Frutta e verdura brutta: così la Francia combatte lo spreco

Frutta e verdura brutta: così la Francia combatte lo spreco

Metti frutta e verdura ingloriose per combattere contro lo spreco.

E’ quanto succede in Francia, a Provins, cittadina del  centro-nord del Paese. Intermaché, terza catena nazionale per dimensioni ha deciso di iniziare una campagna a favore di frutta e verdura, dall’aspetto non gradevole ma perfettamente mangiabile.

Denominata Inglorious fruits and vegetables, la campagna spiega come dietro allo spreco di cibo ci siano due fattori.

Il primo, il sistema industriale, che spinge ogni anno a buttare tonnellate di frutta e verdura perfettamente commestibili. Il secondo, l’estetica: il consumatore è addestrato a cercare il prodotto perfetto. Così, carote dal colore smorto, patate dalla forma strana e mele irregolari vengono scartati perchè non belle.

Allora, Inglorious fruits and vegetables vuole cambiare la mentalità. Per questo, i suoi esperti hanno realizzato un video, breve ma divertente.

Protagoni, vegetali come “Il limone fallito”, “la mela grottesca” e la “carota bruttina”: molto brutti, ma perfettamente commestibili. Tra musica ed ironia, verrà trasmesso il messaggio del consumo aldilà della forma.

Più seriamente, la clip ricorda il verdetto di ICM Abitudini alimentari in Europa: più del 50% degli europei spreca cibo per valore di miliardi.

Allora, per cambiare le cose, Intermaché ha creato nei punti vendita di Provins un museo, dove la frutta e verdura brutte sono valorizzati esteticamente, la loro originalità trasformata in un punto di forza.

Ancora più interessante per i francesi, lo sconto: nei locali Intermaché, i brutti ma buoni sono venduti ad un prezzo inferiore del 30% rispetto alla merce “normale”.

In base alle prime stime, Inglorious fruits and vegetables ha raggiunto il suo obiettivo: lo spreco è diminuito e (fanno notare i maligni) Intermachè ha visto salire un incremento generale della clientela del 24% e, in particolare, un incremento della clientela nell’area dedicata ai prodotti brutti del 60%.

 

Matteo Clerici

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