Galline ovaiole e normativa europea: il Tecnologo Alimentare e la DIRETTIVA 1999/74/CE del 19 luglio 1999

Galline ovaiole e normativa europea: il Tecnologo Alimentare e la DIRETTIVA 1999/74/CE del 19 luglio 1999

Il Dott. Alfredo Clerici, Tecnologo Alimentare, risponde alla lettera aperta indirizzata al Ministro Mario Catania, in merito alla normativa sulle galline ovaiole, che ci è pervenuta dalla LAV.

Alfredo Clerici:

La normativa cui si riferisce l’articolo è la DIRETTIVA 1999/74/CE del 19 luglio 1999 che stabilisce le norme minime per la protezione delle galline ovaiole. Tale direttiva è stata
recepita dal decreto legislativo n. 267/03.

La scadenza di cui parla l’articolo della LAV è così descritta dalla direttiva: Gli Stati membri provvedono affinché l’allevamento nelle gabbie di cui al presente capo sia
vietato a decorrere dal 1° gennaio 2012. Inoltre, la costruzione o la messa in funzione per la prima volta di gabbie di cui al presente capo è vietata a decorrere dal 1° gennaio
2003.  Analogamente, il decreto legislativo: dal 1° gennaio 2012, è vietato utilizzare nell’allevamento le gabbie di cui al n. 1 dell’All. C.

Il citato allegato C così descrive le “gabbie convenzionali” oggetto del divieto:

a) consentire a ogni gallina ovaiola di disporre di almeno 550 centimetri quadrati di superficie della gabbia, misurata su un piano orizzontale e utilizzabile senza limitazioni; dal calcolo
devono essere esclusi eventuali bordi deflettori antispreco. Nel calcolo dei 550 centimetri quadrati di superficie utilizzabile è inclusa la bandina salvauova, posta dietro alla
mangiatoia, purché non superi otto centimetri misurati in proiezione orizzontale;

b) avere una mangiatoia utilizzabile senza limitazioni, di una lunghezza minima di 10 cm moltiplicata  per il numero di galline ovaiole nella gabbia;

c) disporre, in mancanza  di  tettarelle o coppette, di un abbeveratoio continuo della medesima lunghezza della mangiatoia indicata alla lettera b). Nel caso di abbeveratoi a raccordo,
da ciascuna gabbia devono essere raggiungibili almeno due tettarelle o coppette;

d) avere un’altezza minima non inferiore a 40 cm per il 65 per cento della superficie e non inferiore, in ogni punto, a 35 cm;

e) essere dotate di pavimento che sostenga adeguatamente ciascuna delle unghie anteriori di ciascuna zampa. La pendenza del pavimento non deve superare il 14 per cento ovvero 8 gradi; pendenze
superiori sono consentite solo per i pavimenti diversi da quelli provvisti di rete metallica rettangolare;

f) essere provviste di dispositivi per accorciare le unghie qualora siano disponibili sul mercato dispositivi dichiarati idonei da organismi comunitari.

Venendo alla marcatura delle uova (e degli imballaggi) che consente al consumatore di individuare il sistema di allevamento, essa è descritta dal decreto del Ministero delle Politiche
Agricole Alimentari e Forestali dell’11.12.09. Il predetto DM è entrato in vigore il 15 maggio 2010, ma già il regolamento (CE) 1071/2005, conteneva le necessarie indicazioni:

Dal 1° gennaio 2004, … sul guscio delle uova destinate al consumo umano è obbligatoria la stampigliatura di un codice che identifica il produttore e il sistema di allevamento delle
galline ovaiole. Il codice è composto da un numero che identifica il metodo di allevamento (0 = biologico, 1 = all’aperto, 2 = a terra, 3 = in gabbia), …

Sino a quando ci saranno in commercio uova con marcatura “3”, vorrà dire che la scadenza del 1 gennaio 2012 attende ancora di essere rispettata.

Da: LAV Ufficio stampa 

Data: 24 gennaio 2012 14:32:30 GMT+01:00

Comunicato stampa LAV 24 gennaio 2012

GALLINE OVAIOLE, LAV: IL MINISTRO CATANIA CHIARISCA COME EVITARE LA PROCEDURA DI INFRAZIONE UE. “LASCIARE DECANTARE” SIGNIFICA SOLO CONFERMARE DI NON VOLER APPLICARE LA NORMA EUROPEA

CHIARIRE SUBITO AI CONSUMATORI COME SONO ETICHETTATE OGGI LE UOVA DA ALLEVAMENI ILLEGALI

La LAV esprime il proprio disappunto per le dichiarazioni espresse dal Ministro delle Politiche Agricole e Forestali Mario Catania in merito alla procedura d’infrazione avviata dalla
Commissione Europea nei confronti dell’Italia a causa del ritardo nella messa al bando, dal gennaio 2012, delle gabbie convenzionali per le galline ovaiole: “La situazione è in rapido
miglioramento (…) La procedura partirà comunque – ha dichiarato il Ministro all’Agenzia Ansa – ma l’iter è lungo e spero che prima arrivare davanti alla Corte di giustizia ci
sia una ragionevole decantazione di tutto il problema”.

“Le dichiarazioni del Ministro Catania non sono accettabili perché parlare di ‘decantazione del problema’ significa solo proseguire la politica del ‘non fare’ delle
Istituzioni agricole e sanitarie, che ha portato molti allevatori a non rispettare una fondamentale norma europea di benessere degli animali e lasciar passare ben 13 anni senza alcuna politica
attiva e di riconversione come avvenuto, invece, in altri Paesi dell’Unione Europea – dichiara Roberto Bennati, vicepresidente LAV – La situazione non sta rapidamente migliorando e ci domandiamo
su quali dati il Ministro Catania fondi le sue affermazioni dal momento che, ad oggi, l’Italia non ha ancora risposto alle richieste ufficiali di Bruxelles di fornire stime circa la detenzione di
galline in gabbie di batteria convenzionali, illegali dal 1 gennaio. Dal Ministro Catania, con una solida esperienza a Bruxelles e una dichiarata volontà di perseguire politiche
europeiste, ci aspettiamo un cambiamento di rotta in favore della fine delle gabbie di batteria.”

“Il ministro Catania chiarisca subito quali azioni urgenti intende porre in essere per verificare come sono immesse in commercio oggi le uova provenienti da galline allevate in sistemi
illegali e disporre immediate ispezioni da parte dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari del Ministero delle Politiche
agricole  e forestali  – prosegue Bennati – Non riusciamo a capire come si possa spiegare ai consumatori italiani che oggi stanno comprando uova etichettate come legali e invece sono
delle uova illegali, e vogliamo sapere come si possano mettere in commercio milioni di uova la cui commercializzazione dovrebbe essere immediatamente sospesa in base alle norme sulla
commercializzazione delle uova stesse. Questo aspetto è prioritario per la tutela del consumatore e crediamo fermamente non si possa ‘far decantare’ un inganno di tale portata per i
consumatori”.   

Redazione Newsfood.com

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