“Frutta brutta”: il Portogallo sfida l’UE e la crisi

“Frutta brutta”: il Portogallo sfida l’UE e la crisi

 Isabel Soares è una cittadina del Portogallo, amante della natura e desiderosa di combattere la crisi.

Più importante, la signora Soares è la fondatrice di Frutta Brutta (Fruta Feia), cooperativa talmente importante da meritarsi le pagine del New York Times.

La natura di Fruta Feia è semplice: essa compra dai contadini frutta e verdura “brutta”, cioè scartata in base requisiti estetici UE, e la distribuiscono ai loro associati. Fondata 6 mesi fa, la cooperativa vanta numeri importanti: 21 tonnellate di cibo salvato dalla discarica, mille persone in lista d’attesa per diventare soci, una quantità crescente di agricoltori favorevoli. Dietro al suo successo, il rapporto diretto coi contadini, che vedono il loro lavoro valorizzato ed il guadagno aumentare, ed i prezzi ridotti: ogni settimana, Fruta feia riceve 3,5 chili frutta e verdura al prezzo complessivo di 3,5 euro.

Tuttavia, come ricorda il Times, aldilà del successo di Soares e compagni, la crisi riporta in prima linea il rapporto tra norme europee e spreco alimentare. Secondo le stime del giornale, ogni anno l’Unione manda in discarica 89 tonnellate di cibo, principalmente vegetali, in quanto non rispondenti alle rigide norme di settore. In base a queste, esistono canoni precisi per calibro, colore e caratteristiche: il prodotto che non le rispetta può essere trasformato (diventare marmellata) od impiegato come cibo per animali.

Nonostante le norme siano state rese più permissive, il sistema dell’Unione è ancora selettivo per 10 varietà di frutta e verdura, circa il 75% del mercato: mele, agrumi, kiwi, lattughe con indivie ricce e scarole, pesche e pesche nettarine, pere, fragole, peperoni dolci, uve da tavola, pomodori.

Ed alcune norme sono più stringenti di altre: ad esempio le pesche nettarine devono avere requisiti precisi ( calibro inferiore ai 5,6 centimetri e/o con un peso inferiore agli 85 grammi) per essere venduti tra il 1 luglio ed il 31 ottobre, mentre i pomodori a grappolo i frutti staccati non devono superare il 10%.

Perciò, conclude il giornale, forse il caso di Frutta Brutta non dovrebbe essere un eccezione, ma la regola: di fronte a crisi ed ecologia, l’UE dovrebbe permettere l’utilizzo degli esemplari non perfetti. Con buona pace di calibri, peso e percentuali.

 

Matteo Clerici

 

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