“Friggiamo ogni cosa basta che non uccida il cuoco”. Questo è il Chip Shop, Brooklin

“Friggiamo ogni cosa basta che non uccida il cuoco”. Questo è il Chip Shop, Brooklin

Un takeaway che, oltre al menù convenzionale, dà al cliente un’insolita possibilità: portarsi da casa il cibo, consegnarlo ai cuochi e vederlo fritto nell’olio.

Questo è Chip Shop a Brooklin, New York, la cui storia ha catturato l’attenzione del quotidiano britannico “Daily Mail”. La storia del Chip Shop inizia nel 2001: il proprietario Chris
Sell, residente negli USA ma natio di Rugby (Gran Bretagna) sente la nostalgia del cibo casalingo. Così, ai clienti vengono servite specialità come pesce e patatine fritte,
Sheperds Pie ed altri piatti britannici, ancora oggi graditi.

Tuttavia, gli affari decollano a seguito di un party aziendale, dove gli impiegati decidono di sfruttare in maniera creativa l’usanza scozzese del Mars Bar, dove l’omonima barretta viene
fritta.

Ecco il ricordo di Suzanne, 39 anni, manager del locale: “Abbiamo messo alcuni Twinkies nella friggitrice per il mio compleanno e il loro sapore era delizioso, così abbiamo iniziato a
preparare delle tavolette al cioccolato e a inserirle nel menù. Alle persone piacciono molto, soprattutto ai newyorchesi, e i clienti hanno iniziato gradualmente a portare i loro stessi
cibi da friggere”.

Da allora, cittadini autoctoni e turisti stranieri hanno iniziato il pellegrinaggio, portando tutto ma rispettando la neonata regola:”Friggiamo ogni cosa basta che non uccida il cuoco”.

E, va detto, la varietà non è certo mancata. Come spiega Susan, i dolci fanno la parte del leone: “I biscotti Oreo e gli Snicker sono molto apprezzati. Mentre la cosa in assoluto
più rivoltante è stato del manzo secco con formaggio: l’odore era così disgustoso….”.

Tuttavia, non manca certo la scelta: “Le persone portano le cose più strane. Abbiamo fritto a fondo ogni cosa da hotdog a crostate a ciambelle giganti a piatti di sushi. E una volta per
un cliente abbiamo preparato perfino un ananas intero”. E, come facilmente intuibile, la linea ci perde; per Susan la frittura raddoppia le calorie, anche se “Ovviamente la quantità
varia e non puoi ottenere un conteggio esatto fino a che non porti i cibi in laboratorio”.

Diversità degli alimenti e loro contenuto calorico non contano: la sicurezza dello staff, invece, si.

“La nostra regola è che friggiamo qualsiasi cosa, purché non uccida lo chef. Se un cibo ha troppa acqua al suo interno allora esploderà. Le arance esplodono, lo abbiamo
imparato per esperienza diretta e da allora abbiamo deciso di rifiutarci di friggerle quando ce lo chiedono. Cerchiamo inoltre di evitare cose come caramelle gommose o torte con molta glassa,
perché sciogliendosi rovinano l’intera tinozza dell’olio”.

Ad un esterno, questa mania di friggere tutto può sembrare una moda inconsueta ma disgustosa. In realtà, sembra che il metodo di cottura esalti il sapore dei cibi. E’ quanto
risulta dall’indagine di Isla Harvey, giornalista del “Mail” arrivata con le peggiori intenzioni ma ripartita soddisfatta.

La Harvey si è orientata su un menù speciale: un doppio cheeseburger fritto a puntino, seguito da maccheroni al formaggio, una ciambella gigante, e una fetta di torta al formaggio
di New York. Conclusione? “Mi aspettavo che un cheeseburger fritto fosse immangiabile, invece è stato magnifico: mordendolo, era croccante e delizioso. Anche se dopo pochi bocconi ho
iniziato a sentirmi sazia, e quindi sono passata ai maccheroni al formaggio. Questi erano ancora meglio. Aggiungendo una fetta di crostata alle fragole faceva un ottimo effetto”

Fonte: Mail Foreign Service, “Fancy a deep-fried pretzel? British-owned Brooklin takeaway that calorie counters should avoid”, Mail Online, 31/08/010

Matteo Clerici

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