G8, Zaia: I Grandi della Terra dovranno mettere in cima all’agenda la fame nel mondo

G8, Zaia: I Grandi della Terra dovranno mettere in cima all’agenda la fame nel mondo

Ministro, lei ha organizzato il primo G8 agricolo, giusto l’aprile scorso. Quali risposte si aspetta dai grandi del Mondo riuniti a L’Aquila?

Il lavoro che abbiamo svolto a Cison non potrà che essere il punto di partenza per la questione della sicurezza alimentare globale, che già dalle prime schermaglie appare centrale
nei lavori dell’Aquila. La dichiarazione finale del primo G8 agricolo ha affrontato molti dei temi che saranno discussi durante il Summit G8. Le decisioni che i grandi della Terra sono chiamati
a prendere in questi giorni dovranno necessariamente tenere conto della ritrovata centralità dell’agricoltura negli equilibri internazionali.

Chi si occupa di agricoltura deve sapere che la gestione e il governo di questo settore hanno come scopo finale quello di nutrire il mondo, che ha diritto di avere un’agricoltura capace di
sfamare tutti i suoi cittadini. I veri protagonisti di questa fase della storia dell’agricoltura devono tornare ad essere i contadini.

Non crede che la crisi inevitabilmente aumenterà ancora di più gli squilibri esistenti?

Questo G8 cade a ridosso di una delle crisi economiche più severe che la modernità ricordi. Però da essa, come ha scritto Benedetto XVI nella lettera che ha indirizzato
alla Presidenza del Vertice, si può uscire in modi diversi. L’agricoltura ha bisogno che si scelga la via più inclusiva. Il settore primario è stato a lungo sottovalutato,
nella convinzione che la globalizzazione e il mercato avrebbero risolto naturalmente gli squilibri stridenti che sono sotto gli occhi di tutti. C’è bisogno di una nuova governance
dell’agricoltura, e c’è bisogno di acquisire una nuova coscienza, da parte di tutti, che i prodotti della terra non sono una merce come un’altra. Da essi dipende la sopravvivenza
dell’umanità. Questo vuol dire che dobbiamo affrancare l’agricoltura da ogni logica speculativa. L’etica e la tecnica, qualunque tecnica, si devono conciliare in un’ottica umana. Questa,
in fondo, è la via dell’umanesimo cristiano che Ratzinger indica anche nella sua ultima enciclica.

Cosa pensa della proposta, caldeggiata dal Presidente Obama, di realizzare un fondo da 12-15 miliardi di dollari per la sicurezza alimentare?

Ovviamente non posso che auspicarne la realizzazione. Anche perché proprio al vertice dei Ministri dell’Agricoltura di aprile abbiamo evidenziato questa necessità. Uno degli
obiettivi contenuti nella Dichiarazione Finale di Cison di Valmarino è quello di “aumentare gli investimenti pubblici e privati nell’agricoltura sostenibile, nello sviluppo rurale e
nella protezione ambientale”. Sempre nel documento ribadiamo “la nostra determinazione a sconfiggere la fame e a garantire l’accesso ad alimenti salubri, sufficienti e nutrienti”. L’agricoltura
di cui l’umanità ha bisogno deve conciliare la modernità con lo sviluppo sostenibile, uscendo da una logica assistenzialista. La rivoluzione che potrebbe uscire da questo G8
è proprio questa: si passa ad investimenti a lungo termine, non si investirà più semplicemente negli aiuti alimentari. Non si può pensare di risolvere il problema
della sottonutrizione di un miliardo e duecento milioni di esseri umani – i dati sono quelli dell’ultimo rapporto FAO – semplicemente portando loro del cibo, correndo peraltro il rischio di
annichilire definitivamente le agricolture locali. Si badi bene, l’agricoltura è sempre una tradizione e un elemento di caratterizzazione culturale. Bisogna uscire dalla logica della
disattenzione che troppo a lungo ha caratterizzato la considerazione verso il mondo agricolo. Per sfamare il mondo la produzione dovrebbe raddoppiare. La verità è che serve
più agricoltura.

Sempre nel documento finale di Cison ci siamo impegnati ad utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per ridurre gli effetti negativi dell’attuale crisi finanziaria sulla povertà e
la fame, a rafforzare e incoraggiare un’agricoltura e una produzione alimentare sostenibili, ad aumentare gli investimenti nello sviluppo rurale e nella ricerca, a evitare la concorrenza sleale
e le distorsioni del commercio.

Quanto alla nostra agricoltura, cosa si aspetta da questo G8?

Il nostro settore primario deve uscire rafforzato da questo vertice. La nostra è un’agricoltura di eccellenza che va tutelata dalla concorrenza sleale. È evidente che
un’agricoltura come quella italiana non può essere messa sullo stesso piano di altre agricolture, che per usare un eufemismo definiremo ‘essenziali’. L’export agroalimentare italiano
vale 24 miliardi di euro l’anno, ma soltanto un prodotto su dieci è davvero Made in Italy. Per questo chiediamo una maggiore cooperazione per un monitoraggio internazionale in materia di
frodi alimentari. È evidente che per poter competere con un Paese che ha una agricoltura come la nostra, qualcuno crede che sia sufficiente fare del dumping mettendo a rischio la salute
e il mercato. Abbiamo fatto della tolleranza zero uno dei pilastri fondamentali della nostra politica. In quest’anno di amministrazione abbiamo spiegato ai forestali, all’Icq, alla Guardia
costiera e ai carabinieri dei Nac che era più utile impiegare uomini e mezzi per tutelare la sicurezza dei consumatori e il mercato agroalimentare che inseguire arzilli vecchietti o
liceali squattrinati con i loro cestini pieni di funghi e more. Non facciamo sconti, e non faremo sconti a nessuno su questo fronte. Chi compra ha il diritto di sapere cosa si metterà in
pancia. Ma non basta lo sforzo di un solo Paese per combattere la contraffazione internazionale.

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