Expo 2015 e UnPoxExPo: Cosa ne pensa Giampietro Comolli, economista agroalimentare

Expo 2015 e UnPoxExPo: Cosa ne pensa Giampietro Comolli, economista agroalimentare
E’ da parecchio che conosciamo Giampietro Comolli, per diversi anni ha saputo tramutare egregiamente il vino in Euro e, ultimamente, con UnPoxExpo cerca di tramutare l’acqua in vino (in business).
Il grande evento, Expo 2015, è sicuramente un’opportunità per far ripartire l’economia del nostro bistrattato Paese. Ma è anche un’occasione ghiotta per gli intrallazzatori e i politicanti avidi e famelici. Tanti tanti soldi sono entrati…tanti e tanti soldi sono spariti!
UnPoxExpo è una grande idea che può accomunare tutte le realtà enogastronomiche, culturali e tradizionali e presentarle ai milioni di visitatori attesi. Speriamo che Expo 2015 arrivi a compimento, che Giampietro Comolli riesca a realizzare il suo sogno e, soprattutto, che i turisti che arriveranno possano trovare un’accoglienza che li soddisfi e possano acquistare i nostri prodotti, tornare in patria e mantenere vivo un cordone ombelicale con le nostre eccellenze.
Per conoscere meglio Giampietro Comolli e ciò che sta facendo con UnPoxExPo, clicca qui
Giuseppe Danielli
Direttore e Fondatore
Newsfood.com
Riportiamo un’intervista pubblicata sul quotidiano della sua città:
Per Piacenza serve un Expo per partire con la logistica agroalimentare.
Intervista al piacentino Gianpiero Comolli, grande esperto di viticoltura e marketing di imprese agroalimentari, fondatore dell’osservatorio Economico Vini Effervescenti e creatore di UnPOperExPO”, marchio-progetto che fa capo a AIKAL (associazione internazionale no-profit fra imprese private e stakeholders per lo sviluppo di progetti in vista di Expo Milano 2015

Perché ha scelto il Po?
L’area vasta del Grande fiume Po, si caratterizza per 100 oasi-parchi, 100 golene e lanche fluviali, 100 attracchi e approdi privati e pubblici con pontili mobili adattabili ai flussi d’acqua, 100 prodotti alimentari cibo-vino tracciabili e tutelati da norme internazionali; ed ancora: 100 piatti-ricette che sono l’evoluzione del cibo crudo naturale, che cotto e cucinato, diventa cultura, 100 castelli e ville che raccontano storie di Signorie e Ducati, la Repubblica di Venezia e l’architettura d’acqua.
Di più: 100 personaggi artisti, politici, attori e scrittori che sono nati e hanno vissuto il fiume, 100 musei di storia rurale agraria e ambientale che attestano il lavoro di bonifica e coltivazione dell’uomo, 100 abbazie corti monastiche e conventi dove è nata la storia agroalimentare e nutrizionale lungo il fiume PO.
Per questo il PO è espressione della biodiversità, biosostenibilità: in un tragitto di 600 km si susseguono tutti i sensi gustativi primordiali e tutti i sentori olfattivi, dal dolce al salato, dall’acido all’amaro. E’ in un contesto così complesso, imperniato sulla creatività dell’uomo antico e moderno, che si sposano l’allevamento e l’utilizzo del maiale come la coltivazione di orti speciali, la produzione del Grana Padano e dell’Aceto Balsamico, la semina del riso e dei cereali, la raccolta di castagne e di frutti del sottobosco, la mostarda e il torrone, il panettone e gli spumanti, le creme di cioccolato e il prosciutto, lo storione e l’anguilla. L’uniformità del paesaggio culturale, seppur articolato e frammentato, si concentra nella struttura e orizzonte geo- pedologico e sulla presenza di essenze botaniche di alto fusto e perenni come il salice e il pioppo, due piante identificative, quasi testimonial unici del marketing territoriale.  Il suo valore è universale, l’intangibilità del patrimonio è data dalla area vasta o macro regione e dalla unicità del sito-pilota, della biodiversità distrettuale e della contiguità dei componenti proprio perché il fiume è stato una barriera naturale per millenni, ha separato ma unito, è luogo statico e fonte dinamica, ha forza positiva e potenza devastante, ma è un “unicum” grazie alla sua storia unica evoluta in 10 milioni di anni. Il paesaggio culturale fluviale  enogastronomico è frutto della natura e dell’uomo, ma soprattutto dell’anima, dello spirito, della coscienza e della mente orientate a dare forza e continuità alla vita umana; ancor più oggi, indirizzate alla ricerca di conservazione di un bene naturale, alla cura dinamica del bene stesso e di tutte le componenti,  alla eliminazione delle sprechi alimentare, allo stop all’uso improprio del terreno agrario.

