errori da parte nostra, nulla si trova nel sito di Coca-cola Italia , forse in omaggio al detto “una notizia smentita è una notizia data due volte”.

Anche nel sito spagnolo non c’è nulla e quello  belga sembra riprendere i temi statunitensi.

Al contrario, ci sembra più interessante quanto si legge nei siti inglese e, soprattutto, francese:

Le caramel est un ingrédient parfaitement sûr et a été approuvé par toutes les agences de sécurité alimentaire
européennes

En Europe, le processus de fabrication du caramel par nos fournisseurs reste inchangéet continue de se plier à la législation européenneet des règles de sécurité.

Come si sa, il tutto è nato da un’iniziativa delle autorità californiane e la riduzione del 4-MEI in USA serve ad evitare la comparsa del warning cancerogeno sulle confezioni.
Si potrebbe quindi pensare che, non essendoci in Europa tale eventualità (obbligo di scrivere sulle confezioni simili avvertenze), in realtà la formulazione del prodotto europeo non verrà cambiata.

L’unica cosa certa è che, tra poco, non se ne parlerà più.

Dott. Alfredo Clerici
Tecnologo Alimentare
Newsfood.com

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