Emilia Romagna, dopo il terremoto il rischio siccità

Emilia Romagna, dopo il terremoto il rischio siccità

Dopo le scosse, i danni all’industria ed all’agricoltura, il problema-siccità.

A circa due settimana dalla prima manifestazione del sisma, l’Emilia-Romagna deve affrontare il rischio di acqua insufficiente. Si stimano infatti in 67 mln di euro i danni alle strutture di
bonifica che garantivano irrigazione e scolo delle acque piovane della regione.

In base alla prima serie di controlli, il terremoto ha lesionato pesantemente 6 consorzi di bonifica (Burana, Emilia centrale, Pianura di Ferrara, Renana, Terre dei Gonzaga e Canale emiliano
romagnolo).

Di conseguenza, sono stati interessati 57 impianti, con danni particolarmente gravi a tra gli impianti idrovori per l’allontanamento delle acque: Pilastresi del consorzio della Bonifica di
Burana e Mondine del Consorzio di bonifica dell’Emilia centrale, completamente fuori servizio.

La somma tra interruzioni totali e servizi parziali mette a rischio 200.000 ettari di terreno, 3500 aziende agricole e 55 Comuni, nelle rovince di Modena, Reggio Emilia, Mantova, Bologna e
Ferrara. Nel caso peggiore, sottolinea Anbi e Urbe (Unione regionale delle bonifiche Emilia Romagna), il rischio siccità potrebbe interessare 130.000 persone.

Matteo Clerici

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