Gli svedesi, un popolo di neri “sbiancati” dalla dieta

Gli svedesi, un popolo di neri “sbiancati” dalla dieta

Il colorito pallido e rosaceo delle popolazioni nordiche (tipico di bellezze come Victoria Silvstedt) è un qualcosa di relativamente
recente, frutto dei cambiamenti dell’alimentazione.

A dirlo, una ricerca dell’ Università di Oslo pubblicata dal giornale inglese “Times”.

Per gli studiosi, la svolta è avvenuta circa 5,500 anni fa. Prima di tale data, gli abitanti di Svezia ed Inghilterra si dedicavano alla caccia e alla raccolta e presentando una
pigmentazione simile a quella dei colleghi meridionali. Poi, il cambiamento: tali individui adottarono l’agricoltura e la loro dieta contadina iniziò ad impoverirsi di vitamina D, comune
nella precedente (ricca di proteine animali).

Spiega uno degli studiosi: “In Inghilterra, tra i 5.500 e 5.200 anni fa, il pesce smise di essere l’alimento principale. Ciò portò al rapido sviluppo di un colore chiaro. I climi
freddi e le elevate latitudini accelerarono questo passaggio. Il cibo prodotto dall’agricoltura era infatti una fonte insufficiente di vitamina D, mentre la radiazione solare risultava troppo
bassa per produrne abbastanza attraverso un colorito scuro”.

I ricercatori di Oslo ricordano infatti come l’uomo assorba tale vitamina attraverso la pelle, ma coloro con un’epidermide scura fanno più fatica. Ai bambini bianchi come il latte, ad
esempio, bastano dai 10 ai 20 minuti di esposizione al sole per produrre la dose giornaliera di vitamina D, mentre quelli più scuri, proprio perché più protetti, ci
impiegano quattro volte tanto.

In conclusione il pigmento pallido dei nordici sarebbe il risultato dell’evoluzione necessità, da parte dell’organismo, di ottimizzare la produzione di vitamina D, la cui carenza provoca
problemi alle ossa, tumori, diabete e altre patologie. Tra gli alimenti più ricchi di questa sostanza, oltre all’olio di fegato di merluzzo, ci sono i pesci grassi, il latte e le uova.

Matteo Clerici

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