Tutti dicono che siamo in ritardo. Ci sono rischi di non arrivare pronti?
Nel fare un sopraluogo sul sito Rho, a circa 400 giorni dall’inaugurazione, uno prende paura, è allarmato. La sensazione è che se non viene suddiviso il plateau di compiti, ruoli, funzioni difficilmente sarà tutto completato. Molti addetti ai lavori in ufficio, molte riunioni, ma un coordinamento organizzativo operaio e pratico un po’ troppo complesso. Ora la burocrazia ufficiale non c’entra, è una questione di applicazione, sistemazione, scelte, dettaglio e particolari dove evidentemente l’interesse di uno non coincide con un interesse generale o con le necessità di  “liberatoria” da parte di imprese che lavorano conto terzi per altri paesi o altre strutture. La piattaforma logistica, geometrica e urbanistica è fatta e completata, quindi è proprio una lotta contro il tempo in termine di produttività, ore lavoro, dettagli da non rifare, cambi di opinione, sopraluoghi

Tutti questi soldi… ci sarà un ritorno o sarà un flop come si evince da altri esempi?
Sono stato a Londra per le olimpiadi, prima e durante, ero in città per un incontro fra osservatori mondiali del vino e per verificare  “sul campo” il comportamento di distributori, importatori di vini ecc…; ebbene , secondo me, bastava prendere quell’esempio. I costi generale di allestimento totale a carico dello Stato e delle  “regioni” coinvolte, sono stati ridotti dal 40 al 60% in base al tipo di materiale, design, prodotto, manufatto utilizzato per creare il sito olimpico, sfruttando benissimo l’esistente, risolvendo un problema di arredo e abbellimento di una area vasta della città ( oggi residenziale modello), trasformando due ex aree di lavorazione carbone e reflui dell’energia, in due ambiti territoriali, uno lungo il Tamigi di 200.000 mq, in una area parco-bambini-formazione-paesaggio-musei.
Il restante materiale è stato tutto “ri-venduto” a privati che avevano prenotato i materiali stessi al momento del contratto originario. L’esempio delle 5 piscine Castiglione diventate 30 piscine private sparse per tutta l’Inghilterra , mi sembra un esempio “no comment” o “ I have no words”

Come vede la nostra Provincia? Avverte unità e sinergie o siamo alle solite per Piacenza? E gli investimenti? Siamo pronti ad accogliere, sempre che vengano, i visitatori o saranno più attratti da Parma?
Questo è complesso da dire, fattori contingenti politici e naturali possono fare la differenza, ma anche le scelte locali, le decisioni. La nostra città-provincia la vedo molto bene se sfrutta la posizione geografica e punta ad un post-expo su logistica agroalimentare, se punta su pochi top leader di prodotto e immagine, se vola alto e se coglie l’occasione expo per partire, non per arrivare. Sto girando da 2 anni da Saluzzo a Venezia per il mio progetto. Tutto bellissimo, emozionale eccezionale se parliamo di luoghi, ambiti, cultura, civiltà, personaggi della pianura, cucina, produttività, eccellenze, imprese, marchi… siamo i primi o secondi.

Ma quando vedi, non solo a Piacenza, l’impostazione o la carenza di attrazione turistica, di misura del turista, di accoglienza e accompagnamento, di abbandono, di non conoscenza del mercato mondiale, di difficoltà con le nuove lingue ( inglese francese tedesco vanno dati per scontati)  ti accorgi che siamo non preparati. Se a questo aggiungi il fatto che “ bisogna accontentare tutti” ma poi le decisioni devono essere prese e queste non sempre rispondono alla efficienza e efficacia del progetto strategico e dell’obbiettivo vero, ma si impantanano in scelte contingenti, di quieto vivere…. Non dico che sia sbagliato, anzi…..ma solo i tempi, i modi, il percorso trovo che non sia strategicamente corretto. Credo che – dopo averli sentiti parlare 3-4 volte a testa nell’ultimo anno in diverse occasioni – che l’ass, Melucci e l’on De Micheli abbiano ragione.

A livello nazionale anche le parole di Renzi e Del Rio ( artefice della stazione Tav a Reggio) sono in linea, ma riusciranno a sconfiggere la marmellata, le tirate di giacca, il consociativismo conservatore di spazi, numeri, posti?
Parma ha o aveva una grande idea sulla città: allestimento in stazione ferroviaria e in piazza pilotta di unCibus-Parma permanente; bravissima l’ente fiera di Parma a fare il “ trittico Cibus compreso expo Rho per 1200 imprese presenti con gli stand. Meglio ancora ha fatto e sta facendo Mantova con la piramide perenne del gusto sul lago dei Gonzaga; bene perfino Valenza Po con 1400 orafi che puntano su “ l’oro in bocca”… e basta . una cosa sola fissa e strategica per la città. Spendere 800 mila euro a Milano, quando siamo a 60 km e con tante altre soluzioni che potremmo attuare sul territorio, mi sembrano tanti. A questo punto fermiamoci a creare una “ vetrina-palcoscenico-desk” molto ben fatto in Piazzetta Piacenza: spesa totale 600.000 euro stop, già una enormità.

(il piacenza.it)

 

 

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