Epifani: «Il paniere dell'Istat è un pò sottostimato rispetto ai veri consumi»

Dal 1 gennaio 2002, i lavoratori e pensionati a reddito fisso, sono stati depredati di ben 137 miliardi di euro, ben 7700 euro ogni famiglia, non solo per la speculazione selvaggia avvenuta con
il pretesto dell’euro da parte di coloro che hanno la facoltà di determinare prezzi e tariffe, ma anche con il concorso dell’Istat, che ha effettuato rilevazioni statistiche fasulle e
destituite di ogni fondamento di verità.

L’impoverimento e la fatica ad arrivare a fine mese è suffragata non solo dalla contrazione dei consumi anche di beni primari come i generi alimentari, ma soprattutto dal ricorso
massiccio all’indebitamento di milioni di famiglie costrette ad una vita a rate, che hanno già ipotecato il futuro e quello dei loro figli, con prestiti vitalizi ipotecari e cessione del
quinto dello stipendio.

Adusbef che ha accusato l’Istat di dare i numeri sull’inflazione mediante un paniere che mortifica la spesa corrente di milioni di cittadini,costretti a spendere dal 5 al 10 per cento del loro
reddito,solo per contrarre l’obbligo ad assicurare i beni mobili contro i rischi di responsabilità civile, è grata al segretario della CGIL Guglielmo Epifani, secondo il quale:
«Il paniere dell’Istat, usato per determinare il tasso di inflazione è un pò sottostimato rispetto ai veri consumi».

Solo per tornare alla RC Auto, per l’Istat pesa poco più dell’1% nel paniere che rileva i prezzi, per le famiglie pesa dal 5 al 10 per cento del reddito netto di 20.000 euro, a seconda
se si paga l’assicurazione per un quarantenne senza incidenti, che costa oltre 900 euro, oppure per un neopatentato,che costa in media 2.303 euro, ossia l’11 per cento del reddito di ventimila
euro netto.

Ben vengano i correttivi nel calcolo dell’inflazione che tengano conto anche dei mutui, degli altissimi costi dei servizi bancari e finanziari, dei pesi reali delle assicurazioni, la cui
sottostima ha contribuito non solo ad impoverire tantissimi cittadini dai redditi saccheggiati, ma anche a favorire la speculazione delle compagnie assicurative, vere e proprio idrovore che
hanno prosciugato le tasche degli assicurati.

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