Giappone. L’Anno Nuovo inizia con la Zuppa delle sette erbe

Giappone. L’Anno Nuovo inizia con la Zuppa delle sette erbe

By Redazione

Ogni Paese ha le sue tradizioni per festeggiare il Nuovo Anno. Se allora in Italia arrivano spumanti e cotechini, in Giappone si mette in tavola la Zuppa delle sette erbe (Nanakusa-gayu).

La pietanza ha sia un valore morale e tradizionale, che uno scopo più concreto e salutista.

La Zuppa delle sette Erbe compare per la prima volta nel 890, quando una dama della corte imperiale descrive una ricetta a base di riso bollito (okayu) con 7 erbe. L’usanza prende piede e nel
911 è già tradizione. Durante poi il tardo periodo Edo (seconda metà dell’Ottocento) il piatto ha ormai conquistato la gente comune, disposta a sacrificare tempo e fatica
per ottenere gli ingredienti.

Il rituale impone di preparare il tutto cogliendo un erba da ciascuno dei 7 campi nelle vicinanze di Tokio. Attualmente, data la difficoltà pratica dell’azione, attualmente le sette erbe
sono in vendita nei reparti di frutta e verdura dei supermercati. Il cuoco, di solito la donna, si mette al lavoro la notte del 6 gennaio. Il piatto verrà consumato l’indomani, il 7,
giorno della Festa dell’uomo, o Jinjitsu, che ricorda la creazione ancestrale dell’umanità.

Il cuciniere inizia poggiando il cucchiaio del riso (nanakusa) ed un pestello su un tagliere, unendoli in modo da formare una figura portatrice di buona sorte. Poi, di primo mattino, si
sminuzzano le sette erbe: nazuna, gogyo, hagobera, hotokenoza, suzuna e suzushiro. I più tradizionalisti compiono tale operazione intonando un canto che è ispirato al prossimo
ritorno degli uccelli migratori dalla Cina. Successivamente, al brodo ricavato dalle sette erbe si deve aggiungere del riso cotto molto a lungo, fino a diventare pastoso.

La Nanakusa-gayu viene consumata in famiglia o in uno dei templi in cui i sacerdoti celebrano lo Jinjitsu. Negli edifici più grandi, come quello di Kyriu, le ciotole consumate sono
diverse centinaia.

Ritualità a parte, la pietanza possiede un effettivo valore nutrizionale. La Zuppa è infatti un piatto leggero e diuretico, che purifica l’organismo dopo le libagioni di fine
anno. Consumandola, i giapponesi eliminano le scorie (fisiche e spirituali) preparandosi nel modo migliore ad affrontare l’anno che verrà. Non a caso, nel giorno di Jinjitsu si
compongono vecchi racconti, si intrecciano rapporti di amicizia con il prossimo e si graziano i criminali.

I meriti fisici della Nanakusa-gayu sono in gran parte da ascrivere alle erbe in questione: nazuna (sacco del pastore), gogyou/hahakogusa (Gnapholium affine), hakobe/hakobera (erba
gallina o centonchio), suzuna/kabu (Brassica rapa), suzushiro (daikon), hotokenoza (Lapsana Communis).

Così, ad esempio, il seri contiene vitamina B1 e C, la nazuna è utile per la pressione alta, l’anemia per la costipazione, mentre l’hakobe è ricca di sali minerali, di
oligoelementi (specialmente magnesio, silicio, potassio, fosforo, ferro e rame) e di vitamine del gruppo B e C.

Matteo Clerici

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