Gender pay gap: le donne guadagnano meno degli uomini anche se non è facile capire quale sia la percentuale del divario

Gender pay gap: le donne guadagnano meno degli uomini anche se non è facile capire quale sia la percentuale del divario

Il 7% in meno, secondo l’Istat. No, il 17%, stando ai dati Unioncamere 2008. Macché, l’8,75%: lo afferma una ricerca Isfol. Dall’Eurispes, però, assicurano che nel 2009 si
può parlare di un -16 per cento.
Bene, almeno una cosa è certa, e cioè che le donne guadagnano meno degli uomini… ma quanto in meno? Il problema principale, nell’analisi del cosiddetto “Gender pay gap”, sta
proprio nell’ottenere dati omogenei prendendo a riferimento campioni diversi. I risultati, come dimostra questa rapida carrellata di dati, lasciano adito ad interpretazioni anche molto diverse
tra loro.
La più recente indagine in merito, condotta dalla Sda Bocconi in collaborazione con Hay Group, è partita proprio da questa premessa: la necessità di trovare un ambito di
indagine il più adatto possibile a restituire una fotografia veritiera della “discriminazione salariale” femminile. Per questo, gli analisti hanno abbinato alle due dimensioni analitiche
tradizionali (livello occupazionale e settore di riferimento) una terza chiave di indagine, basata questa volta sulla complessità della posizione ricoperta, come risultante dagli avanzati
criteri del gruppo Hay. L’analisi finale si basa su un campione 32mila osservazioni retributive annuali e 97 aziende fra Italia, Francia, Spagna, Belgio e Germania.
Quando si guarda alla retribuzione annua lorda, il gap salariale tra uomini e donne raggiunge il 23% in sfavore di queste ultime, una percentuale che è rimasta sostanzialmente stabile nel
corso degli ultimi 4 anni. L’Italia, per una volta, non è il fanalino di coda d’Europa, poiché la differenza tra i sessi raggiunge il 27% in Spagna, il 29% in Belgio e addirittura
il 42% in Francia. Andando a scomporre il dato per le singole aree professionali d’impiego, si ottiene un dislivello pari al 23,7% per i comparti commerciali, al 25% per lo staff e al 19% per i
ruoli di linea nel 2008. I valori sono anche più elevati rispetto alle cupe stime di Unioncamere, e tracciano un quadro di forte disparità di trattamento economico tra i
sessi.
Un ulteriore approfondimento per classi Hay, tuttavia, rivela un dislivello meno profondo di quanto ci si potrebbe aspettare. In altre parole, a parità di qualifiche, complessità
della posizione ricoperta e anzianità dei singoli professionisti, il paygap si riduce notevolmente, sino a toccare l’1,9% per gli impiegati, il 3,6% per i quadri e il 3% per i dirigenti al
femminile. Non proprio la parità salariale, ma quasi.
Una possibile spiegazione per questo apparente paradosso è da ricercarsi nella diversa distribuzione tra uomini e donne nelle diverse categorie. Nel commerciale, stando agli esperti di Sda
Bocconi e Hay Group, la percentuale di donne impiegate rispetto al totale è aumentata dal 24% del 2005 al 33% del 2008. Nello staff, l’aumento è stato dal 36 al 39%, mentre nella
linea le donne sono diminuite dal 21 al 20 per cento. I dirigenti “rosa” sono solo il 13% del totale, i quadri il 23% e le impiegate il 37%. Secondo Barbara Imperatori e Ubaldo Macchitella della
Sda Boccoini, “esiste una correlazione positiva tra la presenza percentuale di donne lavoratrici rispetto al totale dei lavoratori e la distribuzione del gender pay gap”.
Il trend in corso, comunque, è positivo, con un differenziale che va via via riducendosi con il passare degli anni. “Nel lungo periodo – conferma Arnaldo Camuffo, docente di organizzazione
aziendale presso l’Università Bocconi – la riduzione del gap sarà significativa. Nel breve periodo, però, possono esservi situazioni e contesti in cui esso tende ad
allargarsi, come sta accadendo tuttora nei paesi poveri”.
Altre conferme arrivano da Tito Chini, responsabile delle politiche retributive di Vodafone Italia, che afferma: “In Vodafone il gap salariale è pari in media al 5%, ma scende all’1% a
parità di età e mestiere specifico. Il tasso di promozione delle donne al livello dirigenziale nel triennio 2006-2008 si è attestato al 22%, contro il 10% degli uomini,
mentre per i quadri le percentuali sono, rispettivamente, del 17% contro il 10 per cento”. Il merito, spiega Chini, è della “forte attenzione, da parte del gruppo Vodafone, ai processi di
valutazione delle prestazione e di gestione delle promozioni e delle retribuzioni”.

Andrea Curiat

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