Friedman dà i voti in comunicazione ambientale

Il più bravo in comunicazione ambientale e sulla sostenibilità? Per il giornalista Alan Friedman non ci sono dubbi: Al Gore con la sua “Verità sconveniente” ha dato un
grande contributo a svegliare le coscienze e a cambiare gli stili di vita. Bocciato invece Bush che “nega l’emergenza ambientale e aiuta i suoi amici texani”. Tra gli altri promossi a pieni
voti c’è per Friedman la Regione Toscana che ha ideato il cantiere degli “Stati generali della sostenibilità”, ma c’è anche il Ministero dell’Ambiente, l’Enel e la Hera di
Bologna. Bocciati invece Palazzo Chigi e il Parlamento italiano, bocciato Berlusconi, così così la Rai e Mediaset. Bravi la Bbc e la Cnn, promossi Cisco System e Microsoft,
pollice verso per la Confindustria, “non pone mai la questione della sostenibilità. Così mentre in tanti paesi occidentali il business della sostenibilità prospera e un
10-15% delle società quotate in borsa lavorano in questo settore, l’Italia è indietro e se ne parla al futuro. Invece bisogna agire subito, non sono concesse dilazioni”.

Ecco le pagelle assegnate oggi dal comunicatore newyorkese, nel corso della tavola rotonda coordinata dal fisico Franco Prodi nel corso della prima giornata dell’iniziativa regionale, a cui
hanno partecipato anche Cesare Peruzzi del Sole 24 Ore, Marco Pratellesi, caporedattore del sito internet del Corriere della Sera e Mario Tozzi, ricercatore Cnr e divulgatore televisivo.
Per Prodi, direttore dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e Clima del Cnr di Bologna la “divulgazione scientifica sui cambiamenti climatici in Italia è discontinua, contingente e non
va alla radice delle conoscenze. Siamo lontani dai modelli anglosassoni in cui c’è un obbligo intrinseco alla divulgazione, tanto che il 2% di ogni progetto viene destinato alla
comunicazione”. In disaccordo con lui Peruzzi: “Nei media – ha detto – c’è una attenzione crescente per il tema della sostenibilità” e anche Pratellesi: “I siti, meno legati al
condizionamento del primato della politica, sono molto più sensibili della carta stampata ai problemi dell’ambiente. Sono questi i temi che stanno più a cuore alla gente”.
Per Mario Tozzi, che ha concluso il giro di interventi, “il punto di partenza per qualsiasi dibattito sulla sostenibilità è che nessun tipo di sviluppo è più
sostenibile, perché è sempre a spese di altri, siano essi i paesi poveri oppure le risorse ambientali che sono ormai all’osso. Non c’è crescita che non crei danni.
L’obiettivo su cui puntare non può dunque essere che la decrescita. Abbiamo raggiunto il livello soglia”.

Lorenza Pampaloni

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