Glifosato, il pesticida più usato al mondo

Glifosato, il pesticida più usato al mondo

Il glifosato è il principio attivo del RoundUp, di cui la multinazionale Monsanto ha detenuto il brevetto di produzione fino al 2001. Nel 2018, infatti, l’azienda chimica è stata rilevata dalla Bayer.

Glifosato cos’è

Il glifosato è un composto chimico sviluppato una cinquantina di anni fa dal colosso chimico americano Monsanto, ed è, ancora oggi, uno dei pesticidi più diffusi in campo agricolo. È impiegato principalmente per combattere le erbe infestanti che competono con le colture. Solitamente viene applicato prima della semina e come trattamento essiccante pre-raccolta, per togliere le erbacce e accelerare il processo di maturazione.

In teoria avrebbe una bassissima tossicità per l’uomo e gli animali, ma in molti hanno puntato il dito contro l’uso massiccio di questo diserbante. Soprattutto gli agricoltori attribuiscono al pesticida RoundUp la causa dei loro tumori e per questo motivo hanno intentato numerose cause contro la Bayer.

Già nel mese di agosto del 2018, le denunce presentate in America contro la multinazionale erano circa ottomila. Dopo la condanna da parte di un giudice di San Francisco, a pagare un risarcimento stellare ad un giardiniere affetto da linfoma, che per anni aveva utilizzato il RoundUp, il numero dei procedimenti è letteralmente esploso.

Glifosato e possibili rischi per la salute

Sul pesticida in realtà, vi sono pareri contrastanti e da diversi anni la sua sicurezza, sia per l’ambiente sia per la salute, è argomento di discussione in Europa e non solo. La Bayer, infatti, continua a contestare la tossicità del glifosato, che del resto è autorizzata dalla stragrande maggioranza delle autorità di controllo di tutto il mondo.

Il pesticida, tuttavia, è stato inserito nell’elenco delle sostanze “probabilmente cancerogene” dall’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), organo Dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). Sono tanti, per la verità, gli studi che confermano i rischi. Alcune ricerche, infatti, hanno messo in evidenza una relazione tra il glifosato e il tumore al seno. Recentemente la rivista scientifica Environmental Health ha pubblicato un riesame di 13 analisi sulla possibile cancerogenicità del pesticida, condotto dal tossicologo Christopher Portier, ex direttore del National Toxicology Program americano. Secondo i risultati, il diserbante può causare l’insorgenza di tumori nei animali esposti.

Tuttavia secondo l’Efsa (l’agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare), è improbabile che il glifosato sia genotossico, cioè che danneggi il DNA, o che presenti una minaccia di cancro per l’uomo. Un ulteriore assoluzione del prodotto inoltre, è arrivato poche settimane fa anche da parte dell’Epa (Environmental Protection Agency), l’agenzia statunitense per la tutela dell’ambiente, che sostanzialmente ha confermato il parere dell’Efsa, emanando il documento Interim registration review decision, basato sulla revisione dei dati sull’arco di 10 anni. L’Epa quindi ha stabilito che non vi sono rischi alimentari per qualsiasi segmento della popolazione, rischi che non vi sono neanche se si assumesse lo scenario peggiore, nemmeno in caso di contaminazione delle acque e di una dieta a base di soli alimenti trattati con il glifosato.

I dubbi, intanto, restano, anche se da tempo molti sospettano che vi siano lobby economiche contrapposte. Secondo alcuni, infatti, ci sarebbe un complotto per imporre il glifosato, secondo altri, vi sono interessi per far sparire questa sostanza dal mercato, poiché è senza brevetti ed esclusive, per sostituirlo con prodotti protetti da brevetti e quindi più interessanti per il fatturato.

In ogni caso, l’assunzione di glifosato attraverso gli alimenti e l’acqua potabile è stata stimata essere l’1% o meno del limite, che è fissato già con criteri molto prudenziali. Come ha spiegato il giornalista Donatello Sandroni, esperto in ecotossicologia e autore di uno studio sull’argomento, il glifosato si assume principalmente con i prodotti derivati da alimenti secchi, come i derivati del grano (pasta, pane, ecc.) o i legumi secchi. Tuttavia si dovrebbero introdurre alcuni quintali di pasta al giorno solo per raggiungere la dose ritenuta sicura per l’uomo.

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