Giudici di Pace in rivolta: a chi interessa una giustizia ingiusta?

Giudici di Pace in rivolta: a chi interessa una giustizia ingiusta?

Giuseppe Danielli,
Direttore Newsfood.com

Se anche i Giudici di Pace sono in rivolta, significa che la Giustizia democratica è in pericolo.
In che Italia viviamo? In che Italia vorremmo vivere? In un’Italia governata da Leggi giuste e da Giudici “salomonici” o in un’Iniquaitalia nella quale le Leggi e i Giudici sono solo dei mezzi per poter imporre regole, spesso ingiuste, fatte per tutelare interessi di casta?

Pochi giorni fa abbiamo anche pubblicato una lettera aperta del Giudice Grillo che evidenzia incredibili storpiature e che qui riproponiamo:

               Il coraggio della Verità: lettera aperta del Giudice Carlo Maria Grillo ai colleghi
                 Sconvolgente lettera di un importante magistrato già presidente del tribunale di Cremona e
presidente della commissione tributaria provinciale di roma

Ecco il comunicato che ci ha inviato il Cav. Franco Antonio Pinardi, Segretario Generale Confederazione Giudici di Pace – C.G.d.P.
http://www.giustiziadipace.ithttp://www.magistratidipace.it

Da: “Informazioni dalla Confederazione Giudici di Pace C.G.d.P.”
Data: 25 aprile 2014 07:54:46 CEST

I due allegati fanno emergere la gravissima situazione e controversie rispetto al DDL di riforma che interessa la Giustizia, i Giudici di Pace e i cittadini.

RICHIESTA DI INCONTRO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ED AL MINISTRO ORLANDO
SULLA INCOSTITUZIONALITA’ DELLA RIFORMA
PROSPETTATA DAL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

La Confederazione Giudici di Pace intende esprimere stupore e disappunto, nel leggere i punti programmatici della riforma della Giustizia, presentati il 23 aprile dal Ministro Orlando, il quale, in tortale difformità da quanto assicurato personalmente alla categoria,  ha disatteso ogni sua precedente affermazione sui nodi fondamentali  della riforma della magistratura di pace.

Nei precedenti incontri il Ministro ed i tecnici del Ministero avevano infatti affermato che la permanenza nelle funzioni del Giudice di Pace sarebbe stata realizzata con il sistema dei mandati rinnovabili previa verifica quadriennale sino al raggiungimento del limite di età, in particolare che sarebbero intervenuti, con decreti legislativi attuativi, sulle questioni della previdenza e della retribuzione di concerto con i ministeri di competenza e le associazioni di categoria.

Infine Il Ministro Orlando aveva ribadito di voler procedere quanto prima ad una riforma/stabilizzazione dei Giudici di Pace.

In spregio ai rilievi d’incostituzionalità e di contrarietà alle direttive europee, le linee programmatiche del Ministero perseverano nel riaffermare la temporaneità dell’incarico dei GdP, l’assenza di qualsivoglia tutela previdenziale ed assistenziale, introducendo, poi, nel nostro ordinamento una nuova forma di retribuzione, quella  a “discrezione”.
La relazione evidenzia il superamento del Giudice di Pace, quale giudice di prossimità e di primo grado, in violazione alla normativa che ridisegna la geografia giudiziaria e ad ogni criterio di buon senso.

Anziché rafforzare, quindi, la giustizia di pace, con una riforma seria della categoria, che ne garantisca l’autonomia e l’indipendenza, con un correlato e cospicuo aumento di competenze, unica strada di immediato impatto di efficienza, economica e di esito certo, il governo preferisce cancellare la magistratura di pace, rendendola precaria, subordinata e non indipendente.
Questo è uno dei tanti tasselli a discapito dei cittadini e delle piccole e medie imprese, che devono fare a meno della giurisdizione, dovendo affidarsi a soggetti privati, o a magistrati privi di autonomia ed indipendenza.

La Confederazione Giudici di Pace chiede, pertanto, al più presto un incontro con il Presidente della Repubblica sull’incostituzionalità evidente della prospettata riforma e con il Ministro Orlando, per  chiarire le linee programmatiche  ed i motivi per cui non sono stati osservati gli accordi presi in precedenza con i rappresentanti della categoria.

S’intende, anche, anticipare che si sta vagliando ogni ipotesi di agitazione legittima della categoria, al fine di tutelare  una riforma democratica e seriamente efficace della giustizia, condizioni che non si ravvisano nella totale omissione di valutazione da parte del Ministero dei rilievi, avanzati da questa associazione e fondati su serie argomentazioni di diritto, in ordine ai  vari DDL di riforma.
                                 La Confederazione Giudici di Pace
Il Direttivo Nazionale

PRESENTAZIONE DELLE LINEE PROGRAMMATICHE DEL MINISTERO
DELLA GIUSTIZIA IN COMMISSIONE GIUSTIZIA DEL SENATO

 

La Confederazione Giudici di Pace esprime ferma contrarietà con le linee programmatiche del Ministero per la riforma dell’ordinamento dei Giudici di Pace.

Incostituzionalità della previsione di un corpo unico di magistrati per i processi di competenza del Giudice di Pace e del Tribunale.
In primo luogo si presenta la possibilità di procedere ad una creazione di un unico corpo di magistrati, unificando così la figura del giudice di pace,  giudice monocratico, di primo grado di giudizio, che applica in autonomia l’art. 101 e l’art. 111, Cost., la cui figura è prevista nella Costituzione al comma terzo dell’articolo 116, con altre figure, fondamentali per il funzionamento della giustizia,  ma che svolgono unicamente una funzione di sostituzione del magistrato titolare del processo.
Tale previsione è incostituzionale in quanto lesiva dell’autonomia della magistratura, sotto il profilo dell’indipendenza interna del magistrato, non potendo un giudice di primo grado essere assegnato ad ‘attività di supporto del giudice dell’appello.
Sarebbe un sistema unico nell’ambito degli ordinamenti giudiziari propri di democrazie costituzionali.

Incostituzionalità della previsione del sistema di retribuzione definito sulla base di non meglio stabiliti obiettivi da perseguire.
La certezza di una retribuzione per un magistrato è finalizzata a garantire l’autonomia del giudice in modo da essere indipendente e non a rischio corruzione. Un magistrato deve svolgere la propria funzione con l’unico scopo di garantire il rispetto della legge e non può essere condizionato a non meglio chiarite attività propulsive o di raggiungimento di obiettivi fissati.
L’unico obiettivo del magistrato è il rispetto della legge e delle norme costituzionali.
Vincolare la retribuzione di un giudice al raggiungimento di obiettivi fissati da terzi, vuol dire cancellare il principio dell’autonomia della magistratura per tutte quelle cause di competenza del Giudice di Pace, con l’effetto di renderlo sottomesso nelle sue decisioni all’autorità che decide questi obiettivi e le finalità da perseguire, vincolandolo con uno strumento, ossia la retribuzione, che condiziona la sua esistenza.
In nessuno stato democratico è prevista una forma così vincolante per la magistratura: ossia il condizionare l’esistenza quotidiana di un magistrato al raggiungimento di obiettivi definiti da altri.
La Corte Costituzionale che in più occasioni ha affermato come la retribuzione dei magistrati riguarda “un aspetto essenziale all’attuazione del precetto costituzionale dell’indipendenza” (Corte Cost. n. 1/1978; Corte Cost. n. 42/93) ha stabilito che tale aspetto è fondamentale “in modo da evitare che i magistrati siano soggetti a periodiche rivendicazioni di altri poteri”.
Questo è un principio posto a tutela della funzione giudiziaria e non costituisce una prerogativa collegata allo status giuridico della persona del giudicante.

Incostituzionalità dell’esclusione del giudice di pace da ogni forma di tutela previdenziale e assistenziale.
Non si può non rilevare la gravità dell’espressa volontà di escludere per la magistratura onoraria l’applicazione di norme previste a tutela di ogni lavoratore.
Il livello di civiltà di un paese passa anche dal riconoscimento di garanzie previdenziali e assicurative, di un lavoratore.

Incostituzionalità della temporaneità dei mandati per lesione al principio dell’autonomia della magistratura nelle materia rimesse alla competenza esclusiva del Giudice di Pace.
Il principio dell’autonomia ed imparzialità della magistratura è, infatti, collegata all’esercizio della funzione giudiziaria e non alla natura del rapporto di servizio con l’amministrazione dello Stato.
Diversamente opinando, si affermerebbe che tale principio non è posto a tutela della funzione, ma a beneficio di una particolare categoria di cittadini, in aperta violazione quindi degli artt. 3, 101 e 104 della Costituzione.
Infatti, si affermerebbe, che per tutti quei procedimenti che ricadono nella competenza del Giudice di Pace i cittadini non debbono avere garantito il diritto, costituzionalmente tutelato, di un giudice terzo ed imparziale. La continuità dei mandati, invece, da un lato consente di garantire l’autonomia e l’imparzialità della magistratura, e dall’altro di creare un sistema che non si ponga in posizione eccentrica rispetto al dettato costituzionale.

Ma quello che ci si chiede è a chi conviene affossare la magistratura di pace, una magistratura che funziona e che tratta le questioni che interessano famiglie, imprese, artigiani, commercianti, qual è lo scopo che si persegue con questo progetto di riforma? A chi giova?

L’entrata in vigore di una riforma fondata su simili principi è incostituzionale, fortemente lesiva dell’autonomia della magistratura e pregiudica gravemente il funzionamento della Giustizia.
Non è possibile attendere passivamente, considerato che  il giudice di pace è un magistrato che non gode di tutte le prerogative proprie della funzione giudiziaria ma che comunque è consapevole che il primo dovere di un magistrato è la tutela dell’autonomia della magistratura, principio che i giudici di pace difenderanno ad ogni costo, anche con astensioni ed altre forme legittime di manifestazione del dissenso.

La Confederazione Giudici di Pace
Il Direttivo Nazionale

 

Redazione Newsfood.com

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